Roma, la città eterna, la città che affascina migliaia di turisti ogni anno, la città con così molteplici miti e leggende da non riuscire a contarli. Una città accogliente, ma alle volte ostile, la città in cui ogni straniero si sente un po’ a casa quando è in vacanza. Roma, un tempo capitale del mondo e ora capitale d’Italia, magica, misteriosa, violenta e dolce, con i suoi mille difetti, le buche, i trasporti inefficienti, la sua corruzione, con la sua incapacità di gestire gli eventi atmosferici, e con l’aria potente che questi le conferiscono. Una descrizione come questa è a dir poco riduttiva.

Roma è sempre stata un grande centro di vita politica, sociale, commerciale, una città la cui storia non riesce ad essere contenuta nelle sue mura. Innumerevoli gli occhi da cui è stata osservata, le suole da cui è stata calpestata, le bocche che si sono dissetate con la sua rinomata acqua. La città vanta da secoli la fama di madre dell’arte, riferimento culturale e religioso, la cui popolazione perennemente bambina, ma segnata dalla grande tradizione romana ,accoglie scherzando e allo stesso tempo con grande orgoglio i visitatori, non senza approfittarsene, e le sue rovine, imponenti, creatrici di quella staticità, quell’atmosfera immortale che da sempre sconvolge gli osservatori e che permette loro di diventare tutt’uno col passato e i suoi abitanti. Queste impressioni sono sempre le stesse, immutate nel tempo.

Lord Byron scriveva nel quarto canto,dedicato all’Italia in generale, del ‘Pellegrinaggio del giovane Aroldo’:

‘’ O Roma, mio paese; Città dell’anima! I privi d’affetto devono volgersi a te. Madre abbandonata di morti Imperi! E racchiudere nei loro aridi petti la loro meschina infelicità. E che sono i nostri dolori, le nostre sofferenze? Venite a vedere il cipresso, a udire la civetta e fatevi strada su per gradini di infranti troni e templi, voi, le cui angosce sono mali di un sol giorno: Un mondo è ai nostri piedi, fragile come la creta.’’

Ecco Roma osservata con occhi diversi, malinconici, volti alle maestose rovine, in cui sorgeva la classicità, ma purtroppo vittime impotenti della devastazione dello scorrere del tempo. Quante volte si passa davanti un esemplare unico di bellezza e si tira dritto, ignari della sua storia, creazione, significato. Ormai per molti cittadini Roma è una casa arredata piacevolmente: si ha una gradevole atmosfera, ma l’attenzione non si sofferma certo sui soprammobili. ‘Passeggiate Romane’ di Stendhal è una particolare guida turistica, in cui Roma viene esplorata ripercorrendo gli itinerari dell’autore, percependo le sensazioni che lo hanno travolto durante le sue visite valorizzando però ogni ‘soprammobile’. Affascinato, rapito, sospeso dalla monumentalità di Roma Stendhal viene atterrito dalla sua bellezza. Non è un caso che si parli di sindrome di Stendhal considerando quella forma di paralisi dovuta alla consapevolezza di essere insignificante che colpisce un individuo di fronte a un’opera d’arte. Non sempre però l’Italia e Roma in particolare riescono a far prevalere il loro lato artistico. Oggi il paese è in crisi, una confusione sempre crescente se ne impossessa. Nessuno sembra riuscire a sopportare il fardello di governare un paese così ricco di cultura e tradizione senza venire corrotto dal potere. La questione è sicuramente attuale, anche se gli stessi problemi sono stati trattati da Goethe in occasione del suo secondo viaggio in Italia. Dopo il primo (che sarebbe dovuto durare pochi mesi) di due anni, l’autore rimane estasiato dalle città italiane e soprattutto da Roma. Così decide di ritornare, ma stavolta incontra una delusione che certamente ha scosso la sua anima romantica, da cui queste parole stranamente più attuali che mai.

‘’L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole. Onestà tedesca ovunque cercherai invano, c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;ognuno pensa per sé. Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo. Non è più questa l’Italia che lasciai con dolore.’’