Quando pensiamo ad Hollywood ci viene subito in mente l’intrattenimento, pensiamo al film come un  prodotto americano volto a rendere la vita forse meno pesante, che riesce a farci ridere, sognare, sperare. Ci vengono  presentati percorsi individuali di ricerca del successo, episodi divertenti e storie d’amore tra top model e fusti dai denti perfetti che dopo un paio di piacevoli ore ci strappano un sorriso con il loro scontato lieto fine. Ma la storia ci insegna che il cinema, passatempo per eccellenza della nuova società di massa, non sempre è così innocuo come appare. Se si continua a pensare ad Hollywood le prime idee associate all’industria cinematografica americana sono prosperità, benessere, vitalità e via discorrendo. Ammettendo che questo distretto di Los Angeles  sia un concentrato di talenti eccezionali e menti altrettanto brillanti, si deve riconoscere che non tutte le fuoriuscite degli studios siano cultura nel senso più letterale del termine, o siano in qualche modo un prodotto modellato su una società quale è quella americana, in cui di sorrisi smaglianti ce ne sono sicuramente meno di quelli che ci si aspetta pensando a Hollywood.

Un connubio geniale e al tempo stesso pericoloso quello tra creatività, cultura e nient’altro che pura propaganda politica. Il film in questo caso non è altro che una facciata, mostrata intenzionalmente dagli Stati Uniti al resto del mondo, contribuendo al formarsi di opinioni fuorvianti ed effimere. L’idea della grandiosità americana viene diffusa attraverso la proiezione delle pellicole che mostrano un paese in cui il cittadino conta, ha libertà di movimento, grandi possibilità di riuscita nella vita; un cittadino ideale i cui diritti vengono rispettati quotidianamente e che vive in una società tollerante e anzi disposta a spronare le minoranze. Gli U.S.A. si presentano come i paladini e assidui protettori di quegli ideali democratici tanto osannati nel mondo occidentale ma difficilmente riscontrabili nel mondo reale. Passiamo dal mondo ideale proiettato sullo schermo a quello reale. L’eroe americano è davvero eroe? Se sì, da chi ci protegge? Domande a cui non è facile rispondere considerando che il modello di vita occidentale è stato ‘tutelato’ dagli Stati Uniti per tutto il corso del Novecento, e che di conseguenza ammettendo che così non è paradossalmente daremo luogo a delle contraddizioni, in primis politiche. Il punto è che anche in questo caso, oltre alle dinamiche economiche e sociali, siamo vittime di una tendenza imperialista molto abile a camuffarsi.

C’è da chiedersi perché la corrente neorealista del dopoguerra nel cinema americano abbia incontrato difficoltà ad imporsi, e non abbia invece, come in Italia, dato luogo a un processo di presa di coscienza e di sviluppo culturale notevole. Perché il tema del sociale è costantemente stato ‘proibito’ nella Hollywood postbellica fino ai giorni nostri? Come mai ogni film o documentario sociale viene fatto rientrare in una sorta di dissidenza dell’informazione?  Il protagonista del film americano è sostanzialmente ‘solo’, è individuo in senso stretto, in competizione con gli altri, emblema di un modello di società selvaggia che ci mette gli uni contro gli altri e che permette alla persona singola, grazie alla sopraffazione, la realizzazione del sogno americano. E’ un modello che si presta perfettamente alla società statunitense, è che si sta instaurando con vigore anche in Europa. Non si conoscono emancipazioni di classi sociali, di gruppi, in quanto tali avvenimenti hanno sempre incontrato ostacoli nelle società di ogni secolo.  Il protagonista del cinema italiano nel dopoguerra è comunque un individuo, ma diversamente dall’impostazione filmica americana lo stesso individuo si fa portavoce della popolazione dallo stesso status sociale, economico, politico etc. E’ vero che la corrente neorealista in Italia perseguiva necessità diverse: lo stivale fu pienamente toccato dalla guerra, le persone fortemente impoverite a causa di essa, e gli stravolgimenti politici causavano confusione in ogni strato della popolazione. Il neorealismo italiano mirava a instaurare una necessaria consapevolezza della condizione economica in vista di  un riscatto delle persone;  queste necessità erano comuni a tutti e quindi risultava impossibile inventare un individuo ‘estraneo’ alla società e competitivo quando in realtà il tipo di bisogno, di riscatto, di speranza del protagonista neorealista era un elemento di continuità e di coesione della popolazione. Impossibile quindi contribuire al crearsi di un mito dell’individualismo, come quello diffuso da Hollywood.