TERZA PARTE

Pochi anni fa uno dei maggiori investitori e miliardari del pianeta, Warren Buffet, ammise in un momento di sincerità una delle tragiche verità di questa epoca: “La lotta di classe esiste da 20 anni e la mia classe l’ha vinta” . Ma la sua affermazione si riferiva solo ad uno degli aspetti che caratterizza il modello dominante della nostra epoca: il Turbo-Capitalismo globalizzato.
Negli anni 80 si affermarono su larga scala tutte le basi del Sistema odierno, sia nelle questioni economiche, che in quelle politico-culturali. Il vecchio mondo keynesiano venne mandato in soffitta per lasciare spazio alle dottrine “ideologiche” neoliberiste che si rifacevano al libero mercato, alla libera circolazione di capitali e merci, con entusiastici peana per il consumismo e il culto del proprio Io. Il processo incubato sotto-traccia nel decennio precedente esplose con i governi Reagan e Thatcher, finendo per influenzare la maggior parte dell’economia globale, accelerando esponenzialmente la crescita del capitalismo in Asia e in altri continenti.

La natura stessa del modello industriale-tecnologico spingeva per abolire il prima possibile qualsiasi barriera o dazio che limitasse l’emergere di nuovi mercati, consumatori e affamati capitalisti. Infatti il meccanismo infernale della produzione e consumo ad infinitum (fautore del consumismo selvaggio ed edonista) spronò le classi dirigenti verso il capitalismo di rapina a danno della classe media occidentale. Il processo si avviò nei decenni precedenti con la lenta, ma inarrestabile ascesa di una rete di paradisi off-shore, a partire dalla City di Londra, che finì per avvolgere l’intero globo. La finanziarizzazione dell’economia, insieme al boom dell’informatica, facilitò ancora di più il drenaggio di capitali dall’economia reale a quella virtuale, fino ad arrivare all’apoteosi dei giorni nostri (uno dei simboli supremi è il denaro elettronico).
Infatti negli anni 80 incominciarono ad essere esaltate le figure dei nuovi Capitani/Raider della Finanza (non più dell’Industria), le quali con poche disponibilità economiche erano in grado di “assalire” multinazionali , come rappresentato magnificamente da Michael Douglas in “Wall Street”. E una parola vista con disprezzo dalla vecchia imprenditoria del dopo-guerra iniziò a diventare dominante nella vita non solo dei grandi banchieri ed imprenditori, ma anche del semplice cittadino: il Debito.
Grazie ad esso, sia nel settore pubblico, ma soprattutto in quello privato, il Sistema fu in grado di mascherare il progressivo impoverimento dei cittadini, mentre allo stesso tempo alimentava fino all’estremo i consumi di qualsiasi tipo. Il concetto di risparmio venne intaccato dai finanziamenti, dalla rateizzazioni, dai mutui, ecc, che spalmavano su epoche sideralmente distanti il costo di qualsiasi acquisto, alimentando sostanzialmente un immenso Schema Ponzi. In breve tempo i cittadini incominciarono a vivere al di sopra delle loro possibilità, ingannati dalla potenza della propaganda pubblicitaria, mentre i leader politici avallavano qualsiasi dispositivo legislativo per togliere i lacci alla finanza. Ma a dispetto della vulgata comune, le teorie economiche sul vero “Libero Mercato” rimasero sostanzialmente sulla carta, perchè al contrario delle tesi sostenute dalla scuola austriaca o da altri economisti, venne implementato un sofisticato e fluido oligopolio, in cui le forze più ricche e potenti erano nettamente avvantaggiate nella competizione capitalistica, mentre allo stesso tempo erano “protette” sottobanco dallo Stato in caso di crisi e fallimento.

I cittadini incominciarono così a fare i conti con i concetti di flessibilità, precarietà e un mondo lavorativo meno stabile. Le vecchie sicurezze vennero falcidiate in nome della falsa lotta contro i parassiti (Reagan e lo sciopero dei controllori di volo ) e i processi poco produttivi (Thatcher e il sindacato dei minatori ). Ma tutto questo passò in secondo piano, mentre ci si riempiva la mente con le speranze sulla fine della Guerra Fredda e le immense possibilità del mondo globalizzato e tecnologico. Eppure avrebbe dovuto destare qualche sospetto il crollo borsistico del famoso “Lunedì Nero” avvenuto nel 1987…. Ma i novelli Icaro erano lanciati ormai verso il Sole degli anni 90 e 2000.

FINE TERZA PARTE