25 aprile. “Festa della Liberazione”: da chi? Da cosa? Perché quando c’è una liberazione, c’è sempre un’occupazione. Solo gli stupidi credono alla parola “libertà”, un concetto artificiale, effimero, adolescenziale, astratto, filosoficamente accettabile se contestualizzato in un determinato ciclo storico, ma che perde il suo significato ogni giorno, in ogni secolo, in ogni epoca. La vita di un uomo, di un popolo, di una nazione, è un’eterna lotta tra liberati e liberatori. Allora acquisisce significato ogni giorno, ogni secolo, ogni epoca, la formula “liberiamoci dai liberatori”. Qualunque siano i liberati e i liberatori. Il corso della storia è un perpetuo conflitto tra oppressi e oppressori, tra capitale e lavoro, tra libertà di espressione e pensiero unico, tra spirito e materia, in un sistema piramidale dove tutti vogliono raggiungere il vertice.

Ma veniamo a noi, alla nostra storia, al nostro presente. 25 aprile. “Festa della Liberazione”: da chi? Da cosa? Una porzione degli italiani celebra ogni anno la fine dell’occupazione nazista ed il termine del ventennio fascista avvenuta nella medesima data nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale. Lo storico Renzo De Felice affermò che “la peggiore eredità che il Fascismo ci ha lasciato è l’antifascismo – che, a suo dire -, era una scusa per praticare l’intolleranza violenta con delle false coperture morali”. Così infatti, la strategia “divide et impera”, quella della tensione, degli anni di piombo, delle violenze, degli attentati, ha distrutto l’Italia e continua a distruggerla. Con l’anti-fascismo al servizio del fascismo, e vice versa. Gli uomini e le donne del terzo millennio continuano a frammentarsi, dividersi, scontrarsi, per via di nostalgismi sterili, reazionari, anacronistici. Quella del 25 aprile è un lotta di secondo piano, orizzontale, tra poveri, che lascia il Nuovo Potere, consumistico, borghese, capitalista, imperiale, nella sua accessione negativa, progressista, governare liberamente.

Una logica perversa, progettata ad arte dagli stessi che oggi parlano di partecipazione cittadina, trasparenza, diritti umani, libertà e democrazia, e che nel frattempo si riciclano tra di loro ai vertici del sistema piramidale, si spartiscono il potere, speculano sugli oppressi. L’Ancien Régime è sotto i nostri occhi, ma noi continuiamo a dividerci, a fare il “loro” gioco, abbandonando ogni anno a causa di ricorrenze del genere, l’idea di edificare un patto nazionale, il patto di una generazione intera contro un sistema-nemico dei popoli e delle nazioni. L’idea di un patto trasversale, trans-ideologico, che mira a salvaguardare l’interesse nazionale del presente e del futuro.