Lettrici, lettori,

 

quanta strada abbiamo fatto insieme! Basta leggere la nostra storia, iniziata in un bar, luogo metafisico dove le idee rimangono sogni di mezza estate avvolti dall’ignavia, oppure, una volta su cento, varcano la porta dell’ingresso e diventano atto. L’Intellettuale Dissidente ha varcato quella soglia una sera come tante, dopo una conversazione come tante tra due amici, entrambi spassionati nei confronti del mondo universitario, disillusi dalla politica e dai partiti, privi di punti di riferimento ideologici, orfani di grandi narrazioni. In breve L’Intellettuale Dissidente è diventato una pagina Facebook nel lontano novembre 2011, poi un blog, poi una rivista di agitazione culturale con sede in un piccolo garage fatiscente, poi un movimento di opinione, un rifugio contro l’inclemenza dei tempi per alcuni, una primissima linea culturale per altri, e ancora un laboratorio di idee e un incubatore di progetti (guai a chiamarla start up!).

Da queste colonne digitali sono nati la casa editrice GOG, il festival dell’editoria e del giornalismo Libropolisla scuola di formazione GEM, la piccola ma ambiziosa Radio Malaparte. E chissà domani cos’altro uscirà fuori da questi 20 metri quadri redazionali che, vi confessiamo, iniziano a essere un po’ stretti. Fa quasi paura guardare indietro negli anni, abbiamo vissuto momenti difficili, diverse volte stavamo per lasciare tutto, perché intraprendere questo destino non convenzionale significa trascurare gli affetti, sacrificare le amicizie, tradire le aspettative, rimettere in discussione i propri pregiudizi, crearsene di nuovi, non sentirsi mai abbastanza all’altezza del ruolo che si sta ricoprendo nel grande gioco del nostro secolo.

Non bastano entusiasmo, passione, ambizione, per sopravvivere ci vogliono spirito, pazienza, visione. Esorcizziamo la paura con l’adrenalina, sappiamo che il futuro è dalla nostra parte, conosciamo con precisione chi siamo e dove vogliamo arrivare. Ora, sarà banale dirlo, ma lo diremo lo stesso: da soli non andiamo da nessuna parte. Necessitiamo di una retrovia strategica e un manipolo di uomini e donne che ci credono quanto noi. La secessione culturale è una fase temporanea della guerra. Per organizzarci in maniera autonoma, sfuggire dalle meccaniche virtuali degli algoritmi, incidere quanto più possibile nel mondo reale.

La storia è un cimitero di aristocrazie, e il Club dei 500 è l’unico strumento che abbiamo per poterla scrivere. Dio stramaledica coloro che ne hanno annunciato la fine.

Avrete visto tutti i benefici che si ottengono da fedelissime, fedelissimi, senatrici, senatori, madrine o padrini, ma non deve essere solo questo il motivo che vi deve spingere a entrare nel nostro universo. In realtà si tratta  di un legame molto più profondo. Siete il nostro certificato di esistenza e di sopravvivenza, siete avanguardia dell’avanguardia, siete sostenitori di un progetto editoriale destinato a occupare spazi sempre più importanti nel panorama giornalistico, editoriale e formativo, e tra qualche anno vi assicuriamo che non ci dimenticheremo di Voi. Dal Vangelo secondo L’Intellettuale Dissidente, “i primi saranno i primi e gli ultimi saranno gli ultimi”.

Ecco che dopo esserci battuti per la libertà di stampa, è arrivato il momento di liberarci dalla stampa. Entrare nel Club dei 500 non è un gesto individuale ma collettivo. Benvenuti nella grande narrazione nel tempo in cui le grandi narrazioni non esistono più. Siamo venuti per stringere un patto di sangue con Voi, una sorta di rito tribale, molto più di un’affiliazione, come si fa ancora nelle società tradizionali, dove il rispetto della parola data è un principio sacrosanto e non negoziabile. 

Non vogliamo trattarvi da clienti, da consumatori, da utenti numerati, vogliamo che, chiuso ogni articolo, letto ogni libro, partecipato a ogni conferenza o corso formativo, si crei un flusso di coscienza, una comunione di intenti, un viaggio nel futuro. 

Il Club dei 500 è quel luogo dell’immaginario che ci riporta prepotentemente nella nostra epoca. E’ spazio e tempo, è mito e narrazione, è civiltà della conversazione e visione del mondo, è l’alternativa comunitaria ai circoletti culturali autoreferenziali, portavoce di loro stessi.

 

A voi dobbiamo il nostro impegno e il nostro sacrificio.

A noi va la vostra parola.

Nel Club dei 500.


Lettera ai lettori co-firmata da Gianluca Giansanti (direttore editoriale de L’Intellettuale Dissidente) e Lorenzo Vitelli, co-fondatore de L’Intellettuale Dissidente e direttore editoriale di GOG).