Vi sono scrittori la cui grandezza risiede nell’aver descritto con largo anticipo scenari distopici attingendo alle loro peggiori paure sul destino dell’umanità, romanzi forse incomprensibili per i lettori dell’epoca ma che oggi rivelano a pieno tutta la loro portata profetica. In “Brave New World” Aldous Huxley anticipa la fine dell’amore romantico nella società dei consumi e, in generale,la cessazione di ogni legame profondo e sentimento sincero che leghi gli invidui in una società umana. I legami parentali non esistono più (gli individui sono creati in provetta e poi allevati in fabbrica come polli), il sesso è puro eros, svuotato di ogni slancio sentimentale. La vita si svolge in una routine di lavoro leggero e privo di difficoltà, seguito da notti di vita sessuale sfrenata e da frequenti dosi di un potente allucinogeno il soma, in grado di inibire qualunque istinto violento o malinconico e qualunque cattivo pensiero. Chi legga il Mondo Nuovo di Aldous Huxley, non tarderà a riconoscere nella società paventata dallo scrittore inglese alcuni dei temi che sono oggi oggetto di dibattito, altri realtà consolidate. Dai bambini nati in provetta alla somministrazione indiscriminata di psicofarmaci per alleviare pseudo-malattie mentali (che in ultima istanza non sono che natuali condizioni del sentire umano), alla disgregazione della famiglia tradizionale sotto i colpi della propaganda gender che invoca il “rimescolamento” sessuale con la conseguente destabilizzazione del binomio uomo-donna ( e con esso dell’amore “naturale” con fine la riproduzione). Sebbene nel momento in cui scriveva il suo romanzo distopico la società dei consumi non fosse che agli albori, Huxley aveva intuito chiaramente che per raggiungere un dominio completo della società, il capitalismo avrebbe dovuto sovvertirne valori e strutture, cioè spezzare le pensanti catene che legavano l’uomo al senso del dovere, dell’onore, della rispettabilità, della famiglia.

Oggi l’amore, non solo l’amore romantico, ma l’amore nel suo significato universale è minacciato da più parti a destra quanto a sinistra. Il cambiamento che investe le relazioni di coppia è di fronte ai nostri occhi. Alla quotidianità di un rapporto esperito nella sua completezza, tanto nei momenti di esaltazione e di passione quanto nei momenti di noia (il fatidico pendolo che inevitabilmente tutti gli amanti vedranno oscillare nella propria relazione) si è sostituito il rapporto virtuale, che sottrae l’individuo alla prova immediata, all’esperienza dell’alterità dell’altro. Ma gli attacchi più seri arrivano dal libertinaggio della sinistra, che oggi ha ridotto l’amore a variazioni sul tema dell’eros, a mera pratica di consumo. L’amore è come il fast-food: preconfezionato, insapore, express. “La vita organizzata intorno al consumo è priva di norme: è guidata dalla seduzione, da desideri sempre maggiori e da capricci volubili, non più da una regolamentazione normativa” scrive Bauman in Modernità liquida. Questo equivale ad affermare che qualsiasi cosa si presenti sottoforma di desiderio merita di trovare appagamento nella società dei consumi. Non essendoci quasi più limiti al godimento, né punti di riferimento, né una moralità condivisa, tutto diventa lecito. La società dei consumi sembra suggerire: “Qualunque tu cosa voglia la puoi comprare”. La proposta del sindaco Ignazio Marino di istituire zone “rosse” – moderni ghetti onde esercitare lontano dall’occhio del padre di famiglia l’antico mestiere- ha diviso l’opinione pubblica e ha riportato alla luce la necessità, più volte paventata, di regolamentarne il mercato di fronte all’evidente fallimento della legge Merlin, fallimento questo che deriverebbe dal fatto che le norme più severe non hanno di fatto posto fine al fenomeno: la prostituzione, in barba alle leggi, continua ad esistere ed è business milionario. Naturalmente, se questo fosse stato l’unico intento, potremmo convenire tutti che si è trattato di un fallimento, ma se analizziamo più in profondità le sue implicazioni sociali, allora è lecito considerare la legge Merlin come una legge naturale e del tutto sensata in una società umana che rifiuta lo sfruttamento del corpo femminile a scopi sessuali.

Poiché la società in cui viviamo umana non è ed invero nella sua disumanizzazione ci crogioliamo, siamo talmente abituati alla sessualizzazione del corpo della donna- ridotto a sineddoche- che la proposta di riaprire i bordelli nel nostro Paese non destra alcuno sdegno, anzi raccoglie consensi a destra e a sinistra. In nome del principio libertario del massimo godimento nel rispetto delle leggi, riteniamo la regolamentazione della prostituzione un segno di civiltà, un passo avanti verso una società aperta ai cambiamenti. Cosìè stata calendarizzata in Senato la discussione della legge sulla regolamentazione del mercato della prostituzione che, se approvata, prevederà l’iscrizione alla Camera di Commercio delle prostitute. La prostituzione, che è il mestiere più antico del mondo e sempre è stato esercitato nell’ombra, con vergogna, perchè non accettato socialmente, si fregia del titolo di lavoro, di questo assumendone oneri e onori ed il sesso, oggetto di commercio, privato di ogni sentimento, diviene una prestazione come tante, proprio come l’estrazione di un dente o la riparazione di una suola rovinata.

Gli effetti di una simile legge in un periodo di crisi economica come questa che viviamo, con il più alto tasso di disoccupazione giovanile mai registrato e in cui sono le giovani donne le prime vittime della precarizzazione del lavoro, ve le lascio immaginare ( e non ci sarà bisogno della perspicacia di Aldous Huxley). Come tempo fa si fecero rientrare le attività illecite nel calcolo del PIL adducendo motivazioni economiche tanto false quanto improbabili, così la regolamentazione della prostituzione oggi mira a contrastare il degrado che affligge molti quartieri italiani e che si risolve in file di donne seminude ai margini della strada. Perchè gli Italiani vogliono andarci, ma non vogliono averle sotto casa.
E così l’ultimo paletto all’ indecenza viene levato via, adducendo la motivazione del profitto e il denaro è giustificazione inoppugnabile di questi tempi. In nome del Dio denaro stiamo perdendo la nostra umanità e ciò, in fin dei conti, non ci avrà reso più ricchi.