Gli antichi romani assorbirono la civiltà etrusca assieme ad alcune sue importanti caratteristiche, fra tutte l’aruspicina, ossia l’arte divinatoria che studiava le interiora d’animali per trarne previsioni future. Queste –se si volesse credere alla tradizione- avrebbero potuto salvare Giulio Cesare dalla congiura di cui fu vittima, se solo avesse dato ascolto a diversi “indovini”. La storia ci insegna che il dittatore morì sotto ben ventitré coltellate. Oggi ad avere per schiena un puntaspilli è l’Italia, e la cosa ad ogni modo non ci stupisce, né necessita di vaticini. Chi sono i congiurati? Chi i “Bruti”? tutti gli altri, evidentemente. Diamo un’occhiata veloce a “l’Europa che avanza”: l’Ocse (l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sostiene che tra i grandi, tra i “Big” d’Europa noi siamo gli unici zoppi a rallentare la corsa della squadra Ue. Eh sì, perché per via di una crescita con la retromarcia appesantiamo lo sviluppo economico europeo, impedendo a tutte le casacche blu a stelline di tagliare il traguardo della “stabilità”. La stessa Ocse segue quindi a sciorinare una lista infinita di numeri e percentuali che vorrebbero sottolineare come nell’anno in corso le cose non vadano meglio in realtà né in Italia né altrove (stranieri inclusi, come gli Stati Uniti). Ma (l’immancabile congiunzione)…cosa ci attende nel 2015? Le previsioni dicono che il Pil crescerà per tutti, particolarmente quello degli Inglesi (senza euro), della Francia e della Germania (ma era scontato); per l’Italia ancora deficit e recessione.

La favola sembra la solita dunque: i biondi nordici belli e bravi, i caldi italici cicale perdigiorno. Ma (e questa volta la congiunzione la mettiamo noi)… bisogna fermarci un secondo a ragionare. Prima di tutto, sembra banale dirlo, chi virtuoso (lassù da qualche parte a Nord) può esserlo esclusivamente se qualcun altro non lo è (quaggiù al sud). E questo è il famoso pensiero di Pippo ormai tornato in auge -caposaldo di un certo blog– : “è strano come una discesa vista dal basso sembri una salita”. E come mai lassù son tanto bravi? Perché prima fanno le regole del gioco, e poi le aggirano a piacimento, castigando però chi si azzarda a far lo stesso. Di che si sta parlando? Anche del Fiscal Compact, di quel trattato assurdo fallimentare sin dall’inizio, tanto che proprio i “Big” non gli sono mai stati poi tanto fedeli. Ma noi italiani si sa, non si vuol far brutta figura con il castigatore straniero e via subito a porgere la schiena per una buona dose di coltellate.

Prima di additarci quale “palla al piede” d’Europa, guardino in casa propria coloro che da anni alimentano, per proprio comodo e interesse, una guerra fratricida a cominciare dalla Germania che ha costruito un fragile impero del nulla sulle nostre gambe rotte e ha riempito nostri mercati con camionate di propri prodotti. Chi pensasse che “però sono gli unici in grado di tener testa ai Bric!”, si ricreda subito, che proprio i Crucchi con quei Paesi hanno un deficit crescente. Niente da fare. I cattivoni rimaniamo noi. Lo dice anche Standard&Poor, secondo la quale l’Italia “resta fragile”. L’unica ragione concessagli è quella di aver indicato i famosi “80 euro” come perfettamente inutili, e per questo non serviva esser dei veggenti. Nel frattempo la Ue continua a sostenere che addirittura dovremmo “aumentare l’Iva” (più di così?), senza contare l’eterna richiesta di “riforme strutturali”.

A questo punto due domande sorgono spontanee, la prima: quali mai saranno mai queste “misure concrete” da adottare? E poi: ma servono realmente a risollevare la situazione? Cominciamo dall’ultima domanda: la risposta è NO. Perché? Perché fintanto che rimarremo incollati ai trattati europei non potrà esistere riforma che tenga, non avendo alcuno spazio di manovra; perché pur velocizzando i tempi della giustizia e della burocrazia si cambia poco; perché l’unica vera cosa da fare è diminuire drasticamente le tasse, sul lavoro e quindi sui consumi (altro che aumentare l’iva!), e ridistribuire con criterio la spesa; perché privatizzare i beni nazionali oltre che inutile è pericoloso e controproducente; perché della legge elettorale e delle “riforme costituzionali” non importa a nessuno; perché non abbiamo mai avuto un governo capace. Gli italiani si sono stufati di esser menati per il naso, da quella sfilza di inutili ed assurdi patti: quello del nazareno e quello del tortellino, passando per il più recente patto della fraschetta. Per chi ricordasse il secondo atto di “Amici miei” questi superflui accordi somigliano piuttosto ai “cinque madrigalisti moderni”, quell’affiatato coro che, presentandosi dinanzi ad una rigida giuria e ad una platea di raffinati palati, andava intonando quell’indimenticabile “ma vaffanzum”. I patti del belino.