L’economia italiana è da tempo “border line”, e questa, al solito, non è una novità. La sola disoccupazione ha raggiunto livelli storici, non essendo mai stata così elevata negli ultimi trentacinque anni. Le piu’ felici congratulazioni dunque, per il record raggiunto. A ciò non possono non collegarsi le oltre 110.000 (!) aziende tricolori fallite nel solo 2013, un numero reso ancor piu’ impressionante dal numero dei (non) lavoratori che di conseguenza hanno fatto ritorno a casa (oltre 400.000). Il governo da parte sua sta preparando in questi giorni un provvedimento eccezionale esattamente volto ad affrontare il problema occupazionale, in maniera precisa ed efficace, meglio noto come “Jobs act”.

La proposta vorrebbe andare a garantire un sussidio di circa mille euro mensili ad oltre un milione e duecentomila svantaggiati, compresi coloro che perdono il lavoro dopo soli tre mesi ed incluse categorie mai prima d’ora prese in considerazione per eventuali sostegni, come i collaboratori a progetto. Il problema purtroppo -e come sempre- starebbe a monte, un monte di quasi nove miliardi necessari a coprire quello che già in partenza, per quanto lodevole, sembra dover rimanere soltanto un bel sogno in un cassetto. La cosa potrebbe poi avere conseguenze decisamente improduttive, trovandosi a quel punto al consiglio dei ministri costretti ad elaborare soluzioni minori e di ripiego nemmeno lontanamente risolutive. Qualcosa che ricorderebbe i già visti goffi tentativi di governi passati che si inventarono società a responsabilità limitata con accesso facilitato ai giovani, tendenzialmente un buco nell’acqua.

Potrebbero ancora ricordare tutta quella sterminata serie di incentivi economici a sostegno delle aziende in grado di assumere nuovo personale, incentivi il piu’ delle volte non pervenuti, ed in ogni caso di difficile ottenimento. Insomma, tra tutele progressive, contratti a tempo indeterminato e non, articoli 18 e burocrazie improbabili, lo spettacolo offerto sembra essere ancora l’ormai abusato trucco del coniglio apparso dal cilindro. Il coniglio in questo caso sarebbe la classica favoletta populista, una storia il cui finale positivo sembra sempre essere il mercato felice e contento, perchè di nuovo possiamo rasserenarci, con uno spread al minimo, e le borse in salita…

Intanto il membro del gruppo Bilderberg Bernabè sentenzia: “Gli elementi vincenti del futuro in campo comunicativo sono la capacità di innovare e rinnovarsi. L’Italia in questo senso deve recuperare il gap che ha rispetto ad altri paesi”. Gli va dato atto di non avere torto, infatti siamo perfettamente consapevoli di avere i migliori cervelli al mondo, di norma presi a calci e costretti ad emigrare. Sappiamo bene anche di essere davvero la Nazione piu’ bella al mondo, con la quasi totalità dei beni culturali mondiali, con il nostro inimitabile artigianato, con la nostra ineguagliabile enogastronomia. In pratica quelli che dovrebbero essere i veri punti sui quali lavorare davvero ed investire, per i quali preparare riforme.

Ci rendiamo conto quindi di essere l’unica vera ottava meraviglia, in grado -in potenza- di poter tenere facilmente testa fin’anche alle grandi potenze. Quest’ultime dal canto loro forse ne sono piu’ consapevoli di noi, tanto da esser riuscite a sfiancarci e conquistarci subdolamente, con debito e privatizzazioni, permessi da generazioni di governanti incapaci e corrotti, simili a molti pretori romani che nella breve durata del loro incarico spesse volte piu’ che alla amministrazione di una provincia erano interessati a raziare piu’ ricchezze possibili. Business as usual.