In queste ore in cui si parla delle nomine a Bruxelles avremmo voluto leggere un editoriale di Ida Magli, antropologa e scrittrice morta il 21 febbraio del 2016, che prima di tutte e tutti aveva compreso la crisi dell’Occidente e denunciato il primato dell’economia sulla politica in ambito europeo ne La dittatura europea, Dopo l’Occidente e Difendere gli italiani (tutti editi da BUR). Eppure per giungere a queste conclusioni era partita dai suoi studi prediletti, quelli antropologici, analizzando il ruolo dell’organo sessuale maschile in un manoscritto meno famoso intitolato La sessualità maschile (Baldini&Castoldi) che secondo la Magli è al principio della nostra civiltà.

Ida Magli

“Per capire la nostra cultura dovevo capire i maschi, visto che sono stati loro a costruirla. Questa la strada che ho percorso a ritroso. E alla sommità della risalita ho trovato il pene” scrive. E il pene osserva “si erige, si distanzia in certo senso dal corpo e per giunta proietta la sua essenza all’esterno, amplificando la volontà di potenza dell’uomo”. Tesi che in passato fu attaccata ferocemente dalle femministe e qualificata come misogina per aver sovrapposto i rapporti di forza sociali con quelli biologici.

Essere una macchina

In realtà la Magli aveva intuito e previsto, nella società dello spettacolo, la strumentalizzazione delle donne all’interno della sfera pubblica, politica e decisionale, che è e rimane “fallocratica” nonostante la sovraesposizione apparente di figure femminili. E qui veniamo all’attualità. Il grande colpo di genio dell’ufficio marketing di Bruxelles che con le nomine di Christine Lagarde (già al vertice del Fondo Monetario Internazionale e responsabile della crisi greca) alla Banca Centrale Europea e Ursula Von der Leyen (già ministra della difesa del governo tedesco, implicata nelle vicende di guerra in Ucraina fedele alla Nato). alla Commissione sono riusciti a dare un volto femminile, dunque più” umano”, alle politiche disumane di austerità. Non a caso il giorno seguente sono arrivati commenti degli opinionisti naif tutti a esaltare le “quote rose” ai vertici dell’Ue non rendendosi conto che queste donne dovranno riprodurre l’agenda dei loro predecessori (uomini!). È tutta una questione di immagine: per rimanete tutto com’è occorre cambiare tutto in apparenza. E di immaginario: tutto ciò che è impopolare deve essere comunicato angelicamente e senza cravatta. Dove sono le femministe?