Non sarà il partito dell’astensione, grande trionfatore delle democrazie occidentali, a delegittimare questa classe politica. La forza del sistema parlamentare è proprio quella di riuscire a rigenerarsi in maniera gattopardesca con delle percentuali ridicole di votanti. Non stupisce dunque Matteo Renzi quando afferma pubblicamente che “l’affluenza è secondaria”. Quello degli astenuti rimane un blocco disorganizzato e anonimo, senza proiezione istituzionale: astenersi dal voto significa consegnare “democraticamente” il potere ad altri. L’astensionismo di massa non svuota le Aule ma continua a riempirle.

Di fronte a questo labirinto che appare senza vie d’uscita, è nata – in contrapposizione all’astensione come forma di delegazione – la teoria pentastellata della “partecipazione”. La politica non è più una professione ma una parentesi dell’attivismo di ognuno (due mandati e passi il testimone). Eppure anche questa nuova formula sembra già esaurirsi a vedere dalle ultime elezioni europee e regionali. È vero che cresce il numero di elettori del Movimento 5 Stelle e diminuisce quello dei partiti tradizionali, tuttavia il rapporto di forza rimane invariato. Di questo passo l’armata Brancaleone di Beppe Grillo non fallirà per la sua istituzionalizzazione (parabola della Lega Nord di Umberto Bossi e antecedente a quella di Matteo Salvini) ma per la mancanza di una strategia a lungo termine (parabola del Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini).

Dopo aver inventato un modo completamente nuovo di fare politica, Grillo fatica a rinnovarsi tanto che durante la chiusura della campagna elettorale in Emilia Romagna ha detto agli attivisti: “ora dovete camminare con le vostre gambe”. Lo stesso Alessandro Di Battista recentemente aveva detto di non volersi ricandidare (“se arriviamo al 2018, io non mi ricandido. Non vedo l’ora di uscire di qui, per non avere più a che fare con queste merde”). Malessere, solitudine e sentimento d’impotenza stanno lacerando dall’interno un movimento che fin dall’inizio si era distinto per il suo dinamismo.

Sbagliano quelli che esultano per gli ultimi insuccessi elettorali del M5S. Questo ha avuto invece il grande merito di aver, rinchiuso Destra e Sinistra nel recinto del Nazareno (svelando la falsità del bipolarismo italiano), ma soprattutto, svelato al popolo italiano i giochi di Potere. Come la Lega Nord degli anni Novanta appena insediatasi in Parlamento, il Movimento 5 Stelle è stato un guastafeste esemplare. Se parafrasando Costanzo Preve e Massimo Fini rimpiangiamo oggi l’Unione Sovietica sul piano geopolitico e internazionale, domani rimpiangeremo il Movimento 5 Stelle sul piano politico-nazionale.