E’ il 1937, l’Italia non vive uno dei suoi migliori momenti: l’appoggio alle truppe di Franco nella guerra civile spagnola e l’uscita dalla Società delle Nazioni segnano il progressivo avvicinamento del Bel Paese alla Germania di Hitler, che si concluderà con l’entrata in guerra nel 1940 a fianco dell’Asse. Nel calcio però, lo sport che fa impazzire gli italiani, tutto sembra andare nel verso giusto. Nel 1934 l’Italia di Pozzo conquista la Coppa del Mondo, ma in patria è il Bologna a dominare. Grazie a giocatori abili, tecnici e rapidi come Schiavio e Reguzzoni, a centrocampisti col fiuto del gol come gli oriundi Fedullo e Sansone e ad una difesa quasi perfetta composta da Fiorini, Montesanto e Gasperi, i Felsinei diventano in breve tempo la squadra da battere, spezzando l’egemonia della Juventus che durava da diversi anni. Nel 1936 conquistano lo Scudetto, frutto della gestione del presidente Renato Dall’Ara, il più vittorioso della storia del club.

‘Mi sembra si chiamasse Weisz, era molto bravo’. (Enzo Biagi)

Tuttavia, gran parte del merito è da attribuire al tecnico Arpad Weisz, già vincitore di uno Scudetto con l’Ambrosiana Inter nel 1930. L’ungherese trasforma il Bologna in una corazzata in grado di dominare sia in patria che in Europa. E’ un allenatore atipico per l’epoca: parla, insegna, predica calcio. E’ un innovatore, tanto nei modi quanto nella tattica. E i risultati si vedono in campo. Nel 1937 infatti, i rossoblù partecipano al Torneo Internazionale dell’Esposizione Universale di Parigi, la prima manifestazione, oltre alla Coppa dell’Europa Centrale, ad ospitare le otto migliori squadre del continente. Alla competizione prendono parte l’Austria Vienna, lo Slavia Praga, il Sochaux, l’Olympique de Marseille campione di Francia, gli ungheresi del Phobus FC Budapest, i tedeschi del Vfb Leipzig e infine i Blues del Chelsea, alla prima apparizione in campo internazionale. Il Bologna è inarrestabile: prima si libera agevolmente del Sochaux grazie ad una brillante prestazione del solito Schiavio e poi elimina lo Slavia Praga in semifinale. L’ultimo atto è contro il Chelsea, gli inventori del calcio. I Blues hanno i favori del pronostico, ma presto i cronisti presenti allo stadio dovranno ricredersi. Il Bologna produce un gioco entusiasmante, fatto sia di rapide verticalizzazioni che di ottime chiusure difensive. Non c’è scampo per il Chelsea. Risultato finale? 4-1.  Tripletta di Reguzzoni e gol di Busoni. Il Chelsea e i suoi tifosi sono annichiliti: i maestri inglesi si sono dovuti inchinare al Bologna di Arpad Weisz. E’ lo squadrone che tremare il mondo fa.

‘Dopo il Bologna non è piu’ possibile discutere. Il calcio Italiano è sempre primo’. (La stampa)

All’epoca il nostro calcio non aveva rivali in Europa e nel Mondo. Nel 1937 il Bologna conquista un altro scudetto, l’ultimo della gestione Weisz. Ma nel 1938 arrivano anche le leggi razziali e lo stesso Weisz, in quanto ebreo, è costretto a lasciare l’Italia insieme alla moglie Elena e ai figli Roberto e Clara. Inizialmente ripara a Parigi, salvo poi emigrare definitivamente in Olanda dove guida la modesta squadra del Dordrecht ad un incredibile quinto posto. Ma il martello nazista è dietro l’angolo: Weisz dapprima viene rinchiuso nel campo di lavoro di Westerbrok (insieme alla famiglia), salvo poi essere deportato ad Auschwitz, dove morirà il 31 Gennaio del 1944. E magari, forse, nei suoi ultimi momento avrà pensato al suo Bologna e a quello squadrone che faceva tremare il mondo, poi messo a ferro e fuoco. Con il passare degli anni il nome Weisz è caduto nell’oblio, ma ci ha pensato Matteo Marani, direttore del Guerin Sportivo, a riesumare le sue gesta. Nel suo bel libro Vita e morte di Arpad Weisz: dallo scudetto ad Auschwitz viene ricostruita non solo la storia dell’ungherese ma anche quella del suo Bologna, composto da ragazzi semplici ed umili che fecero sognare un’intera nazione. Ci si chiede dove sarebbero arrivati i rossoblu se la guerra non avesse sconvolto il paese. Questo non lo sapremo mai, la cosa certa è che il Bologna di Weisz rimarrà per sempre una delle stelle più brillanti nella costellazione delle grandi squadre che hanno reso grande il nostro calcio. Ed è proprio per questo che ringraziamo Weisz. Profeta in una patria non sua.

 FP