Le condizioni di politica monetaria e di politica fiscale per rimanere nell’euro sono le seguenti: la Banca Centrale -e recentemente ha iniziato a farlo- deve combattere la deflazione con politiche di credito non convenzionali; in secondo luogo,deve poter intervenire come prestatore di ultima istanza nel comprare il debito dei paesi periferici, modificando il suo statuto to per permettere non solo un’adeguata stabilità dei prezzi, ma anche politiche che rimettano in moto l’occupazione e, di riflesso, la produzione. Allo stesso modo, le condizioni politiche per far si che nel Belpaese non vi sia un completo ritorno alla Prima Repubblica con tanto di partito unico della “Nazione” (quale Nazione?) è che l’ex premier Berlusconi rinunci definitivamente al suo trono e a pseudo-accordi sottobanco che negli ultimi due anni hanno fatto sì che un bipolarismo già di per sé fragile e immaturo regredisse, in una sorta di convergenza verso il centro. Convergenza che fa malissimo alla democrazia: maggiore centralismo sul piano delle riforme vuole anche significare maggiore estremismo da altre parti, con dinamiche che potrebbero anche diventare un domani, imprevedibili

Vent’anni fa il fu leader di quello che in Italia chiamiamo centro-destra si presentò come argine al “cattocomunismo”, cioè a quelle due componenti, neanche tanto laiche, che erano sfuggite a Tangentopoli: il defunto Partito Comunista e l’ala a sinistra della Democrazia Cristiana risalente ai morotei e alla segreteria De Mita. Specifichiamo che il Presidente della Repubblica appena eletto appartiene a questo secondo ceppo culturale e politico; presentare i figli putativi di Andreatta ( a proposito di “Nazione”) quali lo stesso Prodi e l’attuale Presidente Mattarella, come laici, moderati che hanno fatto l’interesse del paese lascia perplessità nei volti di chi quantomeno non ha mai compreso il senso del compromesso storico ( e quindi delle reazioni estremiste che all’epoca per esempio si ebbero con le Br e la lotta armata). Ad ogni modo la gelata è venuta ed è stata particolarmente fredda: Berlusconi ha coltivato un rapporto con l’attuale Presidente del Consiglio che ha favorito in ogni modo riforme istituzionali incomprensibili e una riforma elettorale, l’Italicum che è frutto di un compromesso distorto e poco chiaro per buona parte dell’opinione pubblica. Renzi nella scelta del capo dello Stato è stato forse scorretto e immorale con Berlusconi? No, la politica è anche questo. Solo che Renzi è un politico, Berlusconi non lo è mai stato. Oriana Fallaci aveva affettuosamente definito l’uomo di Arcore come un “parvenu” e questo è quello che B. ha dimostrato in tutti questi anni, tra barzellette, cucù e olgettine. Chi lo condanna e distribuisce continuamente mazzette di moralismo sono poi quelle stesse persone che hanno contribuito a farlo nascere, se pensiamo al vuoto politico che si era creato in Italia subito dopo il biennio 1992-1994 di Tangentopoli

E dopo questo “Ventennio” cosa rimane? Niente, solo un manipolo di schede bianche. Tutto sembra essersi archiviato addirittura tornando ad una sorta di Prima Repubblica. Con i milioni di voti che ha preso in questi vent’anni un altro al suo posto oggi sarebbe Presidente della Repubblica: Berlusconi invece è chiamato “il condannato”, “il pregiudicato” da gente che la politica la capisce meno di lui e pensa, a torto, che l’ex Cavaliere abbia (o possa avere) ancora una forte presenza sulla scena politica italiana. Ora sarà interessante chiedersi con tutti i veti incrociati che si verranno a creare, se le riforme del renzismo andranno avanti: se si continuerà cioè con le tassazioni che non generano certamente aspettative positive nell’economia italiana, se si continuerà con un populismo di maniera che non aumenta– e lo abbiamo visto dall’ultima finanziaria- le spese in investimenti. Infatti l’obiettivo non è far ripartire l’economia di questo paese, né mettere in discussione le regole europee (annacquate di almeno vent’anni). L’obiettivo è stringersi ancora di più a Berlino. Affettuosamente s’intende