«Sono un sognatore. Nella mia vita c’è così poca realtà». In questo modo si definisce il protagonista de “ Le notti bianche”, romanzo giovanile di Dostoevskij, un giovane che vive lontano dalla realtà, difeso e riscaldato dal cantuccio domestico dei suoi sogni. Di notte si aggira solo per le strade di Pietroburgo e proprio durante una di queste passeggiate notturne in una candida notte di luce incontra una giovane donna che piange lungo il fiume. Sogno e realtà si fondono,  i due aprono la mente e il cuore, e danno sfogo ai pensieri più segreti, confessioni, paure, incertezze e nasce una deliziosa intesa. Il giovane sognatore si sente finalmente parte di quella realtà che aveva sempre fuggito, da cui era stato costantemente sedotto. Le quattro notti si susseguono in un crescendo di reciproci sentimenti e fa breccia nel cuore del giovane una fresca speranza, un vento sensazionale. Ma le aspettative del ragazzo sono destinate a svanire con il ritorno dell’uomo amato dalla donna. Contro il muro della realtà si infrange il desiderio del sognatore e la delusione radica in lui l’incapacità di reagire  e spinge alla fuga nell’immaginario.

Il sognatore, se occorre una definizione precisa, non è un uomo, ma, sapete, una specie di essere neutro. Si stabilisce prevalentemente in un cantuccio inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno, e ogni volta che si addentra nel suo cantuccio, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell’ animale divertente chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa.”

Come la tartaruga fa del guscio una casa, allo stesso modo il giovane trova rifugio nella dimora della sua immaginazione, ingannato da quel briciolo di vita vera. Il giovane disilluso trova consolazione nella solitudine, sorella del sognatore; vive di idee, di sentimenti forti, di grandi amori, di poesia. Nel romanzo si sviluppa il tema dell’estraniazione dalla realtà e la scissione tra uomo e società tanto caro ai romantici del secondo Ottocento. L’uomo di Dostoevskij è portatore di nobili ideali, di valori assoluti: l’amore romantico si scontra con il triangolo amoroso in cui cadrà il protagonista nell’ultima notte bianca, il sogno si scontra con la realtà, ricordando il giovane Ortis del Foscolo. Il sognatore de “ Le Notti Bianche” è un’anima infelice perennemente soggiogata dalla paura del reale, rintanata nella gabbia di vetro dell’immaginazione per sfuggire alla vita della quale è spettatore parassita. Il romanzo si chiude con la conferma dell’ inettitudine del giovane che, sazio del lampo di esistenza delle ultime notti, prima di rientrare nel cantuccio dell’illusione esclama:

“ Dio Mio! Un minuto intero di beatitudine! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?”

Alla domanda del 1848 di Fëdor Dostoevskij faccio rispondere un altro tipo di sognatore, il mio sognatore a cui non basta, a cui non deve bastare un solo minuto di beatitudine. Il mio sognatore canta a squarciagola, canta questa strofa di Vecchioni:

 

Sogna, ragazzo sogna
quando sale il vento
nelle vie del cuore,
quando un uomo vive
per le sue parole
o non vive più;
sogna, ragazzo sogna,
non lasciarlo solo contro questo mondo
non lasciarlo andare sogna fino in fondo,
fallo pure te..
Sogna, ragazzo sogna
quando cade il vento ma non è finita
quando muore un uomo per la stessa vita
che sognavi tu
Sogna, ragazzo sogna
non cambiare un verso della tua canzone,
non lasciare un treno fermo alla stazione,
non fermarti tu…