Nuove misteriose nuvole si stanno addensando intorno all’eurozona da alcuni mesi, come testimoniato da alcuni giornali anglosassoni come il Guardian , il The Spectator e altri quotidiani europei. Il continuo protrarsi della stagnazione nelle maggiori economie europee ha portato i media ad accendere un faro su uno dei grandi malati dell’euro: l’Italia. Dopo tre anni di recessione continua, il Bel Paese presenta una situazione sempre più problematica, sia a livello di finanze pubbliche (il debito pubblico è salito oltre il 133% ), che a livello di economia reale.  Le riforme partorite dal precedente governo Monti hanno azzoppato il paese senza produrre minimamente un recupero di vitalità economica, mentre i governi successivi hanno tirato campare. L’avvento di Renzi, a dispetto delle ottimistiche e irrealistiche previsioni del governo (+ 0,8% pil nel 2014), non ha prodotto alcun risultato, tanto che la “ripresa” è rinviata al 2015.

Di fronte ad uno scenario negativo di tale portata, si stanno rinforzando sempre di più le voci su una possibile uscita dell’Italia dalla moneta unica, con tutte le conseguenze del caso. Addirittura, il Giornale arriva a denunciare un presunto complotto della finanza anglo-sassone per far tramontare il sogno europeo . Non è la prima volta che girano voci sulle presunti manovre dell’alta finanza, specialmente in seguito ai pesanti attacchi speculativi del 2011/2012 . Ma questi super complotti che arrivano a coinvolgere addirittura il governo statunitense, descritto in combutta con la Cina, hanno spesso basi poco solide, quasi creati ad arte dai media per far scalpore. Un tracollo dell’Italia, e a catena dell’area Euro, rappresenterebbe la fine dell’economia globale, date le profonde interazioni fra le varie economie. Uno scenario talmente devastante e drammatico, che i tecnocrati hanno fatto di tutto per evitarlo, a costo di rendere la Grecia un paese del terzo mondo.

Al contrario le speculazioni, le sortite finanziarie (Soros docet ) e la guerra tra le diverse bande all’interno del mondo della finanza sono una questione decisamente più reale, senza necessariamente invocare complotti planetari. Di sicuro diversi banchieri e trader stanno valutando, come hanno fatto tanti economisti, la sostenibilità dell’Italia e delle sue banche , specialmente in caso di una nuova crisi finanziaria. E questo sta già producendo una fuga di capitali , che potrebbe preludere a nuovi scossoni sul lungo periodo.
Molti avvoltoi si sono accorti che l’eurozona non ha avviato nessuna reale ripresa, nonostante le manovre “lacrime e sangue” in nome dell’Austerity. Mentre i mercati sono ancora in una fase di euforia totale, drogati dalla liquidità massiccia delle banche centrali, l’economia reale continua la sua discesa degli inferi, con aumenti delle disuguaglianze e del precariato a livello generale. Questo ha portato inevitabilmente alcuni economisti e politici delle forze di opposizione a proporre una uscita dalla moneta unica, che come dice l’economista Sapir , starebbero segretamente valutando anche i consiglieri del governo Renzi.

In mezzo a queste forze centrifughe, determinate da un Sistema globale profondamente instabile, naturalmente si intravedono anche interessi di parte, motivati da pure speculazioni e lotte meschine fra bande di potere. Eclatanti sono state le indiscrezioni rilasciate dal Financial Times , riguardo alle parole di fuoco di Timothy Geithner indirizzate nei confronti del banchiere centrale Mario Draghi, descritto come un apprendista stregone e un’improbabile bluffatore nel periodo di massima crisi, durante il 2012. A conferma che ai piani alti regna il caos, mentre la Mediocrità si gioca a dadi le spoglie del nostro mondo.
Fino ad ora le manovre disperate delle banche centrali hanno momentaneamente cristallizzato la crisi, creando molto probabilmente, allo stesso tempo, la più grande bolla della storia. Ma durante questa “quiete prima della tempesta”, sarebbe consigliabile elaborare in extremis una piano di emergenza nel caso di una rottura drammatica dell’area euro. Infatti le possibilità di un boom economico nel breve periodo sono estremamente basse, così come le possibilità che un paese esca unilateralmente dalla UE, dati i profondi interessi in ballo, a meno di un cambio di governo in un paese chiave, come per esempio la Francia. L’ipotesi più probabile, per il momento, rimane un continua stagnazione fino alla prossima crisi finanziaria, la quale sancirà la fine di un esperimento gestito malissimo, in nome di un’utopia economica che non poteva funzionare.