Più volte lo abbiamo visto nelle strade e tra la gente, ecco perché Matteo Salvini non è riducibile alla copertina di Oggi che lo ha immortalato pochi giorni fa a letto con il torso nudo e una cravatta verde. Eppure quegli scatti non possono passare inosservati perché tra le righe si può leggere l’atteggiamento dell’establishment (non solo mediatico) nei confronti di personalità che contro quello stesso establishment, dicono di combattere. A fare scalpore non è tanto la nudità del corpo del segretario della Lega (nonostante sia lui stesso, volontariamente, ad aver posato per il fotografo della rivista gossipara). Non era in fondo la tradizione ellenistico-cristiana – a differenza del puritanesimo anglosassone – ad aver fatto del corpo nudo un simbolo di bellezza e di armonia con la natura?

È impressionante invece con che abilità i massmedia, che siano riviste, giornali o emittenti televisive, riescono a metterti in mutande (prima ti ricomprano e poi ti normalizzano) facendoti credere di essere vestito (un rivoluzionario). Del resto è la storia di tutte le sottoculture degli anni Settanta, dai punk agli hippies, che da movimenti di trasgressione (underground) sono diventati in poco tempo la nuova ideologia dominante (mainstream). “La contestazione è il  nuovo modello d’integrazione alla società di mercato” diceva il sociologo marxista Michel Clouscard. Se la nuova Lega facesse veramente paura non se ne parlerebbe affatto e invece, non c’è un giorno dove il suo segretario non sia in una trasmissione televisiva, nelle prime pagine dei giornali o in ascesa nei sondaggi, e persino vengono fatti servizi che lo raffigurano da giovane (come veniva fatto con il Boy Scout Renzi) quando militava con i “comunisti padani” o si aggirava nei vari tele-quiz. In quella foto pubblicata su Oggi c’è tutta l’ingenuità di Matteo Salvini, e a lungo termine questa sovra-esposizione porterà all’inglobamento di tutti i suoi proclami di rottura con l’establishment i quali diventeranno, come sta già accadendo, funzionali allo show-business mediatico (audience e vendita di giornali e riviste).

Da questo punto di vista era molto più interessante il Movimento 5 Stelle che non andando in televisione, in particolare nei Talk Show, per diversi mesi ha realizzato forse la più grande rivoluzione culturale degli ultimi decenni. Perché scendere a compromessi con la società dello spettacolo profetizzata da Guy Debord conduce inevitabilmente a far parte di essa. Ogni protagonista diventa parte integrante di quello Star System organico al format televisivo o giornalistico (il provocatore, il ribelle, il giovane, la donna, il bello) che non fa altro che intrattenere sessanta milioni di italiani.