Due parole su Khalid Chaouki sono tardive ma necessarie perché racchiudono due concetti più ampi quanto sottili e difficili da individuare. Il deputato di origine marocchina del Partito Democratico (è nato il primo gennaio del 1983, a Casablanca, in Marocco) si è reso protagonista il 23 dicembre del 2013 “rinchiudendosi” per soli tre giorni (il 25 è tornato a casa) nel Centro di Accoglienza di Lampedusa per protestare contro le condizioni in cui sono costretti a vivere i migranti, che rimangono all’interno una volta sbarcati sul territorio italiano.

Non mi muoverò da qui fino a quando il ragazzo siriano che ha girato il video e i naufraghi illegittimamente trattenuti da oltre due mesi non saranno trasferiti da Lampedusa” esclamava appena arrivato sull’isola il deputato trentenne, presidente della Commissione Cultura per l’Assemblea parlamentare Unione per il Mediterraneo. Ex giornalista (ha collaborato con il Corriere del Mezzogiorno, Repubblica, Reset, Il Riformista ma soprattutto con Al Jazeera, l’emittente qatariota che lavora per l’establishment saudo-occidentale), Kalid Chaouki è stato eletto nel 2013 col Partito Democratico nella circoscrizione Campania 2, ed è autore  di “Leghisti brava gente”, un saggio da vero intellettuale di regime che non ha fatto altro che radicalizzare la classe politica in un Paese dove il razzismo esiste – seppur minoritario – e come in tutto il mondo, esisterà sempre (volerlo limitare significherebbe aumentarlo).

Ma c’è un altro fattore ancora più decisivo: Khalid Chaouki proviene dalle fila del Partito Democratico, un partito che a parole predica la tolleranza e l’integrazione dei profughi ma che allo stesso tempo legittima la globalizzazione economica (un mondo senza frontiere) e sostiene ideologicamente tutte le guerre “umanitarie” nel terzo mondo volute dall’establishment anglo-americano. Un partito che si definisce anti-razzista, ma che in realtà è riuscito a sviluppare un razzismo inverso a quello identitario di tipo classico (extracomunitario = pericolo). Il razzismo di sinistra si è così instaurato attraverso una discriminazione positiva della classe dirigente: oltre all’esempio di Chaouki è valido anche quello di Cecile Kyenge nominata ministro dell’Integrazione non per merito ma per colore della pelle.

Queste personalità di estrazione extra-comunitaria sottomesse alle logiche occidentali di “emancipazione” venivano definite da Malcolm X come “negri da cortile” in contrapposizione ai “negri da fatica”: “il negro da cortile vive in casa (in Parlamento, ndr), accanto al suo padrone (I bianchi: Enrico Letta, Matteo Renzi, Massimo D’Alema, ndr), nella casa padronale (il Partito Democratico, ndr), giù nel seminterrato o su in soffitta (Khalid Chaouki per anni ha rivestito incarichi secondari e Cecile Kyenge da medico di professione è stata declassata a ministro dell’Integrazione, ndr). È ben vestito (in giacca e cravatta, ndr) e mangia a sufficienza (porta a casa uno stipendio lordo mensile che, tra indennità parlamentare, diaria e rimborso di trasporto, supera i 16mila euro, ndr), i resti del padrone ovviamente, egli adora il suo padrone, più di quanto egli ama se stesso […] Se un altro schiavo va da lui e gli dice: “scappiamo via da questo padrone crudele”. Il negro da cortile risponde: “ma perché? Che c’è di meglio di quel che abbiamo già? Io scappare? Non vedo proprio perché!”. Bene, questi sono i “negri da cortile” e ce ne sono tanti ancora in giro”.

Post Scriptum: Nessuno venga a parlare di razzismo come “tendenza maggioritaria” nel nostro Paese. L’Italia del quotidiano, dei lavoratori, degli agricoltori, degli operai, l’Italia che vedi in faccia quando ti alzi la mattina, è in realtà un Paese tollerante, caritatevole, generoso, per certi versi anche libertario nonostante la cultura proibitiva imposta per secoli dal clero cattolico.

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