Il vento in Occidente sta cambiando. I primi sintomi si chiamano Fronte Nazionale in Francia, Nigel Farage (Ukip) in Inghilterra, Alternative für Deutschland (Afp) in Germania, Movimento 5 Stelle in Italia. In realtà questi partiti e movimenti si inseriscono all’interno delle crepe di sistema provocate dalle contraddizioni del capitalismo stesso. Non è un caso che questi gruppi antagonisti abbiano identificato per primi il vero nemico in senso “schmittiano” (hostis) vale a dire l’apparato neo-liberale, il quale si regge su l’egemonia dell’economico sul politico (globalizzazione, finanza internazionale, strutture sovrannazionali, Euro e mercati). In Italia Beppe Grillo è stato il primo ad aver capito che il terzo millennio si sia aperto con una quarta guerra mondiale, ugualmente violenta, e che a differenza delle altre, non è di natura militaristica, non si combatte con i fucili e i carri armati, bensì si misura con lo spread, la Borsa, il “fiscal compact”, la “spending review”, i mercati finanziari, la svendita del patrimonio pubblico degli Stati, il precariato generalizzato.

Beppe Grillo ha così distrutto gli schemi linguistici di Potere, ma soprattutto ha rinnovato la dialettica della politica sostituendo la dicotomia orizzontale destra-sinistra, con una dialettica verticale che si traduce ne “la Banca e i suoi nemici” (il caso Imu-Bankitalia o il punto programmatico di un referendum sull’Euro l’hanno ampiamente dimostrato). L’opposizione radicale (nessun compromesso con i partiti tradizionali e nessuna partecipazione al governo) ha fatto cadere le maschere. Politici e giornalisti appartenenti alla cosiddetta “destra” o alla cosiddetta “sinistra” dicono ormai le stesse cose di fronte al nemico comune (Angelino Alfano e Matteo Renzi governano insieme; Giuliano Ferrara e Eugenio Scalfari scrivono ormai gli stessi editoriali, chi sul Foglio, chi su La Repubblica) e si rivelano in realtà d’accordo su tutto: insieme acconsentono “le missioni di pace” della Nato, insieme approvano le direttive economiche e sociali dell’Unione Europea, insieme votano le liberalizzazioni/privatizzazioni dei settori strategici del Paese ordinate dalle strutture soprannazionali.

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Tuttavia per risultare una forza integralmente anti-sistemica non basta battersi per la riconquista della sovranità nazionale. Questo è il più grande limite del Movimento 5 Stelle: la mancanza di una visione della totalità. Il discorso di Marx e di Hegel nella critica al capitalismo è un discorso della totalità che vede il sistema capitalistico non come singolo fenomeno economico ma come totalità contraddittoria in movimento. Il pensiero unico ingloba tutto: dalla questione morale e antropologica a quella imperialistica. Il Capitale è autoreferenziale, deve eliminare qualsiasi ostacolo per trionfare, e il capitalismo è per sua natura, illimitato. “Il sistema capitalistico della produzione modella la soggettività umana e la plasma al Potere” scriveva il professor Foucault.

Non si può essere oggi anti-capitalisti e a favore del mutamento antropologico-morale, come non si può essere sovranisti e appoggiare l’imperialismo occidentale. Il Movimento 5 Stelle conserva queste contraddizioni interne. Si oppone al Capitale ma convalida la retorica antropologico-morale post-sessantottina oggi rappresentata dalla “lobby Lgbt” (prendiamo come esempio “il bacio in Aula contro l’omofobia” dei deputati pentastellati), la quale secondo i più grandi pensatori degli ultimi decenni provenienti dalla cultura di “sinistra” (Michel Clouscard, Pier Paolo Pasolini e Zygmunt Bauman), non è altro che una legittimazione del capitalismo stesso in quanto funzionale ad esso (distruzione della famiglia, disfunzionamento dell’organicità della comunità umana, e indifferenziazione dei sessi a favore dell’homo consumens e della mercificazione generalizzata).

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E allo stesso tempo promuove un discorso articolato sulla sovranità popolare e quindi sull’indipendenza nazionale e l’autodeterminazione del popolo italiano dando però risalto alla rivoluzione colorata in corso in Venezuela (la foto pubblicata sul blog di Grillo è un evidente fotomontaggio). Nonostante il Movimento 5 Stelle sia stato l’unico gruppo parlamentare ad opporsi alla guerra contro la Siria, oggi sembra sostenere moralmente i rivoltosi venezuelani che fanno capo agli interessi statunitensi, esattamente come era accaduto nel 2002 quando i servizi segreti tentarono il “colpo di Stato” contro Hugo Chavez. L’intervento in Iraq, in Afghanistan e in Libia, le pressioni sull’Iran, il Libano, e  la Siria, le rivolte legittime ma non spontanee ieri in Serbia, in Georgia, in Kirghizistan e oggi in Ucraina fanno parte dello stesso disegno egemonico mondiale. I finanziatori, le dinamiche, gli interessi, e i nemici sono sempre gli stessi. O meglio gli stessi che hanno fatto dell’Italia una pedina coloniale, i quali il Movimento 5 Stelle dice di combattere.

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