C’è grande gioia lassù al governo, sembra una festosa ed anticipata messa di Pasqua, con il parroco (i media) che splendente nel suo abito talare canta le lodi del risorto (Renzi): “non vi sono più problemi italiani, ed il merito è soltanto del nostro Presidente del Consiglio. La crisi è finita, andate in pace”. A questo punto dalla navata centrale della chiesa si alza un timidissimo “Amen”, dovuto per lo più a fraintendimenti e stupore. “Non avete capito?” prosegue il sacerdote festante, “No? Ma come, eppure si sente profumo di lavoro nell’aria, ed odora di vittoria: la disoccupazione è scesa. E non solo, l’Italia è in crescita, così tanto da stupire la stessa Ocse. Ma c’è di più, aumenta anche la produzione”. Insomma, a dar retta a quei buontemponi dei giornali il nostro caro Presidente del Consiglio sembrerebbe capace di moltiplicare le ricchezze degli italiani, un vero miracolo! Ma la realtà, ovviamente, è certamente diversa. E se al posto di millantate ricchezze fossero stati moltiplicati ben più solidi pani e pesci, molti degli italiani in povertà avrebbero avuto davvero di che esultare.
Ma in cifre, a quanto equivarrebbe il grande miracolo? Stando alle stime (stime, quindi ipotesi, non valori tangibili) dell’Ocse quest’anno il Pil italiano aumenterà dello 0,4% (un’enormità!), ed il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere al 12,6%. Già scendere, e di quanto esattamente? Vediamo, considerando che nel 2014 questo valore era del 12,7%…incredibile, una flessione addirittura dello 0,1%! Lavoratori di tutto il mondo unitevi, che qui vi è da lavorare per tutti. Infatti stando ai dati di Confindustria, nel primo trimestre del 2015 la produzione crescerà dello 0,7%; ma allora è veramente la fine del Mondo, questo piccolo stivale che è la nostra Nazione è destinata a far nascere il nuovo “miracolo italiano”!

Già, ma come poc’anzi sottolineato, si tratta sempre e soltanto di stime. Tu chiamale se vuoi previsioni, ipotesi, insomma, congetture e niente più, essendo oltretutto noti i clamorosi errori di calcolo di costosissime strutture quale l’Ocse. Poniamo il caso tuttavia –così, per passatempo– di voler dare piena fiducia a queste previsioni, credendo dunque per un attimo che i profetizzati valori risultino esatti; ebbene si tratterebbe ad ogni modo di incrementi da zero virgola! Significa che nel nostro più roseo futuro arriveremmo ad avere nel 2017 un Pil pro capite (dal 2007 in netto calo) pari a quello che avevamo nel 1999. E il 1999, oltretutto, era stato già segnato da un decremento del Pil, dovuto alla perdita di competitività ereditata dal ’97 (anno nel quale la lira si agganciò all’Ecu a una parità vicina al cambio irrevocabile con l’euro). Eh si, caro Matteo, inequivocabilmente un gran successo il tuo.

Però attenzione:  sempre l’Ocse sottolinea come questa (immensa, strepitosa, colossale) crescita sarà possibile soltanto nel caso in cui il governo riesca ad attuare il proprio “ambizioso e di ampio respiro” programma di riforme. Che responsabilità! E quali sarebbero queste “prodigiose” riforme? Ah, il job’s act, che il lavoro lo ha solamente nel nome. Eh sì, perché si possono modificare le forme contrattuali quanto si vuole, e persino facilitare le nuove assunzioni sulle quali non bisogna pagare tasse per i primi tre anni, ma se nel frattempo le imprese chiudono, le tasse non accennano a diminuire, e in definitiva il lavoro non c’è, questa riforma è utile quanto un bagno senza water. Ah, avete ragione, dimenticavo la banda larga. Be’ che dire, utilissima. E come funziona? dodici miliardi per dare da qui al 2020 velocita di connessione ultrasonica a metà dei cittadini. Fantastico, così tra la ricerca infinita di un lavoro e l’elemosina per un panino gli italiani potranno vedere, presto e bene, i gioiosi tweet dei loro capacissimi governanti.