Quante verità sono uscite dalla bocca di Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle. Non possono cadere nell’oblio mediatico le sue annotazioni politiche ed economiche sul sistema “diversamente totalitario” che vige in Italia. Celebri sono i suoi spettacoli ove denuncia il signoraggio bancario –bisogna dire di scuola “Auritiana” -, come sono celebri le sue ultime dichiarazioni sul debito pubblico e sull’Eurosistema. Coraggiosi sono i suoi comizi nelle città italiane, nei quali non mancano gli occhiolini alla casta e gli attentati al partitismo e al clientelismo che opprimono il Bel Paese. Ma a Beppe Grillo mancano le virtù indispensabili per far prendere coscienza dei fatti agli italiani.

Manca una lettura analitica e storica del perché si è arrivati in un sistema nel quale il Dio Moneta è diventato un idolo e, i sui comandamenti liberoscambisti, dogmi inconfutabili. Non vi può essere una presa di coscienza reale dell’individuo se quest’ultimo non conosce le radici storico-scientifiche e religiose che hanno portato all’inversione depravata – per i laici – o satanica – per i mistici – dei valori umani. Beppe Grillo sembrerebbe dunque, consciamente o inconsciamente, molto limitato e difficilmente lo vedremo andare oltre una critica che al momento risulta – come già detto – priva di riferimenti storici, culturali e religiosi. In secondo luogo manca il carisma politico, ammettendo che quello umano appartiene indiscutibilmente alla sua indole. Parliamoci chiaro, Beppe Grillo porterà senz’altro aria nuova ma di certo non sarà lui l’uomo della Provvidenza. Quella sua comicità nell’esporre le problematiche suddette fa di lui un personaggio effimero nella scena politica italiana.

Non è il peggiore dei mali ridere delle cose serie? In un’Italia travolta dal non senso generale, dalla sottomissione perpetua ai diktat atlantisti, dall’obbedire alle invasioni barbariche imperialiste, dal genuflettersi all’egemonia del dollaro, dal piegarsi all’euro-dittatura, non ci vuole Beppe Grillo, ma ben altro. Dall’Uomo Qualunque al Partito Radicale, dai sessantottini ai Verdi, dai Leghisti ai giustizialisti alla Di Pietro, passando per tutti partiti e tutte le scissioni dei “puri”, dai missini ai popolari, ai basisti, ai comunisti, possiamo facilmente intuire che fine farà il Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo è utile, un’idiota utile, e il sistema lo sa. Non vi sembra strano che da qualche settimana i media mainstream parlano solo di grillini, fino ad inventarsi che il grillismo è la terza forza politica?

Ma la storia come la nostra costituzione fisico-genetica ci insegna che per camminare ci vogliono due gambe. Non erano gli Stati Uniti (con gli inglesi) che all’indomani del secondo conflitto mondiale firmarono Yalta a tavolino con Stalin? Il capitalismo poteva sopravvivere solo se dall’altra parte c’era l’Unione Sovietica. E così anche Pd, Pdl, Udc, Sel e Idv hanno bisogno dell”anti-politica (che c’è di meglio di un fenomeno da baraccone, che un minimo di buon senso politico lo mastica?) per far camminare la loro, di pseudo-politica. E ancora. La verità è che il Movimento 5 Stelle serve ad incanalare nella penombra parlamentare (e quindi annichilire) un crescente dissenso politico, una rabbia  popolare legata alla difficile situazione economica degli italiani. Seguendo un calcolo matematico, una poltrona parlamentare, equivale a migliaia di incazzati in meno. Votare per Beppe Grillo e la sua corrente significa spegnere le poche scintille rivoluzionarie che ancora aspettano un vero populista.