Il gruppo terroristico Al Qaeda è passato di moda da quando sulla scena internazionale sono apparsi i vari Daesh, Al Nusra e compagnia bella. Autorevoli opinionisti ci avevano avvertiti: i tagliagole dell’Isis conquisteranno San Pietro. Sono passati diversi mesi ma di quegli sciagurati dal grido hollywoodiano “Allah akbar!” (Dio è grande) non si è vista nemmeno l’ombra. Probabilmente perché i fallaciani dopo Fallaci (Allam, Sallusti, Nirenstein, Ferrara&soci) hanno scambiato l’informazione disinteressata con la propaganda non svelando all’opinione pubblica occidentale che quella dell’Isis è una questione tutta interna al mondo islamico in cui ad affrontarsi sono l’Arabia Saudita di confessione sunnita (principale sponsor dei fondamentalisti) e l’Iran di confessione sciita (principale obiettivo dei fondamentalisti).

La guerra contro il terrorismo islamico iniziata dal governo statunitense dopo gli attentati dell’11 settembre si è trasformata progressivamente in una guerra santa contro l’Islam. Così si è guardato al mondo arabo-musulmano e persiano, prevalentemente di confessione islamica, come un blocco monolitico, ignorando un fattore imprescindibile per comprendere quest’area geografica: le diversità etniche e cultural-religiose. L’Umma (dall’arabo, comunità islamica) è in realtà un mosaico intricatissimo in cui convivono interpretazioni coraniche discordanti (sunniti, sciiti, alawiti, drusi, aleviti, ecc.), misticismi (sufismo), teocrazie, governi laici, dinastie regnanti, gruppi terroristici (Al Qaeda, Al Nusra, Daesh, ecc.), resistenti all’impero americano-sionista (Hezbollah libanese e milizia iraniana), movimenti riformatori (wahabismo, salafismo, takfirismo, ecc.), etnie (persiani, arabi, ecc.), nazioni in conflitto fra loro.

Ma sprofondato il comunismo con il crollo dell’Unione Sovietica le élite statunitensi dovevano costruirsi un nemico artificiale e compatto, trascinando con sé, in difesa di un fantomatico Occidente giudaico-cristiano, l’Europa che storicamente, e fino ad allora, aveva sempre avuto nei confronti del Vicino e Medio Oriente delle relazioni armoniose. Scrive lo storico Franco Cardini in Europa e Islam: “nonostante crociate e guerricciole, scorrerie di pirati, saccheggi e tratta di schiavi, nonostante Lepanto e l’assedio di Vienna, la verità è che con l’Islam abbiamo sempre commerciato bene e avuto, in sostanza, buoni rapporti”. Eppure ha prevalso la propaganda. La guerra globale è diventata una guerra civile in molti Stati europei che ospitano sul proprio territorio popolazioni provenienti dal mondo islamico. Mentre i massmedia fabbricano un clima d’islamofobia senza precedenti, i partiti e gli intellettuali che lottano contro l’islamizzazione dell’Europa – validando di conseguenza “lo scontro di civiltà” – diventano sempre più numerosi. Sono tutti bravi a fare gli israeliani quando a pararti il culo sono gli americani.

Ma domandiamoci piuttosto chi ha tradito l’Occidente e capiremo che l’Islam c’entra poco, e che forse proprio riconciliandoci con il mondo arabo-musulmano e persiano, ritroveremo noi stessi. Come noi, loro, considerano il Sacro un elemento essenziale per la vita di ogni uomo, come noi disprezzano il denaro, come noi sono incompatibili con i nuovi miti del Progresso. Non stupisce che proprio Gesù venga considerato dal Corano come un profeta. Il più importante dei profeti.