Quella che sembrava una innocua traversata di agosto, l’estate italiana di Matteo Salvini, si è rivelata un’onda lunga, imprevedibile, devastante, che prepara il terreno per le nuove elezioni. Chi lo avrebbe mai detto. In 24 ore è cambiato tutto dopo che in 14 mesi di alleanza gialloverde la narrazione politica era molto diversa da quella dei giornali e delle televisioni che invece hanno fatto di tutto per romperla. Si è spaccato un equilibrio, perché l’equilibrio tra due partiti che avevano dato vita al primo governo autenticamente nazional-populista, figlio di una sintesi dottrinale tra sovranismo e attivismo cittadino, esisteva ed era molto più solido di come poteva trasparire all’esterno. Adesso però tutto potrebbe cambiare davvero, e non in senso gattopardesco. La Lega vuole capitalizzare i risultati delle ultime votazioni europee, e un consenso che è cresciuto giorno dopo giorno da un mese a questa parte. Del resto quella strategia di “campagna elettorale permanente”, nelle vesti di ministro degli Interni, non era fine a sé stessa, e soprattutto non poteva durare per altri quattro anni, se davvero, come Matteo Salvini aveva affermato pubblicamente più volte, sarebbe durata l’esperienza con Luigi Di Maio. E la fine improvvisa dell’alleanza gialloverde è prima di tutto una questione di identità di partito.

La prima Lega, che ha fatto della competenza e della buona amministrazione su scala comunale e regionale il suo cavallo di battaglia, con l’arrivo di Matteo Salvini a capo della segretaria del partito, si è trasformata in un vero e proprio movimento, che ha esteso il suo campo di azione nell’Italia centrale e meridionale, e imposto la sua dialettica anche nel campo televisivo, conservando questa doppia anima anche quando l’impegno di governo voleva responsabilità e decoro istituzionale. Il Movimento 5 Stelle invece ha seguito una traiettoria inversa. Nato sul “vaffa” delle piazze, e poco a poco, vittima del suo complesso di inferiorità istituzionale, ha perso il suo carattere guerriero prima con l’uscita di Beppe Grillo, poi con quella di Alessandro Di Battista, per diventare al governo “il partito dei competenti” in contrapposizione alla Lega delle sagre di Paese e del Papeete Beach. Una tattica vincente nella penetrazione nell’establishment, perdente per quanto riguarda la crescita del consenso popolare. Così sono cambiati i rapporti di forza, il gioco delle alleanze, le prospettive future. Se prima Lega e M5S, sostenute da una maggioranza popolare plebiscitaria, avevano la possibilità di arrivare uniti fino al 2022, anno in cui scade il mandato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e proporne uno condiviso e organico al loro disegno politico, ora Matteo Salvini ha spinto il premier Conte e il leader Luigi Di Maio, a giocare di sponda con il Quirinale e si è tenuto dalla sua parte il consenso delle folle a cui ha chiesto “i pieni poteri”. Tutto è nelle mani di Sergio Mattarella o del popolo italiano dunque. Con un governo tecnico in Italia spostiamo le lancette della politica indietro di otto anni, con uno liberale e neoconservatore torniamo al secolo americano (che per sopravvivere ha bisogno della fabbricazione del nemico cinese in sostituzione dell’Unione Sovietica e del mondo islamico, e dell’Italia come spina nel fianco della Germania, e pied-à-terre in Europa). Queste ad oggi sono le uniche alternative italiane all’alleanza gialloverde, che con tutti i suoi limiti, rimaneva un vero e proprio laboratorio, figlio della sua epoca, al passo coi Tempi, quasi in anticipo se vediamo la nuova polarizzazione occidentale di cui gli Stati Uniti come sempre ne sono i precursori (socialismo green 2.0 / neoconservatorismo 2.0).

“Caro Sebastiano, Vi seguo dai vostri esordi e continuo a seguirvi “a distanza”. Guardando al vostro percorso, dagli inizi ad oggi, vedo una traiettoria diritta – e qui devo dare torto al mio caro Nietzsche – perché la vostra storia non mente, ma è la dimostrazione di una profonda coerenza e un’acuta intelligenza, cose che purtroppo non vedo più in nessun altro nel panorama “dissidente” italiano. Per quanto ho modo di vedere siete stati gli unici ad aver sfruttato questa parentesi politica per aumentare i vostri progetti e la vostra visibilità, senza rinunciare alla vostra identità. Molti altri, invece, si sono snaturati pur di risultare più appetibili alle nuove forze di governo, o sono semplicemente stati relegati ai margini di un dibattito che loro stessi avevano contribuito a far nascere. Questa parentesi politica però sta per terminare e credo che si tornerà a una classica dicotomia destra-sinistra con le caratteristiche del populismo, ma che escluda – com’è stato negli ultimi 25 anni – qualsiasi reale messa in discussione del liberalismo come forma politica, del capitalismo come forma economica e dell’atlantismo come prospettiva geopolitica per l’Italia e per l’Europa. Nel dibattito politico-culturale, invece, credo che ci sarà ancora spazio per questi argomenti, vuoi anche solo per l’incapacità di certi pseudo-intellettuali di interpretare l’inversione di tendenza, e in questo senso sarei davvero felice di vedersi realizzare una vostra collaborazione con un grande “guru” della TV e tutti i vostri progetti. In tutto ciò sono convinto che voi avete l’intelligenza strategica per sfruttare le contingenze del momento e la preparazione culturale per continuare a proporre un’alternativa autenticamente italiana ed europea all’internazionalismo al caviale e al populismo nazionalista, entrambe di matrice occidentale. Perciò, con il grande rispetto che ho per voi come persone e per il vostro lavoro, vi chiedo di mantenere la rotta. Un abbraccio” (riceviamo e pubblichiamo una lettera alla nostra redazione).

Delle due l’una, e la seconda, dopo la tragica esperienza del governo Monti, sembra più possibile, anche a corso di bloccare il Paese. Matteo Salvini, che ha dalla sua parte ha il “Decreto Sicurezza Bis” (depotenziamento del dissenso nelle piazze), le forze dell’Ordine, un pezzo dello Stato Profondo e la dottrina Trump, potrebbe pertanto scontrarsi con l’assalto alla dirigenza. Andare ad elezioni ad autunno significherebbe per la Lega, che è passata in pochissimo tempo dal 4 al 34%, perdere il controllo dei suoi, in Parlamento e sul territorio, in particolare nelle regioni di Centro e del Sud, ma paradossalmente è anche la forza di Matteo Salvini, isolato e isolatosi all’interno del partito, per rimanere il capo della segreteria e sottomettere con la forza del consenso chi lo detesta. Di fronte a questo scenario il Movimento 5 Stelle ha solo una strada da percorrere e non è quella del sodalizio con Sergio Mattarella, il Partito Democratico e la narrazione del gruppo “L’Espresso” funzionale alla nuova polarizzazione occidentale: candidare Giuseppe Conte a premier e nominare Alessandro di Battista capo del Movimento.