L’Italia si trova sott’acqua. In tutti i sensi. L’Atlantide generale dell’economia europea, dalle stime preliminari di questi giorni sull’andamento del Pil dicono che vi sarà un segno più (0,2 per cento nell’eurozona) e che invece la stagnazione continuerà nel belpaese. Altri Stati che ieristavano peggio di noi, come Spagna e Grecia registrano una ripresa più rapida, tanto da poter parlare di crescita. Ricordiamo infine, per avere le giuste proporzioni, che lo 0,2 per cento di crescita in più nell’eurozona è stato determinato dalle limitatissime manovre di politica monetaria della Banca Centrale Europea che se paragonate col resto del mondo, vogliono per il momento dire fallimento. E il governo?

Sembra essersi formalizzata la rottura tra il grande centrismo riformista di Renzi che politicamente ha contribuito e disfare una delle poche cose significative ottenute in questa seconda repubblica, vale a dire il bipolarismo, e i “compagni” del suo stesso partito. La settimana scorsa Stefano Fassina ha scritto di economia, riservando critiche all’attuale legge di stabilità e dicendo sostanzialmente che le misure per ottenere crescita vanno a discapito della domanda aggregata, sulla quale si è agito poco e male. Cuperlo ha partecipato, con tanto di applausi, al convegno promosso dagli economisti anti-euro. Quindi, segnaliamo che un certo tipo di sinistra più per manovre elettoralistiche e di potere che per onestà intellettuale, ha comunque lanciato messaggi forti e chiari, sottolineando l’inefficacia delle ricette economiche che il Prermier sta attuando. Verrebbe da dire meglio tardi che mai. Anche perché è bene insistere su un fatto assai rilevante: l’unione monetaria in questo momento sta agendo in modo diametralmente opposto a quanto fatto nel suo recente passato: nel sistema monetario europeo dove ricordiamo, l’euro non esisteva ancora, ma l’aggancio valutario ad una moneta più virtuosa quale il marco sì, si era orientati a politiche fiscali estremamente espansive.

Le difficoltà dell’economia italiana cominciano ben prima dell’introduzione della moneta unica. Perché ben prima dell’entrata nell’euro, l’Italia ha iniziato a fare politiche fiscali estremamente rigorose e restrittive. E qui stanno tutti i problemi e le contraddizioni di chi chiede in Europa le riforme strutturali, e in Italia di non usare la spesa pubblica (e quindi implicitamente di non avere crescita). Sono ormai vent’anni che si parla e si agisce perseguendo il consolidamento fiscale e, dal punto di vista monetario, la stabilità dei prezzi. Oltretutto non è la stessa istituzione a dover raggiungere i medesimi target, al contrario di quanto accade in America con la Fed, e tutto ciò non può che creare vuote e inutili divergenze tra politica fiscale e politica monetaria. L’attuale indirizzo espansivo della Banca Centrale Europea non è seguito di pari passo con politiche fiscali-almeno in Italia- altrettanto espansive. E per avere crescita servono che le due vadano di pari passo perché questa crisi economica, al pari di quella del 1929, rimarrà nella storia per la sua enorme gravità. La battaglia da questo punto di vista sembra essere diventata trasversale, anche nella sinistra italiana, cioè in chi ha le maggiori responsabilità in questo momento storico, essendo al governo.

Gli impedimenti maggiori derivano dal debito pubblico italiano, ma è un falso storico mettere in relazione politiche economiche restrittive con il consolidamento del debito. Proprio perché banalmente, pur avendo avuto vent’anni di politiche economiche restrittive, il debito pubblico è addirittura cresciuto, superando all’inizio della crisi mondiale il 100 per cento. Tutto ciò non può portare crescita nel nostro paese, ma stagnazione. Al contrario di quello che dice e scrive la vulgata generale, gli stessi effetti non sono avuti negli anni 80, quando l’Italia era nel Sistema Monetario Europeo. Il debito pubblico non cresce a seguito della politica fiscale espansiva messa in piedi dai governi dell’epoca. Quel debito era già stato fatto prima, negli anni 70- là dove iniziano i problemi per l’Italia- ed è causato da varie congiunture economiche quali la crisi petrolifera, l’elevata conflittualità del lavoro- che i governi italiani risolveranno per l’appunto negli anni 80- e uno scostamento notevole di aspettative. I problemi italiani relativi al debito pubblico, nascono prima dello SME, ma non potevano essere visti perché l’inflazione li sminuiva. Esattamente come gli attuali problemi della nostra epoca, nascono prima dell’unione monetaria. Solo che a generare quei problemi e a non trovarvi una soluzione, sono le stesse politiche che ancora oggi vengono applicate nel nostro paese e nell’eurozona.