“Secondo le stime generalmente accettate sono 8 milioni gli italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà e altrettanti coloro che vivono appena al di sopra di questa soglia. A tutto ciò si aggiunge il fatto che una buona fetta dei ceti medi è sulla via di una sostanziale proletarizzazione e che dalla sindrome della quarta settimana si è da un bel pezzo passati alla sindrome della terza settimana e che gli italiani per far quadrare i conti sono ormai costretti a ricorrere ai Compro Oro, come una nostra recente ricerca ha confermato”.

 Gian Maria Fara, Presidente Eurispes

Nell’Italia del post-Britannia, la classe media (o ceto medio) è stata letteralmente sconfitta. Espressione nata nel XIX per indicare il gruppo sociale che per reddito, prestigio e potere occupava una posizione intermedia tra l’aristocrazia (o la borghesia) e il proletariato, oggi ha assunto una nuova definizione. Nel terzo millennio dominato dalle leggi ferree del capitalismo, la classe media riunisce la piccola borghesia tradizionale o moderna (lavoratori, relativamente autonomi, proprietari dei loro mezzi di produzione, che non impiegano, o impiegano in misura minima e occasionale, lavoro salariato: coltivatori diretti, commercianti, artigiani), impiegatizia (impiegati pubblici e privati), terziaria (produttori di servizi), i liberi professionisti, il clero, i militari, le forze dell’ordine e soprattutto il ceto produttivo (agricoltori e operai).

La dicotomia tra capitalisti e proletari non è più valida, tuttavia resta fondamentale per capire l’evoluzione storica nel corso della quale la classe media dei Paesi industrializzati sia destinata a scomparire progressivamente. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Sta qui l’origine delle teorie della proletarizzazione, con le quali tanti marxisti hanno cercato in seguito di spiegare e prevedere l’evoluzione della vecchia e della nuova classe media. Come sottolinea efficacemente Giddens, in Marx il modello “astratto” o “puro” di struttura di classe è sempre dicotomico. “Le classi medie sono o classi transitorie o segmenti delle classi fondamentali”: classi transitorie e segmenti di classe complicano il modello dicotomico, ma è questo che si afferma progressivamente, con la loro eliminazione.

Con la finanziarizzazione dell’economia e l’egemonia dell’economico sul politico succede esattamente questo: tutte le decisioni politiche – dalla pressione fiscale alla patrimoniale, passando  dalla deindustrializzazione del Paese, dalla cancellazione dei diritti sul lavoro e dallo smantellamento dello Stato Sociale – mirano a colpire la classe media. Quest’ultima ha oggi due nemici parassitari, entrambi nati con il capitalismo sregolato: la classe dirigente cosmopolita e l’immigrazione clandestina. Il declino della nazione è di conseguenza strettamente legato a quello della classe media, quindi del popolo. Scrive il professore statunitense Christoher Lasch “le nuove elite che comprendono non soltanto i manager delle grandi imprese, ma tutte quelle professioni che producono e manipolano l’informazione – la linfa vitale del mercato globale – sono molto più cosmopolite o per lo meno inquiete e dotate di una maggior tendenza migratoria, di quelle che le hanno precedute”.

E continua: “si sentono a casa propria soltanto quando si muovono, quando sono en route verso una conferenza ad alto livello, l’inaugurazione di una nuova attività esclusiva, una festival cinematografico internazionale, o una località turistica non ancora scoperta. La loro è essenzialmente una visione turistica del mondo”. Di fatto i loro legami non sono nazionali, regionali o locali, ma internazionali. Gli esponenti di questa élite hanno molte più cose in comune con le loro controparti di Tokyo, Singapore, Londra o Washington che con i membri della classe media, che disprezzano. Allo stesso modo, l’immigrazione è diventato un fenomeno padronale come afferma Alain De Benoist, poiché è funzionale al capitalismo in quanto ceto parassitario che cancella i diritti sociali dei lavoratori. Il popolo è schiacciato oggi da una forza centrifuga spinta allo stremo dal libero mercato, il luogo dove il cosmpolitismo delle elite regna sovrano e dove gli immigrati vengono anch’essi sradicati e sfruttati a basso costo da un capitale senza frontiere.

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