di Luca Mariotti

Il conosciuto teorema dell’elettore mediano considera una netta e positiva relazione tra la disuguaglianza nella distribuzione del reddito e le rispettive manovre di welfare. Se il reddito del decisivo elettore mediano si trova al di sotto della media sociale, il suo voto andrà a coloro i quali sono a favore di una maggiore attuazione di politiche assistenziali. Tuttavia questa teoria non ha una sua ben definita applicazione quando si scontra con la realtà. Se si confrontano due paesi come gli USA e l’Europa è possibile osservare che, nel primo si ha un alto tasso di disuguaglianza nella distribuzione del reddito e deboli politiche di welfare, mentre, nel secondo si ha un livello minore di disuguaglianza e intense politiche assistenziali. E’ possibile trovare tantissime spiegazioni a questo differente tipo di atteggiamento, in particolare, nel caso americano, può essere ricondotto al concetto di “eccezionalismo americano”.

Dal punto di vista europeo l’attuazione di tali politiche di welfare state sono rinviabili al “cancelliere di ferro” (Otto Von Bismarck), consapevole che la stabilità politica e il successo di una nazione sono altamente correlati a un’efficente sistema previdenziale. In aggiunta, è necessario considerare anche la visione che gli europei hanno in contrasto rispetto a quella statuinitense: la disuguaglianza è da ricercarsi in circostanze esogene e connesse al fato di ogni singolo individuo. Pertanto studi dimostrano che i paesi che hanno un alto tasso di disuguaglianza, a loro volta presentano una minore mobilità dei redditi (Corak 2012). Georgiadis e Manning (2012) oltre a considerare standard politici e modelli economici,utilizzano le credenze e i comportamenti come fattori particolarmente importanti per poter spiegare l’individuale domanda di ridistribuzione. Difatti gli individui che percepiscono una maggiore disuguaglianza sono in favore di una maggiore equità nella distribuzione del reddito. Lo studio realizzato da Judith Niehues (Cross-country differences in perceptions of inequality, 2014), ha cercato,di identificare le percezioni delle differenti tipologie di società nei singoli individui. Aiutata da un questionario dell’ISSP (International Social Survey Programme), è riuscita a definire cinque differenti tipi di possibili percezioni della società. In relazione a ciò, il 54,2% degli intervistati tedeschi, hanno ritenuto che la maggioranza della popolazione viva nell’estremità della società (in quanto le tipologie di società scelte, erano quelle che presentavano una struttura piramidale o polarizzata con una scarsa presenza della classa media). Tali intervistati hanno evidenziato anche una notevole disuguaglianza nella distribuzione del reddito. La domanda che si è posta Judith Niehues è altrettanto leggitima: esiste una differenza tra la realtà percepita e quella effettivamente reale? Sebbene esistono differenti modi per porre in essere una demarcazione della società, studi in generale, dimostrano che la classe media rappresenta una parte notevole della società tedesca. Altro aspetto da considerare, è quello dei paesi ex socialisti come Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia. Ad esempio in Ungheria, il 56,6% ha percezione della società simile a quella polarizzata tedesca, anche se, tale paese, presenta uno dei più bassi tassi di ineguaglianza in Europa.

Questo evidenzia ancora di più che i paesi che non sono consapevoli della loro equità, tendono ad essere maggiormente critici,pretendendo maggiori manovre di equità. Invece, per i paesi scandinavi, la consapevolezza di un basso livello di iniquità, ha permesso di ottenere una percezione della società conforme alla realtà. Gli americani, hanno una percezione totalmente distorta della società in cui vivono. Molti degli intervistati credono che la maggior parte della popolazione sia rappresentata dalla middle class, quando, in realtà, vi è una maggiore estremizzazione della società. Qui la domanda sorge spontanea. E’ possibile plasmare la percezione del singolo e di una comunità, da parte di uno stato, per evitare altre spese in welfare state? Ancora non vi sono studi di questo genere,ma, non è detto che a breve un lavaggio del cervello non possa accadere.