Mercoledì sera il tifoso spagnolo è stato l’infelice protagonista di uno dei momenti più tristi ed ingloriosi della propria storia calcistica (Cile 2-0 Spagna, furie rosse eliminate dal Mondiale dopo due partite). Ha visto Iker Casillas compiere errori che prima non aveva mai commesso; ha visto l’eroe di Vienna Fernando Torres sbagliare gol che prima non aveva mai sbagliato, ha assistito, incredulo, agli errori nel fraseggio di Andrés Iniesta, uno dei centrocampisti più forti che il calcio mondiale abbia mai avuto, dove il termine forte è riduttivo considerando la mole di talento in questione; ha visto il fresco Campione d’Europa Sergio Ramos farsi beffare da Edu Vargas, praticamente un carneade che a Napoli non ha lasciato grandissimi ricordi. Dopo un’egenomia durata sei anni, il tifoso spagnolo è tornato ad assaporare il gusto amaro delle lacrime, a provare dolore, insoddisfazione e amarezza, ovvero quei sentimenti che fino al 2006 avevano accompagnato i cammini mondiali ed europei delle furie rosse, considerate incampaci di vincere. Infine, dopo aver intravisto l’espressione affranta, ma signorile, di Vicente del Bosque, si è addormentato e ha iniziato a sognare.

Il ciclo onirico del tifoso spagnolo inizia nell’Estate del 2008, durante il Campionato Europeo di Austria e Svizzera, dopo una vittoria ai rigori a spese dell’Italia in quei maledetti quarti di finale che fino a quella notte di Giugno avevano sempre maledetto la Roja. Nel sogno, la Spagna conquista l’Europeo umiliando la Germania – la prima gioia dopo 44 anni di delusioni e fallimenti – grazie ad un guizzo del Niño Torres, centravanti che a quei tempi era ancora capace di segnare gol a raffica e di scivolare sotto la Kop dell’Anfield. Il sogno continua con la Spagna Campione del Mondo in Sud Africa a scapito della temibile Olanda di Wesley Sneijder, persiste con Iker Casillas che alza al cielo la Coppa al First National Bank Stadium di Soweto e procede ancora, senza fermarsi, con la vittoria per 4-0 contro l’Italia e la conquista di Euro 2012

Nel sogno la Spagna è Campione di Tutto, è una delle Nazionali più forti della storia, ha vinto tre competizioni internazionali consecutivamente e nessuno c’era mai riuscito, non ha rivali e siede sul Monte Olimpo degli dei del calcio, dove gli invincibili di solito aspettano a braccia conserte la prossima vittima sacrificale. Disteso sul proprio letto, Il tifoso spagnolo si sveglia di soprassalto e si accorge che tutto questo l’ha vissuto veramente e che non è un sogno, sono istanti di tempo reali, ricordi concreti, attimi di vita, emozioni che pochi hanno avuto il piacere di provare e si riaddormenta col sorriso sulle labbra, ma ora il ciclo si è concluso, così come quello del Re Juan Carlos che ha passato la corona al figlio, in un cambiamento storico-politico che coincide con quello storico-calcistico.

Del Bosque ha pagato il crollo del Barcellona, i cui risultati erano (e sono?) strettamente legati alle vittorie della Roja e all’efficacia del famoso Tiqui-Taca, (schema di gioco – o forse qualcosa di più – che ha permesso al Barca di eclissare ogni altra squadra), la cui egemonia calcistica era (ed è?) legata a filo doppio con la continuità (non più tale) dei sui talenti più rappresentativi, come Xavi, ormai 34enne in procinto di trasferirsi in Qatar (dove Raul, ex stella dei Galacticos e di quella sfortunata Spagna incapace di superare i quarti, chiuderà la carrera), gli spremuti David Silva e Xabi Alonso, il vetarano Casillas, non più titolare nella Liga, passando per il sopravvalutato Busquets, il non più bomber Fernando Torres, il fumoso Pedro, il troppo offensivo Jordi Alba e l’ultimo arrivato (ed acciaccato) Diego Costa. La verità? Il periodo 2008-2014 ha psicologicamente e fisicamente consumato una generazione di calciatori, di fenomeni, giunti in Brasile senza più motivazioni. The end titola Marca, due parole che rendono l’idea: il ciclo della Spagna è finito, le squadre hanno capito come sconfiggere quelle trame di gioco ed ora la Federazione ripartirà sia dai numerosi giovani in circolazione (la Rojita di Lopetegui ha vinto l’ultimo europeo Under 21) che da un nuovo traghettatore. Alessandro De Calò sulla Gazzetta dello Sport scrive che l’uscita di scena dei Campioni di tutto lascia aperto un vuoto, chi lo riempirà? Forse la risposta si cela dietro la vincitrice del Mondiale, forse no, nel frattempo il calcio scorre inesorabile e aspetta la sua nuova regina.

Ah, e il tifoso spagnolo? Non gli resta che sedersi comodo in poltrona e scoprire chi raccoglierà l’eredità della Roja, ma quei sogni, pardon quei ricordi, niente e nessuno al mondo potrà cancellarli, perché quando entri nell’hall of fame del calcio mondiale non ne esci più.

FP