Caro Dago, da anni sognavo di uscire sul tuo portale col quale mi sono formato giornalisticamente e finalmente penso di averne l’occasione dato che vengo chiamato in causa. Un presunto “lettore informato” ha tracciato un profilo del sottoscritto pieno di imprecisioni e mi piacerebbe rispondere punto su punto per riportare la realtà al centro della conversazione.

Esattamente come lui, io stesso sono rimasto sorpreso quando Marcello Foa è stato nominato presidente della Rai, ancor di più quando in conferenza stampa Carlo Freccero ha citato la rivista periodica online “L’Intellettuale Dissidente” che ho fondato e oggi dirigo con diversi colleghi coetanei diventati col tempo amici e compagni di avventura. Non lo saprai ma siamo nati dal nulla, senza una lira, con un garage ai Parioli prestatomi da un parente. Ah si, dimenticavo, mio padre – che è una persona come tante altre che sa fare il suo lavoro, il quale nulla ha a che vedere con la politica, l’editoria e il giornalismo – mi regalò non più di 500 euro inizialmente per allacciare la corrente elettrica. Poi siamo andati avanti da soli, anche perché, come saprai, per gestire un giornale digitale non c’è bisogno di un luogo fisico, tanto che ad un certo punto abbiamo deciso di lavorare da casa, perché l’inverno faceva freddo e mancava il bagno.

Col passare degli anni, grazie alla costanza del nostro lavoro, e ai tanti sacrifici, ripeto da soli, ci siamo allargati come utenze e redattori fino a diventare una consolidata realtà nel panorama giornalistico emergente (co-organizziamo anche Libropolis, un festival dell’editoria e del giornalismo a Pietrasanta). Sconfitta dopo sconfitta si arriva alla vittoria (ma poi, quale vittoria?). Non avendo fatto l’università, e avendo sempre voluto fare giornalismo, in particolare quello di frontiera, appena ho avuto la prima occasione di andare in Siria durante la guerra, l’ho fatto, e ci sono tornato in varie occasioni. Mi sono innamorato del Vicino e Medio Oriente e di questa professione in via d’estinzione.

Così a 23 anni ho iniziato ad andare alla scoperta di questa regione del mondo Paese dopo Paese. Non avevo grandi produzioni alle spalle, raccoglievo soldi online, oppure semplicemente me li facevo prestare dagli amici, promettendogli un giorno di rimborsarli. Chiamala ingenuità, passione, entusiasmo o paraculaggine. Così ho iniziato. Più avanti, crescendo professionalmente, ho anche collaborato da freelance con giornalisti locali, testate nazionali o con associazioni umanitarie. E intanto, oltre alla Siria, mi sono girato Marocco, Egitto, Libano, Iraq, Iran, Pakistan, Afghanistan, Giordania, Tunisia (per andare in ambasciata, oltre ad essere un mio diritto in quanto cittadino italiano, è sufficiente scrivere una mail, è tutto online).

Da qui sono nati due grandi interessi: l’Islam (ho scritto un libro dal titolo Mezzaluna Sciita edito da GOG che parte dal pellegrinaggio che ho fatto con milioni di sciiti tra Najaf e Karbala, ma pare io sia un “islamofobo”) e il cristianesimo orientale (sono diventato rappresentante in Italia di un’associazione umanitaria francese che aiuta queste comunità a non emigrare ma a vivere nella loro terra). In sintesi, il tema della convivialità di questi due mondi, in fondo, non così diversi. Probabilmente questo “lettore informato” non è riuscito a leggere fra le righe, e ha preferito appiccicarmi l’etichetta del leghista (anti-leghista) dell’ultima ora. Si sbaglia, ancora una volta. Non ho tessere di partito, provo a fare il giornalista, se posso in Paesi di frontiera, quando sono in Italia giro per conferenze e presentazioni di libri (eh si, mi piace leggere), aiuto chi lavora nel campo umanitario e non ho firmato nessun contratto in Rai. Per ora non mi faccio tante domande sul mio futuro, non so cosa voglio fare da grande, come è giusto che sia quando si è gggiovani. Sono una contraddizione. Da oggi sarei anche un’eminenza grigia, poco più che ventenne. Mi piace, spero di esserlo il più a lungo possibile.