Tra le proposte di forte impatto economico proposte dalla Lega Nord per aumentare i propri consensi, vi è senza dubbio l’idea della flat tax (tassa piatta) che consisterebbe in un’aliquota fiscale unica per ogni contribuente. La flat tax è una proposta di politica economica che risale al Presidente americano Ronald Reagan, sebbene venne pensata per la prima volta svariati anni prima da uno dei padri del liberismo economico, Milton Friedman. Per quanto riguarda il nostro paese, Salvini e la Lega Nord -pur legittimamente essendo la Lega, un partito che nasce come rivolta fiscale di una parte del territorio nazionale nei confronti del centralismo romano- scoprono l’acqua calda: la Flat Tax in Italia, fu inaugurata durante la prima campagna elettorale di Forza Italia nel 1994. La Lega ora l’ha soltanto rispolverata, facendo un’operazione di propaganda elettorale che lascia parecchie perplessità sia sul piano delle coperture, sia sul piano economico per non parlare di un problema che si verrebbe a creare a livello costituzionale (art. 53 della carta costituzionale)

Attualmente il nostro sistema fiscale assoggetta i redditi ad una tassazione progressiva, come fissato dal legislatore. L’introduzione di una flat tax, in astratto, avrebbe senza alcun dubbio l’effetto positivo di disboscare l’attuale sistema tributario, se poi aggiungiamo che la proposta fatta propria dalla Lega Nord, ovvero un’aliquota unica al 15% avrebbe chiaramente l’effetto di un abbattimento della pressione fiscale, la proposta sembrerebbe poter essere efficace. L’idea che fu del Professor Martino e della prima Forza Italia, in realtà aggiungeva l’istituzione di una “no tax area” per i redditi inferiori ai 13mila euro all’anno. Il primo problema che si riscontra è proprio sulle coperture: per quanto riguarda il sistema Irpef lo stato italiano prevede attualmente cinque aliquote a scaglioni che danno il senso della progressività d’imposta. Se ipotizziamo una tassazione al 15% , sia con una “no tax area” sia con le eventuali deduzioni per i redditi più bassi, si stimano perdite di gettito fiscale di circa cento miliardi. Si obietta che questa base imponibile verrebbe ripresa tramite il recupero dell’evasione (circa 200 miliardi di capitali evasi) ma bisogna partire dal presupposto che il rientro dall’evasione è una tantum annuale, che varia di anno in anno. In secondo luogo è alquanto utopistico pensare che si possa ripianare il mancato gettito facendo emergere tutta l’economia in nero: si cadrebbe nello stesso errore fatto da Renzi per quanto riguarda alcuni provvedimenti dell’ultima legge di stabilità

Vi è poi una considerazione non secondaria, di impatto economico. La flat tax avrebbe l’obiettivo di sostituire le imposte sul reddito delle società e l’imposta sul reddito delle persone fisiche, partendo da un fatto alquanto condiviso che è la troppa pressione fiscale che tartassa il contribuente medio e le imprese ancora residenti sul suolo italiano. Il principio economico che ne sta alla base non è esattamente quello di premiare i redditi medio-alti o, per semplificare, le fasce sociali più ricche; il principio è quello dell’economia supply-side che parte dall’offerta, studiato negli anni “80 negli Stati Uniti d’America. Il problema è che l’euro-zona e in particolar modo paesi come l’Italia, hanno un enorme problema dal punto di vista della domanda aggregata che nonostante alcuni provvedimenti (anch’essi macchiati dalla propaganda) stenta a ripartire. Ragionando in astratto, oltre a far finta che non vi sia il problema delle coperture, la flat tax potrebbe avere effetti positivi sul sistema economico, ma solo nel lungo periodo: gli effetti della curva di Laffer, di un abbassamento della pressione fiscale, di un aumento delle entrate e di un rientro dei capitali avverrebbe su un tempo troppo lungo rispetto alle imminenti problematiche dell’economia italiana, inoltre se la flat tax fosse attuata con rilevanti tagli di spesa sarebbe un effetto pro-ciclico e ulteriormente dannoso per l’economia italiana. Resta la possibilità di finanziarla con un aumento del deficit, ma questo andrebbe contro i parametri richiesti dall’Europa

Non da ultimo la flat tax, qualora venisse attuata, diventerebbe un provvedimento con profili alquanto incostituzionali: il modello di carta costituzionale che abbiamo in Italia è informato a criteri di progressività, come è scritto nel secondo comma dell’articolo 53 della Costituzione, il quale regola non a caso i Rapporti Economici. La flat tax è stata pensata ( e attuata in 38 paesi del mondo) esattamente come l’opposto di un sistema di aliquote progressive, nel quale appunto le persone fisiche e giuridiche all’aumentare della loro base imponibile, diventano soggetti ad aliquote via via crescenti. Siamo sicuri che ciò non delinei profili di incostituzionalità, visto che il nostro sistema tributario non contempla così ampie disparità di reddito, considerandole non a caso veri e propri “ostacoli di ordine economico” che tra l’altro negherebbero quella stessa libertà, per la quale il sistema di aliquota media unica si batte da trent’anni a questa parte?