DA TEHERAN. Il processo rivoluzionario iraniano, iniziato nel 1978, si afferma all’inizio del 1979 con la partenza in esilio dello Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi  e successivamente con il ritorno trionfale dell’Ayatollah Khomeini. Pochi mesi dopo, il 4 novembre 1979, un gruppo di cinquecento studenti circa assaltò l’ambasciata statunitense a Teheran provocando “la crisi degli ostaggi” (furono presi in ostaggio 52 cittadini americani per 444 giorni). L’operazione fu necessaria per liberare l’Iran dalle ingerenze statunitensi e recuperare la sovranità perduta. Oggi quell’ambasciata è un trofeo per tutti gli iraniani, i graffiti sui muri ricordano quelle giornate gloriose, l’interno dell’edificio è possibile visitarlo come fosse un museo, i passanti lo costeggiano con fierezza. I rapporti diplomatici con gli Stati Uniti sono ormai un lontanissimo ricordo che ha fatto sprofondare l’Iran nel cosiddetto “isolamento internazionale” (embargo, sanzioni, ecc.). Eppure la solitudine è sinonimo di indipendenza e di libertà. Meglio soli che male accompagnati. Spiegatelo agli studenti italiani.