“L’idea di un globo rotante è una cospirazione fallace contro cui Mosè e Colombo si batterono…”, “Se la Terra è una sfera, allora la superficie di una grande massa d’acqua deve essere curva. Johnson ha controllato le superfici dei laghi Tahoe e Salton senza trovare alcuna curvatura”. Gli appartenenti alla “Flat Earth Society” sono un vero spasso: ferventi sostenitori dell’idea che la terra sia piatta, sono convinti che una cospirazione globale abbia obnubilato le menti di tutti gli esseri umani inducendoli erroneamente a credere che il pianeta sia sferico. Nel modello da loro elaborato, la terra è un disco piano con al centro il Polo Nord, mentre il Polo Sud costituisce la circonferenza del cerchio.

La vicenda potrebbe far sorridere ma non è troppo diversa dall’atteggiamento che molti di noi assumono nei confronti del riscaldamento globale. La percezione comune è che si sia in presenza di un acceso dibattito all’interno della comunità scientifica che divide gli esperti in due blocchi di pari dimensioni: coloro che pongono l’accento sulla responsabilità umana del cambiamento climatico e quelli che negano il contributo della comunità umana al fenomeno o disconoscono il fenomeno stesso.
La verità è che non c’è nessun dibattito in corso. Le evidenze oggettive raccolte nel corso di studi decennali hanno posto fine alle incertezze già da diverso tempo. Uno studio di John Cook ha esaminato 12.000 pubblicazioni scientifiche uscite tra il 1991 e il 2011: il 97% degli autori asseriscono che il riscaldamento globale sia causato direttamente dalle attività umane. La NASA ha ripreso e confermato il dato nel suo sito internet. E poi c’è l’ultimo rapporto dell’IPCC.

L’IPCC, ovvero l’Intergovernmental Panel on Climate Change, è una agenzia delle Nazioni Unite istituita nel 1988 con lo scopo di monitorare i cambiamenti climatici.  E’ un organo intergovernativo (e non di ricerca diretta) aperto a tutti i Paesi membri della WMO e dell’UNEP. Ogni governo ha un Focal Point IPCC che coordina le attività relative all’IPCC nel proprio paese. Partecipano al lavoro dell’IPCC anche le rilevanti Organizzazioni internazionali, intergovernative e non-governative. L’ultimo rapporto di valutazione, presentato alla fine del 2013, vede il contributo di 831 esperti di tutto il mondo; il documento finale viene revisionato e commentato da tutti i governi degli stati che prendono parte allo studio. Non solo la scienza ma anche la diplomazia di tutto il pianeta.
Le conclusioni del gruppo non lasciano spazio a dubbi di alcun genere: l’emissione di gas climalteranti perturba profondamente l’equilibrio climatico del pianeta.

La cosa più difficile da comprendere per il grande pubblico è la differenza tra meteo e clima, ovvero la disciplina che si occupa delle previsioni di breve periodo (che tempo farà domani o tra una settimana) e la scienza che studia le variazioni climatiche nell’arco di milioni di anni, cercando di identificare tendenze statistiche grazie all’attenta analisi dei dati disponibili.
Che abbia piovuto molto questo mese o il mese scorso, non ha alcun valore se ampliamo la scala temporale di riferimento. Quello che conta sono le tendenze significative riscontrate nel corso dei secoli.

I dibattiti televisivi sono dominati dalla logica della par condicio a tutti i costi, del contraddittorio sproporzionato. Invitare un climatologo, che rappresenta il 97% della comunità scientifica, e un negazionista, portavoce di un misero 3% (e che spesso non è nemmeno uno scienziato, bensì un portatore di interessi che ha molto da guadagnare dal negazionismo) ad un dibattito sul riscaldamento globale, è come organizzare una discussione sulla sfericità della terra invitando Luca Parmitano, l’astronauta italiano che ha effettuato una passeggiata all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale l’anno scorso, e un esponente della Flat Earth Society.

Sitografia

http://www.cmcc.it/it/about-ipcc-focal-point

http://theflatearthsociety.org/cms/

http://iopscience.iop.org/1748-9326/8/2/024024

http://climate.nasa.gov/scientific-consensus