Da brava colonia, l’Italia ha steso il tappeto rosso per l’arrivo di Mister Obama. Roma ha un volto nuovo: è truccata, sfarzosa, accogliente. Ha un altro aspetto, diverso da quello che si vede quotidianamente. Il presidente degli Stati Uniti è diventato all’improvviso il primo cittadino della Capitale. Gli altri tre milioni se la devono vedere con una Roma bloccata dal traffico, dalle auto blu e dalle volanti della polizia municipale. Il sindaco Marino plaude, Matteo Renzi applaude, ma la delegazione nordamericana probabilmente non si è nemmeno resa conto di loro. L’Italia per loro è un cortile della Casa Bianca, un laboratorio socio-politico dell’Europa, e seppur rimane un satellite dell’Impero, gli interessi da salvaguardare sono determinanti per la pax americana. Caduto il governo Letta, Barack Obama si deve accertare del nuovo garante: Matteo Renzi. Detto, fatto. “Per noi è un modello” ha affermato il premier nominato da Giorgio Napolitano. D’altronde se la parabola della sinistra va da Karl Marx a Barack Obama, non è un caso che Walter Veltroni realizzi film su Berlinguer e che da Antonio Gramsci si sia arrivati all’ex sindaco di Firenze.

I neocon sono scaltri. Prima di passare alla “realpolitik” si travestono da teocon. Da Papa Francesco parlano di lotta alla povertà e di pace. Ma l’abito, si sa, non fa il monaco. Giunti a Villa Madama bisogna chinare il capo e ascoltare le direttive del Vescovo di Washington. Gli interessi della Casa Bianca in Italia sono tanti. Dal Muos in Sicilia gestito dal dipartimento della Difesa Usa alle 113 basi militari sul territorio passando per l’acquisto dei cacciabombardieri F-35, le spese folli per rimanere all’interno dell’Alleanza Atlantica e l’isolamento della Russia sulla base dei rifornimenti di gas forniti da Washington. E poi c’è un dato fondamentale, come affermato dal presidente statunitense nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera: “la  leadership  italiana  nel mediterraneo è la benvenuta”. L’Italia deve rimanere il ponte strategico tra Occidente e Oriente, funzionale alla strategia internazionale della Casa Bianca.

Renzi non rappresenta l’Italia, come la classe politica (o l’elite odierna) non è l’incarnazione del popolo. “Esistono due Italie, un’Italia fatta di fatti e una di parole, una d’azione, un’altra di dormiveglia e di chiacchiere; una dell’officina, l’altra del salotto, una che crea, l’altra che assorbe”, scriveva Giuseppe Prezzolini. Come esistono due “occidenti”, un occidente sincretista, e uno universalista; uno che impone la sua egemonia con la forza e l’altro che tutela l’autodeterminazione dei popoli; uno volgare, cosmopolita, “sviluppato”, e uno millenario, profondo, tradizionale. Il nemico dell’Occidente è l’Occidente stesso. E’ uno scontro di civiltà, diverso da quello auspicato da Samuel Huntington. Da una parte c’è il Colosseo e dall’altra c’è una voce di sottofondo che sussurra: “È straordinario, incredibile. È più grande di alcuni stadi di baseball dei nostri giorni”.

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