“In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.”
Ennio Flaiano

Onestamente non avremmo mai voluto abbassarci ad un livello così umiliante per il nostro lavoro e per il nostro tempo. Quindi rispondiamo, ma solo per tutelarci: per tutelare un nostro diritto, e perchè così sia chiaro a tutti che “se succede qualcosa”, loro lo avevano detto.

Loro, i fascisti dell’ottusità che hanno anche l’ardire di definirsi “antifascisti”, e che ci hanno aggredito tre giorni fa mentre distribuivamo le copie cartacee del nostro Numero Zero. Loro che hanno minacciato di “portare le spranghe”  se ci fossimo azzardati a tornare nel “loro” territorio, ovvero l’università – peraltro pubblica – La Sapienza di Roma. Loro che ovviamente si sono guardati bene dal voler affrontare i contenuti dei nostri scritti, ma che (quasi infastiditi dalle nostre richieste di delucidazioni) hanno deciso insindacabilmente che il nostro giornale è “ambiguo”, che “l’ambiguità porta al fascismo”, che “il tricolore è fascista”, e che quindi ce ne dovevamo andare per non incorrere in “problemi fisici”.
Ebbene sempre loro hanno recentemente diffuso questo comunicato in cui segnalano anche le nostre prossime tappe di distribuzione, e lanciano “avvisi” intimidatori in pieno stile Cosa Nostra.

Sia chiaro, non abbiamo neanche lontanamente l’intenzione di spiegare a questi quattro ducetti frustrati che noi non siamo fascisti. Non ci sfiora neanche il pensiero di abbassarci a ricordare che il tricolore non è “fascismo” ma è “articolo 12 della Costituzione Italiana”; o che se uno dei nostri ragazzi collabora con il quotidiano Rinascita, allora il nostro giornale, composto da una trentina di persone, è totalmente appiattito sulle posizioni del direttore di Rinascita; o che mettere “mi piace” ad una pagina facebook può servire, banalmente, a riceverne gli aggiornamenti (come anche “essere follower” su twitter).

E non lo facciamo, non perchè siamo pigri, ma perchè in nessun modo vogliamo comunicare con queste bestie. Sentirsi in dovere di dare spiegazioni a fronte di tanto vili e barbari modi di “comunicare”, vorrebbe dire in qualche modo cedere eticamente, sottomettersi al metodo di questi nazisti del terzo millennio.

Noi, senza presunzione, siamo superiori a questa gentaglia.
Noi parliamo di concetti e non di etichette; noi studiamo e non insultiamo; noi discutiamo e non minacciamo.
Noi rivendichiamo il sacro diritto di manifestare le nostre idee negli spazi pubblici, di tutti e quindi anche nostri, perchè queste idee possano elevare il livello di una discussione politica comatosa, in letargo, devastata da anni di televisione da un lato e droghe sintetiche dall’altro.
Ma di questo diritto non vogliamo neanche discutere: su questo non siamo democratici.
Noi non trattiamo la nostra libertà, neanche a fronte di tutte le minacce del mondo.

Quindi a questo punto ribadiamo l’invito lanciato su facebook: portate le spranghe, venite a censurarci, a schedarci, a menarci, luridi vigliacchi squadristi.
Troverete la nostra carta stampata, le nostre idee di ferro, pronte a debellare il cancro dell’ignoranza che vorreste comodamente imporre su tutti gli studenti. Troverete ancora vivi il ricordo e l’insegnamento di Giacomo Matteotti, la cui memoria infangate doppiamente col vostro tradimento nel merito e nel metodo.

Ci troverete esattamente lì, dove ormai ben sapete.

Ma adesso abbiamo perso già troppo tempo. Con permesso, vorremmo tornare a parlare di cose serie.

La Redazione