La retorica identitaria associa semplicisticamente immigrati e invasori. Pertanto dove c’è invasione c’è occupazione del potere: un progetto premeditato, una proiezione istituzionale, una coscienza di classe, un gruppo organizzato, una volontà rivoluzionaria. La massa di immigrati diretti verso l’Italia non possiede nessuna di queste caratteristiche, e sociologicamente riproduce il sottoproletariato moderno di una nazione. Un gruppo sociale sfruttato, sradicato, analfabeta, non integrato, parassitario, marginalizzato e manipolato dalla classe politica e giornalistica. E come insegna la storia il proletariato – idealizzato da molti – non ha mai fatto la rivoluzione. La classe media possiede come nemico parassitario il processo trionfante dell’immigrazione clandestina. Vero. Ma è ancor più vero che a pianificare questi flussi sono le elite globalizzate, le stesse che creano miseria in quelle terre di emigrazione. Matteo Salvini lo sa bene, ma come tutti i politici deve parlare agli ultimi. Immigrazione non è sinonimo di invasione, come parlamentarismo non è sinonimo di avanguardia. Quando una manifestazione contro le centinaia di basi americane sul nostro territorio?