La pesantezza della fase storica che stiamo attraversando è data dal fatto che di continuo si additi “la crisi” come massima responsabile del disastro socio-economico nostrano e globalizzato; un disastro ormai da tinte tanto fosche e da radici così lontane da averci fatto persino dimenticare quando e come tutto sia iniziato. Ad ogni modo, uno dei settori più colpiti è –tra i tanti– quello delle costruzioni. Si parla di almeno 70mila imprese che avrebbero fallito o che quanto meno stiano fallendo, con un mancato fatturato totale per la spaventosa cifra di circa 60miliardi. Le cause sono molteplici, per lo più concatenate, e quasi banali.

Sicuramente il decremento generale della ricchezza è tra i più evidenti fattori di questo crollo di settore, avendo infatti gli italiani poco valsente per potersi permettere il sogno di una vita, comprar casa. Addirittura le possibilità sono in media talmente basse da non poter permettere molte volte nemmeno gli affitti per locazioni indecenti. E che dire di chi ha la fortuna di avere una proprietà, tassato a tal punto da veder destinare la quasi totalità degli introiti all’agenzia delle entrate. Questo comporta che anche i più semplici interventi di manutenzione diventino economicamente insostenibili, togliendo di conseguenza la base prima di sostentamento tanto all’edilizia quanto al suo indotto, dall’idraulico all’elettricista.

Per effetto a catena il prezzo degli immobili crolla, tanto che chi costretto a vendere (vuoi prevalentemente per tasse, vuoi per mancanza di lavoro) lo deve fare sottocosto, in un mercato in cui le poche formiche economizzatrici fanno invece affari d’oro acquisendo meraviglie per poco o nulla. E’ normale a questo punto che pure le domande di costruzione diminuiscano terribilmente, e non solo! Numerosi appalti vanno deserti e i progetti rimangono puramente cartacei perché molte ditte sono già andate fallite o comunque non hanno paradossalmente nemmeno la possibilità di prendersi determinati incarichi, avendo tante volte anche problemi di organico (quel poco che si riesce a stipendiare).

Non va nemmeno dimenticato il Patto di stabilità, che blocca ingenti risorse nelle casse degli enti locali, così da impedire di pagare le imprese ed in generale di commissionare opere pubbliche od interventi urgenti. Insomma, un incredibile effetto domino, evidentemente acuito da scelte errate dei nostri rappresentanti politici, che convinti come sono che spesa pubblica sia soltanto sinonimo di male assoluto, tagliano, cuciono e spezzettano, con l’unica logica del “come va va”.

Ma se il problema fosse anche (soprattutto?) un altro? Una esagerata urbanizzazione, per esempio. Una crescita veemente ed aggressiva che molti sembrano voler continuare a sostenere, perché in caso contrario “si frenerebbero le potenzialità delle città”. Eh già, ma quali sarebbero queste potenzialità? Soffocare una metropoli in una gabbia di smog e cemento? Togliere sempre più spazio al verde ed a piani regolatori “equilibrati” (regolarmente scavalcati dalle solite clientele) per lasciare posto a mostruosità in calcestruzzo, e a mega quartieri dormitori? Oppure le migliaia di costruzioni abusive, tanto poi rigorosamente condonate? Inutile aggiungere gli innumerevoli casi di “ecomostri” che non solo deturpano definitivamente paesaggi altrimenti meravigliosi, ma che spesso -costruiti alla bell’e buona come sono- rappresentano enormi pericoli per la sicurezza e per l’ambiente.

Dall’altra parte ovviamente nessuno vuol prendersela con l’intera categoria edile, in quanto non tutti sono legati a doppio filo con politiche clientelari e criminali, essendo infatti la buona parte onesti lavoratori. Ognuno ha poi il sacrosanto diritto alla casa, e quindi ad un tetto sotto il quale raccogliersi assieme alla propria famiglia. L’emergenza abitativa è infatti un problema italiano noto se non famigerato, come risaputa è l’esistenza di abitazioni e stabili abbandonati, molte volte perfettamente costruiti e funzionanti, più pubblici che privati, lasciati praticamente in balia del vento e di “diversamente italiani” occupanti. Ecco allora perché l’edilizia è in crisi: perché si è costruito già tanto, fin oltre il dovuto. Siamo pieni di strutture fatiscenti come di immobili invece costruiti alla perfezione, e in entrambi i casi vuoti e inutilizzati. Questo grazie alla complicità di uno Stato ladro ed arraffone, e a dirigenti locali più interessati al proprio portafoglio che ai beni pubblici, quando invece con una semplice votazione e firma potrebbero prontamente risolvere problemi abitativi, del sovraffollamento carcerario, dei pochi o poco efficienti ospedali, delle aree sportive attrezzate…