“La dissidenza di cui siamo in cerca deve diventare una strategia culturale e, insieme, politica, tesa a creare un nuovo fronte comune dell’opposizione ragionata all’omologazione di massa della civiltà dei consumi, il gregge amorfo degli “ultimi uomini” che, come sapeva il Nietzsche di “Così parlò Zarathustra”, pensano e vogliono tutti le stesse cose. Dissidenza è pensiero in rivolta, disobbedienza ragionata al politicamente corretto, spirito di scissione rispetto alle logiche illogiche della società frammentata”. 

Pensiero in Rivolta. Dissidenza e spirito di scissione

Autoprodotto, indipendente, autofinanziato, in rete, sui network sociali, nelle aule parlamentari, su carta, sul territorio, nelle librerie. Oltre l’idea tradizionale di giornalismo, L’Intellettuale Dissidente è il primo non-quotidiano rifiutatosi di partecipare al banchetto del potere, e che parafrasando Junger, organizza la rete d’informazioni, il sabotaggio, la diffusione delle notizie tra la popolazione.

“La libertà di stampa mi sta bene se è libertà dalla stampa”. Il maestro Carmelo Bene aveva profetizzato il destino del nostro tempo: ci stiamo emancipando, volontariamente o meno, dalla cultura mainstream. Progressivamente crollano le testate storiche (in Italia, dal 2000 – 6 730 000 copie vendute – al 2008 – 5 291 000 copie vendute – c’è stato un calo delle vendite del 13%, fonte: Eretici digitali, p.183), mentre la televisione perde ogni giorno che passa il suo potere simbolico e la sua autorevolezza (dai “video-leader” si è passati ai “web-leader”, da Berlusconi a Grillo, da Kennedy a Obama). La rete è divenuta de facto uno strumento per farsi elite contro l’elite, per organizzarsi, per costruire una comunità, in un primo momento virtuale, capace di sganciarsi dal potere istituzionale ed esprimere una voce di rottura con il sistema dominante. Sulla base di queste potenzialità, il giornalista Michele Mezza ha citato più volte l’esempio degli Hezbollah (il partito di Dio libanese) come modello di “network politico-militare”, organizzato, selettivo nelle competenze, sfuggente e senza centro: “una struttura – scrive – che come la rete non si identifica con il territorio che abita a che acquista identità solo per il sapere tecnologico che riesce ad accumulare. Proprio come una comunità di open source”.

Ma come sappiamo la rete è anche un’arma a doppio taglio nella misura in cui le tecnologie dell’informazione e della comunicazione permettono di edificare dal basso una nuova minoranza attiva e organizzata, ma allo stesso tempo possono trasformarsi in tecniche di sorveglianza per il controllo capillare delle persone. Da qui nasce l’idea di creare ex novo dei Circoli (passaggio dal virtuale al reale) che riuniscano teste pensanti o organizzazioni che siano librerie slegate dai circuiti di distribuzione della grande editoria, teatri occupati, radio, giornali e riviste indipendenti, comunità agricole collettivizzate, piccole imprese autogestite, imprese artigianali sganciate dal commercio internazionale, società di assicurazioni mutualiste e istituti di credito autonomi su base partecipativa sul modello della Banca del Popolo ideata nel 1849 da Pierre Joseph Proudhon, svincolati dall’attività speculativa. L’attività de L’Intellettuale Dissidente così come quella dei circoli culturali, non solo cercherà di legare direttamente formazione metapolitica e produzione alternativa, ma gramscianamente avrà l’obiettivo di fare egemonia culturale su tutto il territorio italiano attraverso un linguaggio nuovo, rivoluzionario, inattuale.

Non diremo di abolire la televisione ma faremo in modo che la gente la spenga consapevolmente e di propria iniziativa. Non bruceremo le sedi dei grandi quotidiani, ma lasceremo le loro copie invendute marcire nelle edicole. Non obbligheremo all’acquisto di alimenti biologici provenienti da piccole realtà rurali collettivizzate, come non spingeremo al boicottaggio di alcuni prodotti stranieri, ma svuoteremo di acquirenti i tristi reparti dei supermercati. Non parteciperemo alle inutili manifestazioni di piazza, ma cercheremo di offrire gli strumenti per una strategia di contestazione reale. Non ci faremo partito politico, ma evidenzieremo le contraddizioni del sistema democratico, aiutando le persone ad attuare una scelta imparziale, spassionata, decisiva.