Nell’epoca dei social network, in cui le parole, spesso fuori luogo, coprono il silenzio e il dolore, è sempre più difficile onorare la morte di qualcuno, per non parlare di quella del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso in modo barbarico da due presunti teppisti americani, Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, figli della cultura nichilista statunitense in cui la perdizione si alimenta con droga e lusso, al punto che nella cella del Regina Coeli televisione, indifferenza, maleducazione intermezzano le loro giornate, “come se non fosse successo nulla”. La notizia della loro carcerazione, insieme alla fotografia scattata in un ufficio della caserma che vede uno dei due ragazzi bendati, è arrivata Oltreoceano. “Scioccante” (Cnn), “Intollerabile” (Washington Post), “Esposto come un trofeo” (Bloomberg), hanno titolato, indignati, alcuni giornali, come se quella istantanea, che testimonia  una “tortura” di natura psicologica e non fisica, potesse mai essere paragonabile a ciò che accade ancora oggi nella prigione di Guantanamo, o a ciò che si materializzò nell’imbarazzante carcere di Abu Ghraib, in Iraq, dove “i prigionieri iracheni furono messi nudi a piramide e debitamente fotografati mentre una soldatessa yankee ne teneva al guinzaglio uno, onta massima per chiunque, ma in particolare per un musulmano”, come ricorda bene Massimo Fini sul Fatto Quotidiano (30 Luglio 2019).

Pane amore e… di Dino Risi (1955)

Matteo Salvini, da ministro dell’Interno, abituato a ricordare giustamente nel suo ruolo istituzionale il lavoro silenzioso di tutte le forze dell’ordine, sbaglia pertanto a incoraggiare una via securitaria, isterica e giustizialista sulla scia della morte del carabiniere Mario Cerciello Rega, perché aldilà di alcune gravi pagine che vanno dal G8 di Genova fino al caso Cucchi, le nostre forze armate si sono sempre distinte per moralità, galanteria, fiducia, onore e soprattutto prossimità con il territorio e le persone che ci vivono, in particolare nei piccoli centri abitati. Proprio da qui è nata una cinematografia e una letteratura tutta italiana che va da Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini o ancora Il Vigile interpretato magistralmente da Alberto Sordi e persino, in Collodi che mette Pinocchio proprio tra due carabinieri:

“Il carabiniere è l’eroe della porta accanto, è la mano tesa prima ancora di impugnare la sciabola, è la Legge che si manifesta” (Marco Petricelli su List).

Gendarmeria per le strade di Parigi in una giornata ordinaria. / AFP / MIGUEL MEDINA (Photo credit should read MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

Non è dunque indossando gli abiti del giustiziere del Far West che si proteggerà l’Arma dei Carabinieri, una forza armata unica al mondo che sa controllare il territorio con calma, stile ed eleganza, perfetta interpretazione del genio italiano che garantisce l’ordine con autorevolezza senza dover ricorrere all’autorità, che invece di fare le ronde sfila per le strade, in uniforme, con giacca e cravatta, berretto rigido, a volte persino a cavallo. Ecco che il tribunale dei social ci farà andare avanti, e quindi indietro, con la gendarmeria tecnocratica e armata fino ai denti nella sfera pubblica, come nelle peggiori capitali europee, e quella esaltazione della fotografia scattata del giovane americano seduto in un ufficio della caserma bendato, forse in attesa di essere interrogato, oltre a fare il gioco dell’estradizione, infangherà l’Arma dei Carabinieri, spalancando le porte al più bieco securitarismo che dicono, a parole, di voler sconfiggere.