“CinePanettone” indica quella tipologia di commedia italiana demenziale (assolutamente diversa dalla “Commedia all’italiana” dei primi decenni del secondo dopoguerra) che dagli anni ’80 invade le nostre sale cinematografiche durante ogni periodo natalizio. Partendo dalla tesi che da sempre il cinema è stato considerato un’ottima variabile di indagine e analisi della società esamino questo fenomeno alquanto interessante.Il Cinepanettone all’italiana è espressione diretta del rapporto domanda – offerta di cui è complice inconsapevole l’individuo medio della nostra società. La sala del cinema nel nostro belpaese non è il luogo dove si celebra e si arricchisce la cultura degli spettatori, bensì l’ambiente in cui ci si alletta a fruire di ciò che non tocca e non stuzzica la riflessione.

E poi, perché a Natale? Natale è la festività cristiana durante la quale il senso di comunità si fa più vivo, in cui si vuol pensare poco ai problemi quotidiani, durante la quale è piacevole andare nella sala tiepida del cinema e ridere in maniera disinteressata e sfacciata. E allora ecco che nei momenti più caldi di queste “pellicole”, dai nomi sempre più originali, l’artistica coppia Boldi e De Sica junior (ahime Vittorio!) e tanti altri tra i “più grandi” nel panorama cinematografico, ritrovandosi  insieme in vacanza per le feste natalizie,esibiscono una volgarità a buon mercato. Le trame sono semplici storielle grossolane che, o per emulare Plauto, o forse per imitare il canovaccio della commedia dell’arte rinascimentale e barocca, o soltanto per mancanza di originalità, ripropongono ogni Natale lo stesso intreccio in cui si esibiscono le solite “ maschere” all’italiana: il romano cafone, la donna formosa e piacente, il marito cornuto, il milanese raggirato e così via. Il succo del rapporto domanda – offerta sta nel fatto che alla richiesta senza alcun interesse culturale e senza alcun impegno intellettuale degli spettatori risponde il mercato cinematografico finanziato da grandi speculatori sociali che soddisfano le esigenze del pubblico sfornando questi cadaveri che si rinnovano ogni anno. Migliaia di spettatori da adulti a bambini ( e ripeto, bambini!) accorrono nelle sale per assistere al tripudio delle insulsaggini, intervallate da rumorosi movimenti intestinali dei protagonisti e dialoghi sui massimi sistemi per tradire le rispettive coniugi con donne che per una serie di (sfortunati) eventi finiscono per mostrare le sempre più gonfie curve come se crescessero ogni natale con il lievito del (cine)panettone.

Tutti coloro che avessero un minimo di buonsenso converrebbero con questa mia analisi ma i numeri parlano chiaro e i bollettini dei box office fanno rabbrividire: “ Matrimonio a Parigi” supera con i quasi 2 milioni di euro di incassi “ This Must be the Place” di Sorrentino e Sean Penn, David di Donatello e Nastro d’Argento 2012. Ah Crisi, Ah Italia, Ah cultura nostrana millenaria! Gli italiani mai metterebbero in dubbio la carica comica che infonde questo genere di rappresentazione, ergo mai penserebbero di non andare a vedere un film di tradizione natalizia come questi come se potesse esistere un Natale senza mangiare il panettone. In una sua autobiografia Christian De Sica al riguardo scrive : « Drammaturgicamente i film di Natale spesso sono ordinari, molte volte ripetitivi, orgogliosamente grossolani. Sono un po’ il discount del cinema. Ognuno di loro si può smontare, stroncare e rimontare con grande facilità. Sono film semplici, ma non disonesti. ». Di solito si va al discount per risparmiare e i cinepanettoni sono il discount del cinema,ma il prezzo del biglietto è uguale a quello degli altri film nelle stesse sale. E allora, caro Christian, davvero pensi che non siano disonesti?