di R. C.

“In guerra, la verità è la prima delle vittime”

– Eschilo

In un conflitto, la rappresentazione dei pretendenti è vitale. In un conflitto come quello tra Israele e popolo palestinese, queste rappresentazioni lo sono ancora di più. Nei mass-media occidentali, che si autoproclamano modestamente come i “migliori del mondo”, girano ancora definizioni errate su Israele. Dalla sua nascita fino ad oggi, menzogne e approssimazioni storiche hanno appannato la vista di molti, creando dei veri e propri “miti” quanto alla sua fondazione e al suo statuto politico. Per comprendere appieno ciò che sta succedendo oggi, dobbiamo assolutamente analizzare tutte queste leggende, che agli occhi di molti sembrano prove valide per il sostegno di Israele. Otto verità da dire e da ripetere.

1 ) “Israele fu pensato e creato dopo la scoperta degli orrori nazisti”

Molti pensano erroneamente, che il progetto d’Israele fu creato all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, in reazione alla scoperta dei campi di concentramento. Falso. L’idea di un’entità sionista risale a moltissimo tempo prima della Seconda Guerra Mondiale: al Congresso di Bale nel 1897, in cui parteciparono figure di spicco del sionismo come Theodore Herzl, le basi teoriche per la creazione di un’entità sionista erano già posate. All’epoca, i movimenti nazionalisti ebrei avevano già auspicato la colonizzazione della Palestina (all’epoca sotto il giogo ottomano) e quindi la creazione di Israele. Non vi erano dubbi, si parlò proprio di “progetto coloniale”: i movimenti sionisti del globo fecero appello ad altre potenze coloniali quali la Gran Bretagna, interessate nel progetto. La Gran Bretagna temeva l’Egitto che acquistava sempre più indipendenza, quindi l’idea di un territorio ebraico sotto influenza britannica, piazzato nel mezzo del Levante, faceva comodo. Gli Stati Uniti in seguito diventarono il protettore per eccellenza di Israele, per motivi di politica interna che tutti conosciamo. Resta però il fatto che il progetto coloniale israeliano risale a molto tempo prima della Seconda Guerra Mondiale. L’epoca era quella degli imperi coloniali, e Israele nella sua concezione primaria nacque proprio come progetto di espansione coloniale, bisogna saperlo.

2 ) “Gli israeliani avevano il diritto di prendersi quella terra, perché appartiene a loro”

La seconda favola più bevuta, è quella del “ritorno in patria”: l’idea che Israele aveva il diritto di imporsi nella regione perché quella terra gli apparteneva 2000 anni fa. Questo è uno degli argomenti più insostenibili e paradossalmente uno dei più ripetuti. L’argomento storico non è mai stato valido, né con Israele né con nessun altro paese: rivendicare una terra guardando al passato è ridicolo. È come se l’Italia come la conosciamo noi, rivendicasse quei territori che appartenevano 2000 anni fa all’impero romano. Tutto ciò non ha senso: non ha senso se per di più si leggono autori e storici israeliani come Shlomo Sand, che dimostrano come dopo le rivolte contro l’impero romano non ci fu nessun vero e proprio esodo ebraico: le popolazioni e le tribù ebraiche rimasero in Palestina anche dopo la famosa caduta di Masada (ultimo bastione ebraico che si oppose a Roma caduta nel 66 A.C.). Senza esodo quindi, con quale diritto molti ebrei ritornarono in Israele?

3 ) “La Palestina era un deserto, hanno fatto bene a colonizzarla”

La terza bufala da analizzare è, tra tutte, la più odiosa. Si sente spesso, infatti, come i coloni israeliani al loro arrivo nel 1948 (anno di nascita d’Israele), non trovarono “nessuno”, come se la Palestina fosse all’epoca disabitata e quindi legittimamente colonizzabile. Quest’argomento è falso quanto odioso: dire ciò significa dimenticare chi fu cacciato dai coloni. Dire che la Palestina era “vuota”, è sicuramente un argomento molto forte in favore del sionismo: peccato che la Palestina non era per nulla un deserto (come ci vogliono far credere), anzi era considerata all’epoca come un granaio di grano, e come un gran produttore d’olio e di sapone. La Palestina, era non solo abitata, ma vi erano anche colture sviluppate. Quando i coloni inglesi e in seguito quelli israeliani s’installarono in Palestina, vi furono rivolte e manifestazioni (soffocate nel sangue), un’altra prova che la Palestina non era un deserto.

4 ) “Sì ma i palestinesi se ne andarono di loro spontanea volontà”

Un altro mito è quello della “ritirata volontaria dei palestinesi”. Questa tesi assai pittoresca ha convinto non poche persone: si diceva che i palestinesi avrebbero “abbandonato volontariamente” le proprie case alla vista dei coloni israeliani. Una bugia talmente grossa che può essere creduta, come la storiella delle bombe batteriologiche irachene. Ancora una volta la disinformazione è d’obbligo: alcuni se ne andarono di spontanea volontà, ma sicuramente non tutti, anzi. Vi sono storici come Ilan Pappe (israeliano) e altri, che dimostrano come fu organizzato un vero e proprio “pogrom” contro i palestinesi, costretti a lasciare le loro case e raggiungere quindi dei campi profughi in Giordania e in Libano.

5 ) “Israele ha il diritto di fare ciò che vuole perché tanto è l’unica democrazia del Medio Oriente, anzi bisogna difenderlo perché è uno stato di diritto”

Israele è l’unico Paese al mondo in cui i limiti dello stato non sono delimitati chiaramente, e non è un caso: è un progetto coloniale continuo. Nell’inno israeliano si possono sentire frasi come “andremo sempre più ad Est”, e sulle monetine vi è rappresentato il “Grande Israele”, sogno dei più importanti pensatori sionisti della storia. In tutti i paesi del mondo la costituzione delimita in modo chiaro il territorio, ma non quella d’Israele: vero e proprio progetto di espansione coloniale. Per di più, la costituzione israeliana è razzista: Israele è lo “stato ebraico”, lo stato degli ebrei, il che implica che gli altri sono dei sub-cittadini posti in inferiorità dalla costituzione stessa. Questa è la negazione stessa del concetto democratico. Sicuramente avranno un parlamento, delle elezioni, un presidente eletto e altre grandi caratteristiche di una democrazia… Si potrebbe dire che Israele è una democrazia per il furto della terra altrui: i cittadini si riuniscono e discutono come continuare a rubare e a colonizzare gli altri. Non può essere una democrazia.

Ci dicono che Paesi come gli Stati Uniti, quando donano tre miliardi di dollari l’anno alla difesa israeliana per bombardare e minacciare i vicini, difendono la democrazia nel Medio Oriente. Sul concetto di “difesa della democrazia” da parte statunitense abbiamo detto molto anche in altri articoli: la storia insegna che gli Stati Uniti non si sono mai interessati alla democrazia, piuttosto alla loro egemonia in tutte le zone del mondo. Se gli Stati Uniti fossero davvero interessati alla democrazia e ai diritti umani si saprebbe: non vi sarebbero colpi di stato organizzati dalla CIA (Pinochet in Cile, Shah Reza Pahlavi in Iran e tanti altri), non vi sarebbero interventi armati per l’esportazione della democrazia (Afghanistan, Iraq) o “guerre umanitarie” devastanti (Libia, forse Siria?), non vi sarebbero nemmeno alleanze solide con paesi come il Qatar o l’Arabia Saudita, che di democratico hanno solamente il sistema repressivo.

6 ) “Comunque noi europei siamo sempre stati neutri in questo conflitto”

Falso, anzi falsissimo. Javier Solana, ex ministro degli affari esteri europeo dichiarava che Israele era il “28° stato dell’Unione”. La voglia di integrare Israele all’Europa è sempre esistita, sopratutto in ambito culturale. Israele partecipa agli europei di calcio, ma anche all’Eurovision, la grande competizione europea di musica. Per di più, le grandi firme dell’armamento europeo hanno sempre collaborato con “le colleghe” israeliane: in Francia per esempio, nell’entourage di Sarkozy, persone di spicco nell’industria bellica come Lagardère o Dassault hanno mantenuto ottimi contatti con gli omologhi israeliani. Quando i palestinesi elessero il proprio governo, l’Unione Europea rifiutò di riconoscere i risultati del voto dando il verde a successive repressioni israeliane a Gaza. Bisogna essere chiari sin da subito: ogni qualvolta Israele bombarda i palestinesi, complici (diretti o indiretti) sono i Sarkozy, i Cameron, i Monti e le Merkel della situazione.

7 ) “Si ma i palestinesi sono violenti, Israele è vittima della loro violenza”

Israele non è la vittima ma il carnefice. La vera violenza è quella scaturita dall’occupazione militare dei territori, è quella scaturita dalla colonizzazione, è quella scaturita dallo sgombero dei palestinesi e dall’assegnazione delle case a famiglie ebree, è quella scaturita dalle bombe al fosforo bianco  lanciate su persone che combattono con sassi, è quella scaturita da risposte militari sempre sproporzionate. Questa è l’unica violenza in atto: l’occupazione di un popolo, e la forzata sottomissione di un altro.

8 ) “Dato che critichi Israele, sei un antisemita; o comunque sei razzista contro gli ebrei”

Una cosa dev’essere chiara. Quando si critica il governo di Israele e  più in generale si criticano le politiche israeliane, non si è antisemiti. Anzi, si critica giustamente un governo che nega l’uguaglianza tra esseri umani, tra ebrei e non ebrei. L’obiettivo è quello di trovare una pace giusta, ed è per questo motivo che bisogna fermare la governance israeliana. Il razzismo non c’entra nulla: è solo un argomento sionista volto a intimidire gli avversari, discreditandoli agli occhi dell’opinione pubblica. Due popoli possono convivere, ma non con un governo israeliano guerrafondaio e irrispettoso dei più basici insegnamenti umanitari di cui si fa portatore insieme agli USA.