Negli stessi giorni drammatici per l’euro-zona e per l’intero Occidente nei confronti della crisi Ucraina, appare illuminante rileggere un libro dell’attuale Ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis. Il libro si intitola “Il Minotauro globale. America, le vere origini della crisi e il futuro dell’economia globale”. La metafora del libro richiama il mito greco del figlio di Pasifae, moglie del re di Creta, Minosse. Ogni anno gli ateniesi come tributo dovevano inviare sette ragazzi e sette ragazze da offrire in pasto al mostro. L’economista greco paragona la storia del Minotauro al mondo di oggi che finanzia e sostiene artificialmente l’egemonia -claudicante- degli Stati Uniti, consentendogli di reggere l’enorme deficit commerciale che gli Usa hanno accumulato con l’estero. Ma la storia del Minotauro, oltre al mito classico, è stata reinterpretata nella modernità, da grandi autori come lo scrittore argentino Borges, in modo assai diverso e più legato all’esistenzialismo e all’individualismo predominante nell’attuale fase storica dell’Occidente. Un individualismo che non riguarda solo le persone, ma anche la posizione dei singoli stati e il loro isolamento politici.

Corsi e ricorsi storici. Perché non è Atene, o soltanto Atene ad essere ad un bivio: è l’intera Unione monetaria che deve cambiare, sia sul piano normativo a cominciare dallo statuto della BCE, sia sul piano delle politiche economiche e, in particolar modo, delle politiche fiscali. A quanto pare la svolta non la daranno i Renzi o gli Hollande che temono la posizione debitoria dei  loro rispettivi paesi, che hanno paura di questa Europa a trazione tedesca. Ma con la paura non si uccide il minotauro, con la paura non ci si può far chiamare Teseo (o Telemaco nel caso del nostro Premier). Con la paura, con l’indecisione, con l’asservimento totale, si può solo generare un altro Minotauro: quando su undici milioni di persone, quasi quattro milioni vivono sotto la soglia di povertà, quando le famose “riforme” risultano fallimentari controproducenti e ulteriormente recessive, e quando dall’altra parte il surplus commerciale vìola apertamente gli stessi parametri europei, quelle persone umiliate, senza speranza e con un cuore di tenebra in mano, generano il minotauro. Si perché minotauri non si nasce: minotauri lo si diventa. E la Germania lo sa bene.

E’ il 1919. Siamo nel Salone degli Specchi della magnifica reggia di Versailles. Qui si consuma l’atto che pone fine alla Prima Guerra Mondiale con la delegazione tedesca che firma una resa severa, tragica; infatti perderà il bacino della Saar, la Polonia, la Slesia, il quindici per cento del proprio territorio -senza contare la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico- e, soprattutto, degli oltre 120 miliardi di riparazioni. La Germania è trattata come unica responsabile di quanto accaduto, è isolata, umiliata, ferita nell’orgoglio. E gli effetti non mancheranno: disoccupazione, impoverimento, le questioni immigratorie e sociali. Non da ultimo, un profondo malcontento per una “Troika” imposta: la Repubblica di Weimar. La logica dello scambio, tra un dare e un avere viene meno: prevale la responsabilità unica e non quella condivisa: le dita dei paesi vincitori puntate su quell’unico “peccatore”. I tedeschi sono colpevoli. Ora devono pagare le loro colpe. Quella appena evocata è stata una fase drammatica della storia, nella quale l’economia è stata poco solidale, poco cooperativa o, ancora meglio, poco europea. Sono le crisi come queste a generare i minotauri. Il minotauro è in altre parole il cinismo che prevale sulla realtà, il minotauro è ciò che avviene dopo la disgregazione di una società. Quando non si ha più nulla da perdere. Il minotauro è l’effetto di una mancanza equa di attribuzione delle responsabilità. Quando non vengono più accettati i titoli di stato a garanzia dei prestiti da parte della Banca Centrale, quando si continua da anni a usare uno strumento politico come la moneta unica per spolpare i debitori in modo tale che tu, e solo tu puoi poi rendere più competitive le tue esportazioni nei confronti dei paesi terzi. La storia del Minotauro insomma ricorre sempre: è quando la vittima di ieri diventa il carnefice di oggi, ed è quando la vittima di oggi a sua volta non ne potrà più e diventerà a sua volta carnefice

Si potrebbe ovviare a tutto ciò: mettersi al tavolo insieme, e non separatamente: debitori e creditori, paesi in surplus e paesi in deficit oltre a Banca Centrale e Banche Europee. Non viene fatto. Così come non si sta procedendo verso un’unione fiscale e un’unione bancaria. Intanto la recessione nell’economia reale continua: c’è chi si illude che modificando i flussi sul mercato del lavoro- flussi in entrata, ma anche flussi in uscita- si possano risolvere le cose. Per crederlo, bisogna essere in malafede. Intanto il Minotauro di oggi non sta aumentando la sua spesa per creare domanda interna , ma sta imponendo la dissoluzione totale del mercato interno di altri paesi. Non c’è nessuna solidarietà, nessun principio comune, nessuna responsabilità di attribuzione: c’è un minotauro che vuole tanti tributi solo ed esclusivamente per sé. C’è chi gli dice di si, che egli ha ragione, c’è chi tra non molto gli dirà di no. Ecco queste tre azioni, consequenziali l’una all’altra genereranno altri minotauri. E verranno. E saranno parecchio affamati.