Laziale, romano…e anche capitano. Tutto in una sera. What else? E’ la storia di Danilo Cataldi, prodotto del vivaio biancoceleste diventato nel giro di mezza stagione il gioiello di casa Lazio. E lo bene Pioli, che sul suo exploit era pronto a scommettere la carriera. E lo sa bene anche la Curva Nord, la quale, dopo anni di ricerca, ha finalmente trovato un nuovo simbolo romano da idolatrare sulle orme di Nesta e Di Canio. Bandiere indimenticabili sì, ma fino a qualche tempo fa tristemente irripetibili. Quasi una maledizione. Poi è arrivato Cataldi, tanto umile quanto generoso in campo, che ha rotto l’incantesimo. Danilo è una mezzala di qualità e quantità, ha personalità, eccede nel dribbling quanto è giusto farlo e non si lascia andare in inutili leziosismi. Imposta, cambia gli equilibri, inverte le gerarchie. Sembra già un generale pluridecorato, giganteggia da veterano nonostante abbia solo 4 lustri. L’infortunio di Lulic gli ha aperto le porte della titolarità, non è detto che il suo rientrò riuscirà a chiudergliele. Ripercorriamo la sua storia: a 5 anni entra nella scuola calcio dell’Ottavia, frazione di Roma dove son cresciuti anche Luca Crecco e Gianluca Pollace, altri talenti biancocelesti di cui sentiremo parlare. E’ un club fondato da laziali dopo l’ultimo scudetto, evidentemente era destino. Al bar ci sono ancora le sue foto di quando giocava, i suoi primi momenti da calciatore. Ma è un’ istantanea con un cocomero in mano a destare stupore: il frutto è più grande di lui, il ragazzo sorride bonario e continua a mangiarlo. Sguardo da persona per bene, come gli hanno insegnato i genitori, è uno scricciolo d’uomo con grandi ambizioni.

Già da piccolo bruciava le tappe, a 12 anni era già una spanna sopra tutti. La Lazio si accorge di lui e nel 2006 lo porta a Formello, il centro sportivo che lo consacrerà. Giovanissimi, Allievi, poi la Primavera. Cataldi stringe amicizie, scherza e stupisce sul campo. Vince lo Scudetto Primavera con una doppietta in finale: ‘Daje regà!’ è il commento che lo contraddistingue. Al pari di un divertente accento romanesco verace come non mai. Nel 2013 la società lo spedisce a Crotone, già teatro dell’exploit di Florenzi. Insieme a Bernardeschi, Cataldi incanta lo Scida a suon di prestazioni e strascichi di brillantezza. Arriva anche il primo centro tra i professionisti, l’8 Febbraio del 2014, grazie a un tiro a giro contro il Pescara. Eh si, ormai il regazzino è diventato n’omo. Poi nell’estate 2014 torna alla Lazio, viene confermato in prima squadra espressamente da Pioli e disputa qualche amichevole. Poi si infortuna seriamente, rimanendo fuori per qualche mese. Quanto ritorna, in Coppa Italia contro il Torino, è un’altra persona, da temere e rispettare. Sforna subito un assist a Klose, poi nelle uscite successive si guadagna la titolarità. Fino alla magica notte da capitano e ai cori della Curva. Sullo sfondo le minacce di Radu, che gli avrebbe menato se non avesse indossato quella fascia. Si scherza, ovvio. Come nello stile del ragazzo, presente e futuro di questa Lazio che va veloce come un Frecciarossa. Alla guida? Proprio il giovane Cataldi, che non ha nessuna intenzione di fermarsi. Laziale, romano e anche capitano, la prima sera di tante che verrranno. Daje Danì.