Il Sessantotto è stata una rivoluzione tutto tranne che è economica. È stata una rivoluzione del linguaggio, e dei costumi, una rivoluzione che ha lasciato alle generazioni successive l’eredità del liberalismo morale, un mondo post-illuminista, dove tutto è permesso, dove tutto merce: il corpo sociale (primato dell’economia sulla politica), il corpo di un bambino (adozioni e pedofilia), il corpo di una donna (prostituzione), il corpo umano (traffico di organi). Il filosofo e sociologo marxista Michel Clouscard l’aveva definita come “liberale-libertaria” nella misura in cui avrebbe prodotto un “mercato del desiderio” e un consumismo generalizzato che ha penetrato tutte le classi sociali (ad esempio l’operaio consuma come il letterato ed entrambi possiedono gli stessi desideri consumistici e valoriali).

La sinistra – intesa come categoria politica – ha assunto così un ruolo decisivo in questo processo storico rivoluzionario e allo stesso tempo funzionale all’evoluzione del mondo capitalista. Distruzione della famiglia tradizionale, difesa delle minoranze (omosessuali, donne, immigrati, ambientalisti) a discapito della maggioranza (tutti i lavoratori), rifiuto dello Stato e subordinazione all’euro-mondialismo, negazione di Dio e devozione al Libero mercato, disprezzo dell’autorità ed elevazione della figura dell’individuo cosmopolita, rinuncia alla lettura di Marx e infatuazione alle dottrine della Scuola neoliberista di Chicago sono i paradigmi concettuali e valoriali che hanno caratterizzato l’evoluzione della sinistra italiana ed europea.

Paradigmi concettuali e valoriali che hanno in qualche modo preparato l’immaginario collettivo europeo ad accettare negli anni Ottanta-Novanta la teoria economica del Washington Consensus di Milton Friedman, portata avanti da esponenti come Ronald Reagan negli Stati Uniti, François Mitterand in Francia, Margaret Thatcher in Inghilterra e Kohl in Germania. A differenza però dell’Italia dove si aprì una parentesi importante, sfuggita di mano al Potere, un fenomeno politico che andava in contro-tendenza con il progetto neoliberale dei Chicago Boys.

Il 4 agosto 1983 Bettino Craxi, leader del Partito Socialista Italiano, fu nominato Primo ministro e formò un governo di coalizione con i democristiani. Democrazia Cristiana che per quarant’anni di governo aveva riunito intorno a sé diverse correnti politiche sui valori tradizionali del Cristianesimo, su un modello economico di tipo misto e su una sovranità limitata sul piano internazionale. Si formò un’alleanza tra una “destra conservatrice” incarnata dalla Dc e una “sinistra nazionale”, retta dal Psi. Un’alleanza scomoda che non solo ostacolò gli interessi atlantici (politica pro-araba e affermazione della sovranità italiana sul suo territorio, esempio di Sigonella), ma che fece da contraltare alle teorie economiche del Washington Consensus. Da una parte i democristiani facevano ancora un discorso che si articolava sulla Dottrina Sociale della Chiesa e che non andava in contrasto con l’operato sociale cattolico in Italia, dall’altra i socialisti denunciavano l’integrazione dell’Italia in una Comunità Europea priva di spessore.

Dopo Tangentopoli il nulla. A distanza di qualche anno è evidente come l’Affaire Mani Pulite sia servita a distruggere l’alleanza tra il Psi di Craxi e la Dc per lasciare spazio ad un’alleanza inversa in un quadro mondialista: quella del Britannia, tra la destra liberale e la sinistra liberale. “Destra” e “sinistra” che in realtà, da Tangentopoli ad oggi, sono d’accordo su tutto: insieme acconsentono “le missioni di pace” della Nato, insieme approvano le direttive economiche e sociali dell’Unione Europea, insieme votano le liberalizzazioni/privatizzazioni dei settori strategici del Paese ordinate dai banchieri internazionali.

Oggi da una parta la destra ha abbandonato la sua identità morale, di resistenza, tradizionalista e non reazionaria, sociale e anti-capitalista, dall’altra la sinistra non è più nazionale, patriottica, giustizialista e sindacalista. Così mentre due mondi antagonisti all’apparato neo-liberale sono scomparsi dalla scena politica italiana, nel 2013 è emerso alle elezioni di febbraio il Movimento 5 Stelle che con tutti i suoi limiti (caotica selezione dei candidati, ambiguità della Casaleggio Associati, illegittimità della rete) ha cercato di farli rinascere. Beppe Grillo ha capito che è in corso una quarta guerra mondiale, e che a differenza delle altre è  economica (e non militare), tuttavia sembra per ora essergli sfuggito che la guerra è anche morale. “Il sistema capitalistico della produzione modella la soggettività umana e la plasma al Potere” scriveva il professor Foucault. Non bastano quindi provvedimenti legislativi sul reddito di cittadinanza, a favore delle piccole e medie imprese, sull’abbassamento delle tasse per distruggere un Ordine neoliberale che con il Sessantotto ha scatenato una guerra dei valori, dei costumi e del linguaggio.

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Copertina Letteratitudine