Le dichiarazioni sul franco CFA di Di Maio e Di Battista hanno aperto un vaso di Pandora. Un argomento finora quasi ignorato dall’opinione pubblica è ora sulle prime pagine di tutti i giornali e sulla bocca dei commentatori più ascoltati. Ma chi è più attento a certe dinamiche aveva già sentito parlare del cosiddetto franco della “comunità finanziaria africana”, a cui anche Byoblu ha dedicato degli approfondimenti. E proprio sulle colonne de L’Intellettuale Dissidente si è scritto della lotta di Kemi Seba, attivista panafricano che vede nel retaggio coloniale di questa moneta uno dei principali nemici da combattere per emancipare l’Africa francofona.

Non vogliamo discutere qui delle dinamiche economiche e politiche retrostanti il franco CFA, le quali richiederebbero una trattazione a parte. Vogliamo rispondere invece a vari articoli comparsi su diverse testate italiane, in primis Il Foglio, dove si sostiene che franco CFA e immigrazione non avrebbero nulla a che vedere fra loro. O meglio, che dalle nazioni dove vige questo sistema monetario vengano in Italia pochissimi immigrati.

A sostegno di tale tesi, il giornalista David Carretta del Foglio ha riportato i dati dell’immigrazione relativa al 2018, mostrando come il franco CFA sia in vigore solo in 3 delle prime 10 nazioni di provenienza dei migranti sbarcati in Italia lo scorso anno.

Tuttavia, tale approccio non tiene conto della particolarità dell’anno solare 2018 nel contesto pluriennale della crisi migratoria che ha coinvolto l’Italia. Considerare un solo anno è fuorviante, tanto più che si sono avuti in tale periodo:

1) Una riduzione dei flussi dalla Libia (da cui parte la stragrande maggioranza degli immigrati subsahariani e che storicamente ha rappresentato e continua a rappresentare il fulcro della crisi migratoria);

2) Un forte aumento dell’immigrazione da Tunisia e Algeria. Questi due eventi hanno alterato temporaneamente la tendenza dei flussi migratori affermatasi negli ultimi anni.

Dunque, per avere uno sguardo più realistico sulla correlazione fra diffusione del franco CFA e nazionalità degli immigrati sbarcati sulle coste italiane, bisogna considerare il più ampio contesto della crisi migratoria degli ultimi anni.

Ma prima va data un’avvertenza: dai dati ufficiali e reperibili al pubblico (almeno via internet) si osserva che per una certa parte degli immigrati non è specificata o non è stata identificata la nazionalità. Chiaramente ciò influenza l’analisi che si può fare dei dati, limitandola in maniera fastidiosa. Ma ci proveremo lo stesso.

Consideriamo i dati relativi all’intera crisi migratoria, dal 2014 al 2018. Anche se nella prima fase furono molti gli immigrati siriani e nell’ultima fase sono aumentati notevolmente i nordafricani, si osserva un dato interessante. La quota di immigrati provenienti da Paesi con il franco CFA è quasi del 15%. Sottolineiamo che del 21% degli immigrati non si conosce o non è indicata la provenienza, quindi fra questi ultimi ve ne sono sicuramente altri provenienti da Paesi soggetti al franco CFA. 

Se si considerano invece i dati relativi agli ultimi 3 anni (2016-2018), la quota degli immigrati provenienti da Paesi la cui moneta è il CFA aumenta ulteriormente, passando al 18%. Dunque, negli ultimi 3 anni, quasi un immigrato su cinque è venuto da un Paese in cui vige quel sistema monetario. Nello specifico Mali, Senegal e Costa d’Avorio sono i Paesi di cui si hanno i dati più completi nell’arco temporale analizzato.

Perché nell’ultimo anno tale quota è scesa all’11,5% (sempre tenendo presente l’ampia fascia di persone di provenienza “ignota”)? Probabilmente ciò ha a che fare, come già sottolineato in precedenza, con l’aumento dei flussi da Tunisia e Algeria e con la chiusura parziale della rotta libica. Dalla Libia infatti partono molti immigrati originari di Paesi sub-sahariani, tra i quali vi sono numerose nazioni che adottano il franco CFA. Nonostante tutto, ancora oggi vediamo che proprio la Libia continua a essere il fulcro della crisi migratoria, da cui transitano masse di disperati che in buona parte provengono dalle ex colonie francesi. Questo dovrebbe suscitare qualche opportuna riflessione sulla correlazione fra immigrazione e permanere di retaggi coloniali come il CFA.

Ciò non vuol dire automaticamente che la presenza del franco CFA influenza la partenza degli immigrati, ma semplicemente che dalle nazioni che adottano quella moneta è partita una quota consistente delle persone che si sono riversate sulle coste italiane negli ultimi anni. Questo è il fatto che emerge dai dati in modo chiaro e incontrovertibile.


Fonte dei dati: elaborazioni dell’autore su dati del Ministero dell’Interno, dell’UNHCR e della Fondazione ISMU