Nel terzo millennio la democrazia è divenuta sinonimo di masochismo. Come lo dimostrano l’elezione dell’ultra-ottantenne Giorgio Napolitano e il boato che lo ha accompagnato al Quirinale. L’Italia che ha esultato è quella dell’asservimento, del perbenismo, dell’incoscienza politica. È l’Italia che ha la memoria corta, l’Italia che si è dimenticata delle votazioni di due mesi fa, quelle che statuirono l’8,5 milioni di consensi al Movimento 5 Stelle e la vittoria del partito degli astenuti (il 27,5 per cento). Più del cinquanta per cento dei nostri compatrioti decretarono la rottura con il sistema precedente eppure c’è chi elogia il Re, “il primo nella storia della Repubblica Italiana eletto per due volte consecutive”. Lo definiscono coraggioso, responsabile, credibile all’estero. L’unico capace di abbracciare tutti gli italiani, o meglio, il Partito Democratico, Scelta Civica e il Popolo della Libertà. La votazione del presidente in Italia è tribale, a sceglierlo sono gli eletti, nei bagni di Montecitorio, i cittadini devono rimanere fuori dalla presa delle decisioni.

Giorgio Napolitano piace. Piace agli imperialisti filo-russi, nel 1956 disse “in Ungheria l’Urss porta la pace e, a quelli atlantisti, nel 2011 fu tra i primi a voler invadere la Libia di Muammar Gheddafi, offrendo addirittura la Sicilia agli squali della Nato (come pista di atterraggio). Come piace a Wall Street e alla City: per un anno intero, il neo-presidente, ha plaudito visceralmente le politiche rigoriste di Mario Monti in un contesto di recessione totale, le quali hanno rafforzato la deriva in corso ed impoverito ulteriormente i cittadini. I conti pubblici testimoniano l’incompleta, per non dire distorta versione dei fatti dell’inquilino del Quirinale che adesso, con l’appoggio dei partiti tradizionali, rinforzerà l’agenda della Troika.

“Se il voto cambiasse qualcosa sarebbe illegale”. È vero, le votazioni di febbraio non hanno permesso di modificare gli scenari. Napolitano è rimasto al Quirinale ed il centro-destra-sinistra ha delegato i poteri ad un governo tecnico, o semi tecnico (i dieci saggi). Con un’unica novità: l’opzione-Amato alla presidenza del Consiglio dei Ministri. L’uomo che nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992 prelevò il sei per mille da tutti i depositi bancari. L’Italia deve fare la fine di Cipro.