Si dice che il “politicamente corretto” sia un’ideologia con radici filosofiche profonde, codici comportamentali, dogmi, riti e linguaggi, una corazza morale che le classi dominanti hanno indossato negli ultimi decenni per squalificare qualsiasi forma di opposizione proveniente dal basso. Si dice anche che a forza di rinchiudersi in questa cittadella, quasi ossessivamente, l’élite progressista abbia dimenticato a tal punto la realtà da far guadagnare sempre più consenso al populismo, che impossessandosi, per reazione, del politicamente scorretto sia riuscito a prenderla d’assalto quella stessa cittadella. Con un linguaggio semplicistico, una maleducazione comunicativa impeccabile, e privo di una linea coerente, ma cavalcando trend e algoritmi, è diventato ideologia dominante tanto che il politicamente scorretto rischia di diventare molto peggio del politicamente corretto, una sorta di conformismo dell’anticonformismo, vittimistico, grottesco, scandalistico, un po’ modaiolo, finalmente di retroguardia. Guai dunque a commettere gli stessi errori, per eccesso di auto-referenzialità e delimitazione degli orizzonti culturali.

Su queste colonne digitali anche noi abbiamo fatto leva su una narrazione polscorrettista, e non ce ne pentiamo affatto, perché stavamo dalla parte sbagliata della storia, e quindi da quella giusta. Ma il vento sta cambiando, e con lui lo spirito del tempo. Nella politica come nel giornalismo in molti sono saliti sul carro del populismo, a colpi di capriole e giravolte, con nonchalance, al punto che questo corre il rischio di diventare un fenomeno culturale organico a quello stesso sistema che si proponeva di abbattere. Non si vuole fare l’apologia della banalità del bene, perché del “cattivo gusto” ne sentivamo profondamente il bisogno, ma si tratta di finirla con gli strilloni e i post achiappalike, si tratta di prendersi un momento di raccoglimento lontano dai riflettori, nel rispetto del sentimento popolare.

Il popolo ha una sua dignità, anche nel silenzio, a differenza del “gentismo” che si nutre della parola, dello scandalo, del gossip, della provocazione. Nel momento più alto di crisi del vecchio establishment, che fatica a ricompattare l’elettorato e a riciclare sé stesso, occorre tracciare nuovi spazi, tornare alla riflessione, fermarsi, contarsi, ripartire da nuove fondamenta. Per questo motivo, fedeli alla paretiana “circolazione” delle élites, abbiamo pensato quanto sia urgente oggi riorganizzare questo movimento di idee, opinioni, intelligenze, per non fare gli stessi errori di chi in questi anni ha monopolizzato e imprigionato la cultura in tutte le sue sfumature. Per farlo abbiamo deciso di lanciare GEM, una scuola di formazione in giornalismo, editoria e nuovi media(a pagamento), che si svolgerà nel centro storico di Roma dal 21 al 23 giugno 2019, con l’obiettivo di ridare credibilità a un’intera categoria e fornire alle nuove generazioni degli strumenti adeguati insieme ad una preparazione di eccellenza, mescolando lezioni magistrali, tecniche, pratiche a veri e propri casi di studio. GEM vuole formare giornalisti, scrittori ed editori del futuro, per ridare autorevolezza a questa professione, e aderire meglio alle cose, senza creare quella voragine che in questi anni ha separato la cittadella dal “paese reale”, i media dal sentire comune, la narrazione dalla realtà. Ci vediamo a Roma.