Si intitola I misteri della sinistra. Dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto (pagine 128, euro 15, Neri Pozza, 2015) ed è stato scritto da Jean Claude Michéa. Filosofo, nato nel 1950, è stato iscritto al Partito Comunista Francese fino al 1976 ma oggi si definisce un libero pensatore smarcato dal Parti de Gauche di Jean Luc Mélenchon quanto dal Rassemblement National di Marine Le Pen. Attraverso le sue tesi anti-utilitariste, anti-illumisniste, anti-capitaliste e anti-progressiste, forte delle argomentazioni dell’americano Christopher Lasch, Michéa è riuscito a descrivere meglio di chiunque altro l’ascesa dei partiti populisti spiegando in chiave filosofica e storica la progressiva trasformazione della sedicente galassia post-marxista che di fatto ha letteralmente abbandonato le classi popolari forgiando la propria identità sul piano esclusivo della rivendicazione “societale” della lotta per i diritti  (civili prima ancora che sociali) delle minoranze. Nei suoi scritti emerge come con il passare degli anni la sinistra occidentale ha rinnegato qualsiasi forma di legame comunitario (la nazione, la fabbrica, la logica del dono, ma anche la società patriarcale fondata sulla tradizionale famiglia operaia) diventando per il filosofo francese “la sola erede legittima dell’Illuminismo”, dunque “l’avanguardia più determinata di tutte le modernizzazioni concepibili, siano esse di ordine tecnologico, politico o morale”. In poche parole la migliore alleata del capitalismo.

Così quel proletariato “del terzo millennio”, una classe media impoverita, che va dall’operaio al piccolo imprenditore che detiene i mezzi di produzione, si è trasformato per chi diceva di esserne portavoce naturale, in una classe reazionaria, provinciale, becera, omofoba, oscurantista, analfabeta, xenofoba, perché ostile a quei valori del liberalismo culturale (il progresso, il cambiamento e l’uguaglianza) ed è stata letteralmente abbandonata. Non solo dunque si è allargata la frattura tra sinistra e periferie, bensì quel tradizionale elettorato che ha sempre votato PCI ora si è voltato dall’altra parte e non ha paura di farsi rappresentare da partiti apparentemente estranei alla propria visione del mondo. Vedi il voto di domenica in Toscana. Eppure c’è chi ancora si nasconde dietro alle argomentazioni di un Partito Democratico “rissoso”, “diviso” e “senza leadership”, non capendo che è in atto un cambio di paradigma epocale in tutte le democrazie occidentali. E in Italia si tinge di verde al Nord e di giallo al Sud a tal punto che questa nuova dicotomia neo-secessionista – diocenescampi – è stata affossata da una coalizione di governo conforme alla geografia elettorale. Nessuno deve rimanere indietro. Eccetto il vecchio mondo.