I media ad Aleppo cascano sempre alla prova degli ‘ospedali’; in questa guerra di propaganda, in questo conflitto che trova origine e fondamento anche nelle tante bugie raccontate da gran parte delle testate ‘mainstream’, le notizie inerenti i nosocomi della seconda città siriana fungono da vero e proprio ‘termometro’ dell’attendibilità di quanto arriva all’interno delle nostre case tramite tv e giornali. Nelle scorse ore ad Aleppo si è verificato uno dei più gravi episodi da quando è iniziata la riconquista da parte dell’esercito siriano. Un razzo lanciato dai cosiddetti ‘ribelli’ dalle zone, le ultime, da loro ancora controllate, ha colpito in pieno un ospedale da campo situato nei quartieri invece in mano al governo. In una città rimasta senza infrastrutture, in cui soltanto da pochi giorni è garantito l’accesso all’erogazione di acqua potabile, gli ospedali da campo fungono da presidio non solo sanitario ma anche di quel senso di umanità, quel poco che ne è rimasto, ormai tremendamente lontano dalle mura di Aleppo; bersagliare una struttura del genere è atto grave, di codardia ed è emblema del livello raggiunto da tanto e troppo tempo dalla guerra siriana. In questo bombardamento effettuato da uomini considerati dai media, dal 2012 in poi, come ‘esponenti della resistenza siriana’, sono morte due infermiere russe ed otto civili che erano in cura presso la struttura montata a tempo di record dopo l’avanzata delle truppe governative; eppure, incredibile ma vero, quegli stessi media che da quattro anni mostrano immagini di macerie, di caschi bianchi che scavano sotto i palazzi crollati e che soprattutto parlano spesso di ‘ospedali presi di mira’ da Assad e da Mosca, non hanno detto una sola parola sull’accaduto.

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Ultimi aggiornamenti da Aleppo: in una settimana l’esercito siriano ha riconquistato il 75% della zona Est

Nei servizi andati in onda in queste ore dalla seconda città siriana, si filmano i bus verdi che trasportano gli abitanti riusciti a scappare dalle zone sotto controllo ribelle fino ai quartieri occidentali, si filmano anche colonne di fumo che si alzano dopo gli strikes governativi, ma dei razzi contro l’ospedale da campo russo solo qualche cenno, quasi a considerarlo ‘effetto collaterale’ della controffensiva (peraltro abbastanza infruttuosa) dei gruppi ostili al governo di Damasco. Tra le altre cose, proprio in questi giorni numerosi giornalisti occidentali stanno raggiungendo Aleppo; molti di essi sono gli stessi che, pur continuando a denigrare il presidente siriano ed il suo regime considerato ‘dispotico’, mai in questi quattro anni hanno osato avventurarsi in città quando il controllo è stato saldamente in mano ai ribelli: si sa bene come il raggiungere i quartieri gestiti dai gruppi fondamentalisti, pur essendo tecnicamente possibile tramite la frontiera turca, potesse mettere al repentaglio la propria vita, visto che si tratta di entrare in una vera e propria giungla controllata da una galassia di sigle salafite nella quale era forte il rischio di non uscirne più. Solo ora che, grazie all’avanzata governativa, raggiungere Aleppo è indubbiamente più sicuro e le condizioni sono di gran lunga migliorate rispetto a pochi giorni fa, i giornalisti del mainstream mettono piede nella seconda città siriana, pur tuttavia il racconto della verità risulta spesso artatamente falsificato.

Tornando per un attimo al grave episodio dell’ospedale realmente bombardato nelle scorse ore, il fatto assume contorni ancora più inquietanti nel momento in cui le indagini sull’accaduto sembrino consigliare l’intenzionalità dello strike; in particolare, dal Cremlino fanno sapere come fonti dei servizi segreti avrebbero individuato anche i responsabili che hanno fornito ai gruppi ribelli le coordinate dell’ospedale da campo russo: i civili ricoverati e gli operatori a lavoro nella struttura sono stati intenzionalmente colpiti, qualcuno dai quartieri est di Aleppo ha mirato appositamente con la volontà di uccidere altri innocenti. Come detto sopra, il silenzio dei media su questo episodio è grave ma, nella battaglia propagandistica incentrata sugli ospedali, non è la prima volta che accade nel contesto aleppino: nel 2012 ad esempio, il centro di eccellenza nella lotta ai tumori situato a nord del centro di Aleppo, presso il quartiere di Al Kind, è stato fatto esplodere da un gruppo di terroristi ceceni i quali hanno in seguito giustiziato i soldati presenti nella struttura. Per la città, per la Siria e per tutto il medio oriente, perdere quell’ospedale ha significato privarsi di un presidio sanitario molto importante e fondamentale per la vita di migliaia di persone, ma questo nei media tradizionali non è stato raccontato, preferendo invece parlare sistematicamente di ospedali ‘presi di mira’ dal regime (senza mai provare tali circostanze), usando immagini ad effetto di bambini il cui volto è ricoperto di sangue, video adatti per essere strumentalizzati nella propaganda contro Assad, la stessa propaganda che infuria in queste ore mentre si avvicina l’ultimo atto della riconquista di Aleppo.

Militari russi distribuiscono cibo e acqua ai civili nei quartieri appena liberati ad Aleppo Est

Militari russi distribuiscono cibo e acqua ai civili nei quartieri appena liberati ad Aleppo Est

Propaganda che risulta d’appoggio alle ultime disperate manovre politiche in cui si chiede una ‘tregua umanitaria’ per Aleppo; in queste ore all’ONU è stato proposto, presso il consiglio di sicurezza, un nuovo cessate il fuoco ma la risoluzione non è passata grazie al veto posto da Russia e Cina: nelle motivazioni della bocciatura, Mosca e Pechino sostengono il pericolo di una riorganizzazione dei terroristi durante un’eventuale tregua. Ma questa proposta appariva comunque totalmente al di fuori dalla realtà che vi è sul campo: l’esercito siriano avanza e nella sua avanzata molti civili riescono a mettersi al riparo dai gruppi fondamentalisti; le uniche trattative in corso, riguardano in realtà la resa dei gruppi ribelli e sono svolte in gran segreto tra Russia ed altri attori internazionali che in passato hanno armato i salafiti presenti in città. I media occidentali, nel raccontare gli ultimi atti della battaglia di Aleppo, perdono quindi l’ennesima occasione per cercare di riscattare un periodo in cui, non solo sulla guerra siriana ma anche su altri fronti, sono emerse magre figure a causa della poca volontà di mantener la schiena dritta.