Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla
follia, affamate isteriche nude,
trascinarsi nei quartieri negri all’alba
in cerca di un sollievo astioso,
alternativi dalle teste d’angelo in fiamme per l’antica celeste
connessione con la dinamo stellata nel meccanismo
della notte […]”

 Così inizia il poema “Urlo” di Allen Ginsberg, una delle figure di spicco della Beat Generation. Dalla lettura di queste poche righe già percepiamo, attraverso le dirompenti parole usate dall’autore, i forti e folli sentimenti che caratterizzano il movimento Beat così come i temi della lotta e dell’oscenità.

Il termine Beat Generation compare per la prima volta come titolo di un articolo sul New York Times scritto da John Clellon Holmes, ma viene pronunciato per la prima volta da Jack Kerouac, autore del romanzo manifesto della corrente “On The Road”. “Beat” per Kerouac vuol dire non tanto sconfitto quanto “beato”: l’evidenza del significato letterale e la valenza data dallo scrittore allo stesso termine fa pensare ad una dignità nella sconfitta e alla consapevolezza che i vincenti non sono appagati. In una società dove l’individuo è sconfitto (beat) il dissenso giovanile insorge, seppure ancora in forma ristretta, coinvolgendo numerosi campi; nella fattispecie il movimento Beat vede una stretta connessione tra musica jazz e scrittura. L’improvvisazione e le note del Jazz s’intersecano con la musicalità e le modalità della scrittura in particolare nella seconda metà degli anni ’50 quando poesia e musica sono esibite in un vitale connubio nel locali di San Francisco.
Protagonisti di questo legame sono Jack Kerouac e Charlie Parker. Le parole danzanti di Jack Kerouac si ritrovano oltre che nel romanzo, nei versi di Mexico City Blues in cui racconta il viaggio verso la propria musicalità e se stesso nella febbrile espressione di un disagio nomade coperto da concitati flussi di pensiero.

Figura simbolo della Beat Generation è qualla dello scrittore statunitense Neal Cassady; dobbiamo l’attribuzione di questo ruolo a Jack Kerouac che lo traspone nel suo romanzo come coprotagonista, un giovane di nome Dean Moriarty. La conclusione del romanzo è la seguente:

 “[…]e nessuno, nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty”

 Dean è un ragazzo pieno di energia che viaggia alla ricerca del padre alcolista, figura emblematica ancora ai giorni nostri che esprime un desiderio irrequieto ma sepolto di trovare delle certezze, una guida e una stabilità.

I fautori della Beat Generation sono gli antenati degli Hippies degli anni ’60; il termine infatti deriva da “hipster” utilizzato inizialmente per identificare i beatnik a San Francisco. La cultura Hippie, seppure li abbia fatti propri con delle modifiche, ha ereditato molti dei valori della Beat Generation. I cosiddetti “beatnik” erano osteggiati a causa della somiglianza dei loro principi a quelli comunisti nel clima del pericolo rosso.

La Beat Generation investì solo marginalmente l’Italia e moltissimi autori americani a partire da Hemingway furono tradotti da Fernanda Pivano, che portò l’America in italia. La traduttrice afferma “Questi ragazzi […] volevano la pace per tutta la Terra”. Lei stessa ha intervistato Kerouac per la Rai: nel video la gestualità frenetica dello scrittore emerge, conferma della sua estrema vitalità oltre che effetto dell’alcool.

Altra connessione con l’Italia la troviamo nella persona di Gregory Corso, uno dei poeti Beat che trascorse svariati anni a Roma, dove conobbe la scrittrice Amelia Rossellini, probabilmente unica esponente della beat in italia seppure con qualche variazione di stile.

“[…]Da bambino vedevo molte cose che non volevo essere.

Sono la persona che non volevo essere?
La persona-che-parla-da-sola?
La persona-presa-in-giro-dai-vicini?
Sono colui che, sui gradini di un museo, dorme coricato sul fianco?
Porto l’abito di un fallito?
Sono lo svitato?
Nella grandiosa serenata delle cose

sono il brano più cancellato?”

Questo scrive Corso in “Ciao”; nella poesia è espressa la placata frustrazione di non aver raggiunto la perfezione, oggettiva e non, che sfocia in un orgoglio nell’essere ciò che tutti respingono. Torna la dignità dell’essere sconfitti: essere “il brano più cancellato” equivale ad essere il migliore tra i perdenti della società. I poeti beat ripongono le proprie speranze nell’essenza e contemporaneamente nell’assenza.

 Erano molti gli strumenti per ritrovare o smarrire se stessi: una continua evocazione di immagini che sfiorano la sacralità e viaggi anche solo mentali sono spesso provocati dalla sperimentazione di droghe piuttosto che dall’uso di alcool. Nel movimento è presente una dimensione sacra ed una certa sintonia con i misticismi, il culto Zen o il Buddhismo: Ginsberg stesso afferma di aver avuto delle visioni (sembra che William Blake gli abbia parlato) e intraprende un pellegrinaggio in India di due anni per approfondire la conoscenza del misticismo, dovuto alle droghe, e quando fa ritorno in America ne incoraggia l’assunzione. La connessione tra religione e droga in realtà è presente in molte e antiche culture. Scrive l’antropologo Vittorio Lanternari in “Religione Magia e Droga”:

 “Secondo un’ipotesi formulata in base a dati etnobotanici, archeologici, linguistici e storici, l’assunzione rituale dei funghi psichedelici diffusa fra le culture amerindie –come, per es. l’uso del peyote da parte degli huichol del Messico durante le cerimonie religiose– trarrebbe origine dalla primitiva cultura sciamanista di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico superiore e del Mesolitico, passati dall’Asia nord-orientale (Siberia) nelle Americhe”

 All’interno del movimento possiamo considerare l’assunzione di droghe come un rituale che risale all’antichità. Con l’avanzare del progresso in forme sempre meno umane l’innocenza di giovani ribelli come i beatnik porta a galla quelli che sono gli istinti naturali e non plagiati dell’uomo nei suoi tempi più remoti e privi di condizionamenti.