Nel 1941, due anni dopo l’’invasione tedesca della Polonia utilizzata come campo di prova per l’affermazione del Lebensraum, Hitler e il comandante Himmler estesero lo spazio vitale alle terre russe, da sempre considerate ottimali per l’insediamento di nuovi coloni (da tempo infatti veniva portato avanti il mito dell’Ucraina granaio d’Europa). Quando i tedeschi entrarono a Kiev, le vite dei cittadini vennero colonizzate dal nazismo, le loro vite persero di valore, non solo quelle dei militanti comunisti che venivano uccisi, ma anche quelle degli abitanti della città, finché a Kiev la gente non iniziò a morire di fame. Nella primavera del 1942 il governo tedesco decise di reinserire nella vita cittadina tre elementi urbani, i tram, i fiorai e il calcio. Cosa che avrebbe potuto dimostrare la superiorità della razza ariana su qualsiasi altra, ‘Noi tedeschi, l’unico popolo ad aver un corretto atteggiamento nei confronti degli animali, abbiamo la capacità di estendere tale atteggiamento anche a questi animali umani.’ (Heinrich Himmler).

Quella stessa primavera una squadra di prigionieri di guerra ucraini – soprannominati i ragazzi del panificio perché costretti a lavorare in un panificio industriale – si iscrissero in un campionato cittadino di cui facevano parte anche una guarnigione ungherese, una divisione rumena, una selezione di soldati semplici tedeschi e dei collaborazionisti ucraini, oltre che la squadra Flakelf, composta dai migliori atleti ufficiali della Luftwaffe. I ragazzi del panificio, lo Start Football Club, arrivarono a disputare la finale del campionato esiliati in un campetto da gioco di periferia, lontano dallo stadio di Kiev, per non attirare l’attenzione del grande pubblico su una squadra composta esclusivamente da prigionieri di guerra, provenienti dalle squadre della Dinamo e della Lokomotiv. La finale venne disputata tra lo Start e il Flakelf il 6 agosto 1962, di giovedì, quando lo stadio non poteva riempirsi completamente. Lo Start vinse 5 a 1. Immediatamente il governo tedesco di Kiev indisse una rivincita, un evento che non si era mai organizzato, perché la Germania non era abituata a perdere. Proprio per questo fecero arrivare da Berlino giocatori professionisti solo per questa gara che si sarebbe disputata solo tre giorni dopo, il 9 agosto, nonostante le rimostranze dei giocatori dello Start. A differenza della prima finale, questa fu resa oggetto di propaganda, la città fu tappezzata di manifesti e volantini che per la prima volta non riportavano i nomi dei giocatori tedeschi. Ancora una volta, la tecnica della propaganda entrava a far parte della politica tedesca, volta alla spettacolarizzazione e all’esaltazione della potenza ariana, così come era accaduto con la prima propaganda di Joseph Goebbels, volta a inculcare l’ideologia nazinal-socialista nella vita di ogni tedesco.

Probabilmente, se gli esiti della partita erano impossibili da prevedere, di certo non lo erano le conseguenze. Lo stadio era gremito di persone, erano presenti sia alti funzionari tedeschi che umili cittadini, i quali avevano speso i pochi soldi guadagnati durante la settimana per veder giocare quei ragazzi che a poco a poco stavano restituendo a Kiev l’identità perduta. L’arbitro era un membro delle SS (già negli spogliatoi aveva intimato i giocatori dello Start a portare rispetto al regime e di salutare il Furher come i loro avversari). Scesi in campo, i ragazzi del panificio vestiti con le magliette rosse si rifiutarono di rispondere al saluto nazista della squadra avversaria, le conseguenze della partita erano già chiare agli occhi di tutti, non a caso verrà ricordata come la partita della morte. Furono 90 minuti al limite della regolarità, i giocatori tedeschi non mostrarono rispetto né per le regole, né per gli ucraini del panificio, tutti ragazzi giovanissimi sulla ventina. Lo Start vinse 5-3. Erano passati solo pochi giorni quando la Gestapo arrestò i ragazzi della squadra. Solo alcuni vennero immediatamente fucilati, gli altri subirono tre settimane di torture per poi essere trasferiti in un campo di lavoro e infine furono fucilati. Dopo la liberazione di Kiev nel novembre 1943 tutto venne messo a tacere. Come il conflitto mondiale sottolineò in seguito, anche nei più piccoli aspetti della vita quotidiana la presunta supremazia tedesca non fu suggellata dai fatti. Le ostilità contro il resto del mondo, non presero il verso sperato da Hitler, avviandolo verso un declino che si tradusse infine nella sconfitta
, esattamente come nella partita della morte.