In che misura la letteratura rispecchia l’identità reale di una nazione? E le rappresentazioni che si trovano nelle opere che appartengono per la maggior parte al mondo occidentale, specificamente in un ambito europeo, possono essere considerate attendibili o è necessaria una rivisitazione degli autori e delle opere che hanno simboleggiato e simboleggiano tuttora un’ identità nazionale?
A queste domande tenta di rispondere la comparatistica, un campo di studi relativamente recente che  nasce nelle cattedre universitarie francesi nell’ Ottocento. La comparatistica conosce evoluzioni che portano differenze sostanziali tra il primo periodo in cui nasce e le forme che ha assunto negli anni, fino a giungere a quella che è la comparatistica moderna.
Inizialmente la comparatistica operava infatti in un senso molto diverso rispetto a quello contemporaneo, e anzi contribuisce proprio alla creazione del problema di fondo delle domande iniziali. La comparatistica ottocentesca mira infatti al confronto tra le opere in più direzioni. Una di queste è un confronto della letteratura europea con quella che non apparteneva al mondo occidentale, e mirava a dare una sorta di giustificazione e a confermare il mito della superiorità occidentale europea rispetto alla letteratura orientale, non riconoscendo gli scambi reciproci e le rispettive influenze. Un’ altra direzione invece è decisamente più europea, e consiste in un confronto binario tra due letterature nazionali,  volta sempre alla conferma di una presupposta superiorità estetica ed artistica.

Proprio  la stessa tendenza a guardare alla letteratura in chiave prettamente eurocentrica portò a considerare ‘degne di nota’ solamente le opere che potevano definirsi occidentali od europee. Anche quando si è tentato uno studio letterario di tipo sovranazionale infatti  si è sempre ricercata un’ origine comune dei popoli europei, tanto da creare una letteratura esclusivista che marginalizza fortemente le altre culture. Nei vari volumi di storie letterarie ‘universali’ era proprio la matrice europea quella intorno a cui ruotava la dinamica degli scambi e delle influenze artistiche. In ambito nazionale la letteratura viene coinvolta enormemente nella corrente nazionalista, e si potrebbe dire che oltre a strumento di diffusione di un’ideologia nazionale la letteratura stessa contribuì alla formazione di quest’ultima. Il processo è quello attraverso cui  vengono selezionati diversi autori e relative opere considerati rappresentativi di una determinata cultura e che formano il canone nazionale.
Ma questo canone letterario si trasforma a seconda del contesto storico e geografico e se prima rappresentava un punto di riferimento letterario nel secondo Novecento viene ora rivalutato, alla luce di un nuovo contesto sociale  e di una nuova serie di studi che riguardano alle storie nazionali non solo in chiave letteraria, ma anche da un punto di vista sociale ed antropologico, per rielaborare gli stereotipi la cui diffusione era stata in gran parte favorita dalla scrittura. Sollors ha studiato il fenomeno della formazione del canone letterario negli Stati Uniti e di come vi sia formato un canone che,nonostante la varietà linguistica e la presenza di più culture, sia prevalentemente anglofono e fruibile quindi da un lettore monolingue, provocando un’ esclusione quasi a priori di opere prodotte in lingue amerinde o nelle lingue coloniali europee.

Un enorme contributo alla nuova prospettiva di comparazione delle opere letterarie fu dato dallo studioso  René Wellek , che denunciò l’artificiosità di una valorizzazione della letteratura puramente a scopo ideologico, tralasciando il valore estetico-formale delle  opere e aprendo finalmente le porte al riconoscimento della grande influenza che il mondo asiatico aveva esercitato su quello occidentale. Tuttora però, nonostante le teorie introdotte da Wellek che riteneva la letteratura un sistema aperto e affermando la permeabilità della ricezione occidentale rispetto all’opera orientale.  La stessa separazione netta che si è sempre riscontrata nell’era moderna tra il mondo orientale  e quello occidentale è evidente più che mai nella letteratura, e soprattutto nel modo in cui questa veniva e in parte viene strumentalizzata per la creazione di stereotipi e luoghi comuni che puntano allo screditare qualsiasi altra cultura che non sia quella occidentale. Alle volte non si può neanche trovare un’ esplicita volontà di rafforzare l’idea della superiorità occidentale attraverso la scrittura, ma solamente una tendenza che risulta radicata nella mentalità del mondo occidentale. Giuliana Benvenuti,  studiosa dell’università di Bologna, ha messo in evidenza come nel Novecento letterario, in particolare in un lasso di tempo che va dagli anni precedenti al fascismo al secondo dopoguerra,  siano presenti stereotipi intrisi di un esotismo che anche quando si vuole identificare come positivo risulta comunque frutto di  una propaganda imperialista  tipicamente europea,  anche in autori che con l’imperialismo non hanno davvero niente a che fare. Benvenuti si concentra sul caso della rappresentazione letteraria dell’ India e sottolinea come anche in autori come Gozzano, Pasolini o Moravia vi sia in qualche modo una tendenza a considerare l’India un paese in declino, quasi primitivo, abbandonato, tendenza che appartiene alla mentalità tipicamente europea, da cui l’Oriente risulta sempre separato da una distanza incolmabile.