OSA e estrema Destra. Suicida ed esaltato. Un gesto folle, figlio del fanatismo più borioso e superbo. Delirante aspirazione all’eternità. Non si potrebbe forse leggere così la tragica fine di Dominique Venner, militare, attivista e saggista francese che con un colpo di pistola si è tolto la vita il 21 Maggio davanti alla cattedrale di Notre Dame, a Parigi? Non si potrebbe forse privare e svuotare di senso, abolire ogni preconcetto ideale per riportare il fatto alla sua spietata e cruda realtà: una carcassa spappolata? Potremmo, è necessario – dice qualcuno – ma non ci resterebbero in mano che delle budella. Perché finalmente di budella, oggi, si tratta. Perché, come siamo soliti fare, sospendendo il senso, che è poi un’interpretazione puramente spirituale del reale, tutto si riduce ai “lacci del corpo”.

Ma oltre ogni estremismo ideologico, oltre ogni fanatica esaltazione, non è forse proprio questo senso, ciò di cui abbiamo bisogno? Possiamo forse, con tanta cinica indifferenza guardare ad un gesto che parla di noi in maniera tanto schietta e sincera? Superando l’uomo stesso, il Venner suicida, tralasciando l’atto e recuperandone la potenza, dobbiamo redimere l’idea, appunto, della rivolta contro la decadenza morale di una civiltà e dei suoi costumi, contro il nichilismo, il consumismo, la perdita ontologica di ogni valore e di ogni identità, il disfacimento psichico individuale, e il collasso dei legami sociali, comunitari e solidali. E’ sufficiente sciogliersi per un attimo dal non senso, dalla nostra generalizzata volontà di girare la testa dall’altro lato, dalla posticcia e relativista Cultura importata d’Oltreoceano fondata sui (non) principi protestanti tesi allo stremo in una dialettica mercantile e materialista, per cui “ratio” significa “ciò che vedo” e per cui Dio equivale ad Io, per riprendere in mano il Senso. Ciò che ci appartiene in quanto uomini dotati di Ragione, fondamento minato dallo sviluppismo “neo-edonista” – per parlare in termini pasoliniani – nuova “morale” del nostro tempo favorevole unicamente al consumo, per cui l’uomo è animale istintivo e irrazionale, lupo per l’altro uomo nella concezione antropologica hobbesiana.
Queste le caratteristiche dell’Occidente post-storico, “post” proprio perché svuotato di ogni possibile significato, di valori-bussole di una civiltà europea alla deriva spirituale, culturale e, oggi, anche economica.
E il nostro ruolo non deve forse essere quello di recuperare, di riempire di contenuti un gesto come quello di Venner e reinserirlo nella logica che ha sfiorato personalità come Catone l’Uticense (suicida con l’avvento di Cesare al potere), Jan Palach, ancora Bobby Sands fedele sino all’ultimo al suo digiuno, che hanno dimostrato “l’esistenza di valori più nobili della vita stessa” come professava Yukio Mishima, per interiorizzare un gesto apparentemente vuoto e conferirgli un valore di protesta, di rivolta, di provocazione, per renderlo rivoluzionario e critico nei nostri stessi confronti e nella nostra stessa mentalità, per indurci al cambiamento? Apparirebbe, se non altro, la soluzione più utile.