Il potere per salvaguardare lo status quo e conservarsi ha l’obbligo di mistificare la realtà, creare disordine, sradicare l’uomo dalla società, manipolare l’informazione, ma soprattutto limitare il pensiero dell’opinione pubblica attraverso un linguaggio fondato sul dualismo politico, morale ed estetico. Amico/nemico, destra/sinistra, bene/male, bello/brutto, buono/cattivo. Come se tutto potesse essere etichettato e messo in un catalogo, il quale in fin dei conti altro non è che il “pensiero unico”, la “doxa”, la “neolingua” (termine inventato da George Orwell nel libro “1984”) con la quale il Potere legittima i suoi progetti rivoluzionari.

Il Potere. Quei corpi intermediari che bypassano le urne, il popolo, la vox populi, inserendosi illegittimamente, senza consenso, nella macchina statale influenzandola, orientandola unicamente per interesse comunitario. Questo processo oligarchico si sta manifestando irreversibilmente, in maniera subdola e allo stesso tempo evidente nei Paesi che stanno lentamente accettando i diktat della “Lobby Lgbt” (lesbiche, gay, bisessuali e trasgender). Prendiamo l’esempio della Francia, l’ultima post-nazione ad aver legiferato a favore del matrimonio per tutti” (che implica anche l’adozione), una riforma che di fatto andrebbe a modificare il codice civile. La “neolingua” sistemica definisce “omofobo” chiunque manifesti una posizione in difesa della salvaguardia del valore matrimoniale tra l’uomo e la donna come unione atta a procreare e difendere la perennità dell’umanità. Come se gli omosessuali fossero tutti d’accordo poiché, secondo la “doxa”, un “omofobo” non potrebbe essere omosessuale se no andrebbe contro la sua stessa natura.

Ed è proprio qui che entra in gioco il Potere con i suoi corpi intermediari, provocando fenomeni manipolati ed isterici come il “gay pride”. Perché manipolati ed isterici? Perché le nozze gay – paradosso straordinario tra l’altro perché queste persone vogliono che la loro diversità sia accettata attraverso un’istituzione, il matrimonio, che li rende poi uguali agli altri (!?) –  non rappresentano un valore universale, condiviso da tutti gli omosessuali, bensì è solo un’emanazione dall’alto.

Per dimostrare l’esposizione suddetta e uscire dalla manipolazione è necessario illustrare un esempio concreto.  Da quando la “lobby gay” francese ed internazionale ha fatto pressione sul governo e l’opposizione francese è nato in Oltralpe un collettivo che rappresenta una parte degli omosessuali del Paese, Homovox, che ha aderito a tutte le manifestazioni colossali organizzate a Parigi. Il gruppo Homovox sostiene infatti che il progetto di legge “il matrimonio per tutti” è una manovra della “comunità Lgbt”, auto-proclamatasi unica rappresentante della collettività gay,  dichiarando apertamente che la coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale per il semplice fatto che la prima non può procreare.  In conclusione chiedendo una forma di unione specifica che non sia il matrimonio (ad esempio i Pacs) e ritenendo allo stesso tempo che i bambini senza genitori debbano avere un padre e una madre, possibilmente biologici. Ora, esempio alla mano: quale valore ha la parola “omofobo”?